Cosa sono e a cosa servono i wallet di criptovalute

Con l'esplosione del mercato dei coin virtuali (nonostante l'attuale crisi) è cresciuta l'attenzione anche sul funzionamento dei portafogli virtuali

24/07/2022 di Enzo Boldi

Nonostante il crollo registrato negli ultimi mesi, l’interesse pubblico attorno ai coin virtuali non si è spento. Molte persone, infatti, continuano a mostrato un’elevata attenzione attorno a questa nuova (perché è comunque recente rispetto al resto del mercato) forma di investimento non tangibile. E, ovviamente, tutto ciò porta anche a interrogarsi sul reale funzionamento di questa immensa macchina che, nel giro di pochi anni, ha visto nascere nuove realtà e aziende che hanno scelto le criptovalute come oggetto del proprio core business. Ma oltre al valore, alle funzionalità e ai rischi, occorre porre un accento anche sugli strumenti accessori. Che, poi, tanto accessori non sono. Come nel caso del wallet criptovalute.

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Prima di spiegare di cosa stiamo parlando, occorre fare una piccola infarinatura generale su tutte le dinamiche che alimentano e condizionano il mercato delle criptovalute. Perché, essendo una forma di investimento, ci sono moltissime sfaccettature che devono essere analizzate, soprattutto quelle che fanno riferimento ai possibili rischi.

Cosa sono le criptovalute?

Questa è, ovviamente, la domanda principale che si fanno tutte le persone che, navigando su internet, vedono continui riferimenti ai coin virtuali. Quindi, cosa sono le criptovalute? La risposta, in termini di significato del termine, arriva dalla definizione che ne dà il vocabolario dell’Enciclopedia Treccani: «Strumento digitale impiegato per effettuare acquisti e vendite attraverso la crittografia, al fine di rendere sicure le transazioni, verificarle e controllare la creazione di nuova valuta». Semplice, ma non è così semplice. Perché se si parla di crittografia non si può non fare riferimento alla tecnologia blockchain, all’interno della quale si sviluppa tutti l’intero comparto che porta alla creazione (dal mining alla messa in vendita e rivendita).

A cosa servono le criptovalute e cosa da valore alle criptovalute

Il quadro generale non si può non completare con una spiegazione un po’ più semplificata sul “a cosa servono” e “cosa dà valore” alle criptovalute. Proviamo a rispondere a entrambi i questi, partendo dal primo: le monete digitali nacquero (poi, però, questo concesso è stato esteso nel tempo) come forma di pagamento online alternativo. Quindi, di fatto, una metodologia di scambio di denaro che passa dallo stato “fisico” (seppur attraverso strumenti digitali come carte di credito, o altre piattaforme come PayPal, per esempio) a quello meramente virtuale. Poi, ovviamente, questa soluzione ha rappresentato solo la genesi di questo mercato. Perché le criptovalute sono diventate un vero e proprio modus operandi nel settore degli investimenti online, con tutte le dinamiche del caso che si sono modificate e alimentate nel corso degli anni.

A cosa servono, dunque? Tenendo conto che si possono anche acquistare e vendere porzioni di criptovalute, occorre ricordare che non tutto si può comprare con un coin digitale. Essendo una moneta decentralizzata, infatti, non ha una regolamentazione universale e i vari Paesi stanno intervenendo con grande lentezza nelle operazioni per fornire norme ad hoc. Ovviamente ci sono Paesi che hanno adottato questi coin come moneta legale, come nel caso di El Salvador con i Bitcoin (e i relativi problemi emersi dopo la crisi delle criptovalute).

E il problema del valore delle criptovalute è fondamentale per comprendere la complessità di questo mercato che, almeno all’inizio, sembrava essere una grande fonte di guadagno. Ma da cosa dipendono queste fluttuazioni? Per fare un esempio pratico, possiamo paragonare il valore criptovalute a quello dell’oro. Il valore del metallo prezioso, infatti, dipende sempre dal rapporto tra la domanda e l’offerta: maggiore sarà la domanda, maggiore sarà il suo valore sul mercato. Al contrario, minore è la domanda, minore è il valore. Il tutto – però -, trattandosi di una risorsa limitata basata su un algoritmo che dà il “ritmo” alla produzione, ovvero alle operazioni di mining, è condizionato dalla quantità di criptovalute presenti sul mercato. E da qui, dunque, si capiscono anche le dinamiche che hanno portato alla crisi di queste monete digitali nel corso degli ultimi mesi (anche perché si sono sollevate moltissime polemiche sul livello di inquinamento – servono moltissimi pc e server per il mining – ambientale provocato dalla produzione di questi coin.

Wallet criptovalute, di cosa stiamo parlando

E ora, dopo questo quadro generale, possiamo entrare nel capitolo del wallet criptovalute. Avete presente un portafogli all’interno del quale possiamo portare con noi monete e banconote fisiche? Ecco, il principio è proprio quello. Ma in forma meramente digitale e virtuale. Perché un wallet criptovalute è un vero e proprio portafogli, una sorta di “conto” all’interno del quale depositare il proprio valore acquistato in forma virtuale. Si acquistano spazi digitali che permettono di avere – a portata di device – questo strumento che, per natura stessa, è fondamentale. Il funzionamento è piuttosto semplice: con una chiave pubblica e una privata (che serve proprio per mantenere gli standard di sicurezza elevati), si può interagire con il proprio portafoglio virtuale che non ha la mera funzione di salvadanaio, ma permette anche di ricevere e inviare pagamenti in criptovalute.

Il principio del wallet criptovalute è, di fatto, molto semplice. Una volta ottenuto il proprio portafogli virtuale, sarà possibile personalizzarlo con un nome utente (legato alla password di registrazione) e una password. Poi, una volta all’interno del proprio profilo, si possono inserire altri dettagli atti a una maggiore protezione. Sia in termini di privacy che di sicurezza. Molti di questi software (che è possibile consultare da pc e telefono, anche utilizzando specifiche app messe a disposizione dal mercato), infatti, permettono di abilitare notifiche in caso di accesso e di movimenti sul proprio conto. Insomma, come una vera e propria home-banking. Poi c’è la questione “organizzazione”: all’interno di questo portafogli, i propri coin virtuali saranno suddivisi in base alla tipologia.

Quante criptovalute esistono

Tipologia. Perché il mercato delle criptovalute offre agli utenti-clienti moltissime alternative (che hanno valori e costi di investimento differenti). Al netto di alcune esperienze durate un battito di ciglia, attualmente sul mercato sono migliaia. Ognuna con una propria caratteristica e con il proprio valore (che varia quotidianamente, come spiegato all’inizio di questo approfondimento). Vediamo, solo per farci un’idea, la prima schermata di (ordinata per valore) offerta dal portale Investing.com.

E questi sono solo i primi 15, tra cui troviamo i famosi Bitcoin (i primi a comparire sul mercato), poi Ethereum, Tether, Binance, Dogecoin e Shiba Inu. Solo una parte delle quasi 10mila criptovalute presenti sul mercato.

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