“Ville e B&B con i soldi dell’8 per mille”, nei guai l’ex vescovo di Trapani

di Redazione | 15/12/2015

La sporcizia dei soldi

Brutta storia tutta ancora da verificare quella che arriva dalle pagine di Repubblica di oggi che riguarda l’ex vescovo di Trapani.

I SOLDI SPARITI

Mancano infatti all’appello quasi 2 milioni di euro, che doveva servire per detenuti e disabili mentali:

Del progetto per la riabilitazione dei detenuti non c’è traccia, e neanche della struttura di assistenza ai disabili mentali. Il sostegno della Caritas da 100mila euro all’anno per l’attività delle parrocchie si è perso per strada e il contributo da 70mila al centro di accoglienza per migranti di Badia Grande non arriva ormai da più di dieci anni. È un fiume di denaro, quasi due milioni di euro provenienti dall’8 per mille destinato negli ultimi tre anni dalla Santa Sede alla diocesi di Trapani, quello che sarebbe finito nelle tasche dell’ex vescovo Francesco Miccichè nei confronti del quale la Procura si appresta a chiudere l’indagine che lo vede accusato di appropriazione indebita, malversazione, diffamazione e calunnia nei confronti del suo ex economo, don Antonino Treppiedi, verso il quale aveva cercato di stornare i sospetti per un misterioso ammanco nelle casse della Curia.

Soldi che l’ex vescovo avrebbe usato “bene”

La Guardia di finanza seguendo il fiume di denaro uscito dai conti ufficiali dell’8 per mille della Curia trapanese, è riuscita a ricostruire un groviglio di bonifici, giroconti e false fatture che avrebbero consentito all’alto prelato di impossessarsi di grosse somme che avrebbe investito nell’acquisto di appartamenti e ville, a cominciare da quella mastodontica ( in parte adibita a bed and breakfast) di Monreale nella quale è andato a vivere insieme alla sorella e al cognato dopo la sua rimozione dall’incarico decisa da Papa Francesco in seguito all’apertura dell’indagine nei suoi confronti. E proprio con Papa Francesco (come dimostrano alcune foto ufficiali e finite agli atti dell’inchiesta) Miccichè ha tentato diverse volte un approccio per chiedere – come raccontano indiscrezioni – un incarico e la cittadinanza vaticana che potrebbe sottrarlo alla giurisdizione italiana.

E compare anche qualche complicità

D’altra parte che questo fosse il meccanismo con il quale Miccichè si sarebbe impossessato dei fondi dell’8 per mille lo ha ammesso nei mesi scorsi anche il sacerdote che per anni è stato suo complice, il direttore della Caritas Sergio Librizzi. In cambio del silenzio sui suoi “rapporti vietati” con i giovani extracomunitari che obbligava a prestazioni sessuali per una buona parola nell’iter di concessione del permesso di soggiorno, don Librizzi aveva acconsentito a firmare al suo vescovo false attestazioni sull’impiego effettivo dei fondi dell’8 per mille.