Travaglio: «Salvini ha rinunciato all’immunità da cazzaro perché per i reati ministeriali non è prevista»

di Redazione | 29/08/2018

immunità Salvini

Com’è noto, Matteo Salvini è stato iscritto nel registro degli indagati per la vicenda relativa al mancato sbarco di 150 migranti dalla nave Diciotti, ormeggiata nel porto di Catania. E com’è altrettanto noto ha chiesto di rinunciare all’immunità parlamentare per essere processato (e trasformarsi, agli occhi del popolo italiano, nella vittima sacrificale che difende gli interessi dei suoi elettori). Oggi, però, Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano ha evidenziato la contraddizione di questa dichiarazione del ministro.

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Immunità Salvini, Travaglio lo smentisce

«’Rinuncio all’immunità parlamentare’ e tutti i tg e i giornaloni dietro – scrive Travaglio -: hai visto il Capitano? Avrebbe l’immunità e rinuncia con un nobile gesto e porge impavido il petto al plotone d’esecuzione. Che eroe! A nessuno viene in mente di domandare a quale immunità stia rinunciando, visto che per i reati ministeriali non ne è prevista alcuna».

A questo punto, Marco Travaglio snocciola i casi all’interno dei quali l’immunità parlamentare può essere applicata. Quest’ultima fu abolita nel 1993, eccetto per i casi di arresti, perquisizioni e intercettazioni. Ma nessun pubblico ministero ha mai chiesto nulla di simile per il leader della Lega e ministro dell’Interno, nonché senatore della Repubblica eletto in Calabria. Nemmeno il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio che si occupa della questione ha richiesto queste misure nei confronti di Salvini.

Per Travaglio la rinuncia dell’immunità Salvini è una cosa da «cazzaro»

Da qui, il titolo del suo editoriale: «Rinuncia da cazzaro». Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, infatti, la mossa sarebbe stata completamente votata all’acquisto di ulteriore consenso. Matteo Salvini, infatti, sempre secondo Travaglio, non vedeva l’ora di essere in qualche modo indagato per le sue severe politiche contro l’immigrazione. Pertanto, il gesto del procuratore di Agrigento sarebbe arrivato in maniera più che mai opportuna per gli scopi elettorali dello stesso leader della Lega. Che, a quanto pare, avrebbe aumentato i suoi consensi proprio in seguito al pugno duro mostrato in occasione della vicenda legata alla nave Diciotti.