Caso Desirée, Virginia Raggi denuncia l’assenza dello Stato, ma (ora) lo Stato è anche lei

di Enzo Boldi | 25/10/2018

Virginia Raggi
  • Virginia Raggi accusa lo Stato di non esser presente in alcune zone difficili

  • La Sindaca di Roma abolisce la vendita di alcolici a San Lorenzo

  • Il corto circuito dello Stato che accusa lo Stato

Mentre emergono le prime verità – e i primi fermi – attorno alla vicenda che ha portato alla morte della giovane Desirée Mariottini, si è accesa l’ennesima polemica sulle zone franche di Roma (e non solo). Troppi quartieri lasciati alla mercé di spacciatori e criminali vari, con i cittadini che lamentano il mancato controllo sul territorio. E questo discorso l’ha fatto anche la Sindaca della capitale Virginia Raggi, che ha mostrato un atteggiamento di intolleranza nei confronti dello Stato. Ma lo Stato, dal 5 giugno 2016 – giorno della sua elezione al vertice del Campidoglio – è anche lei.

LEGGI ANCHE > La compagna di Desirée che voleva salvarla: «Mamma, io quelli li ho visti in faccia»

«Non c’è solo San Lorenzo – ha spiegato ieri Virginia Raggi in risposta alle dichiarazioni fatte da Matteo Salvini a margine dell’incontro tra i due -. Ci sono anche San Basilio, Tor Bella Monaca e Corviale, o anche meno periferici come Centocelle, in cui è necessario che l’azione dello Stato sia più incisiva». La pietra è stata gettata, ma l’accusa ha poco senso perché se un rappresentante dello Stato accusa lo Stato di essere assente si entra in un corto-circuito difficile da risolvere.

Virginia Raggi e lo stop all’alcol a San Lorenzo

E qual è stato il primo passo fatto dalla Sindaca per andare contro a queste zone franche? Vietare la vendita e l’uso di alcolici a San Lorenzo dopo le ore 21. Ed è qui che appare evidente la scarsa percezione del problema da parte di Virginia Raggi. Se il problema dei cosiddetti «quartieri difficili» si riducono tutti al concetto de «i cattivi sono cattivi perché sono ubriachi» (come fatto anche in occasione del crollo della scala mobile nella stazione metro Repubblica che ha visto coinvolti i tifosi del Cska Mosca), forse siamo sulla strada sbagliata.

Lo Stato che accusa lo Stato

Nelle zone citate da Virginia Raggi, ma anche in quartieri più «in» della città di Roma, la questione criminalità viaggia su un livello molto più basico. Tra le strade della capitale si viaggia tra fiumi di droga e – in special modo la sera – i vicoli sono presi d’assalto di spacciatori (italiani, stranieri, regolari e no) che diventano proprietari degli angoli delle piccole vie del centro e delle periferie. Così come denunciato anche dai residenti di San Lorenzo che da tempo lamentano una situazione insostenibile, quasi da coprifuoco. Quindi lo Stato sa e sapeva cosa accade in quei posti. Ma, fino all’ennesima tragedia – come da classico mantra italiano, ha chiuso gli occhi. E il compito di un’amministrazione locale (nella città che rappresenta lo Stato in ogni sua forma) non può celarsi dietro a «battaglie da opposizione», soprattutto ora che lo Stato sono loro.

(foto di copertina: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)