«Vostro figlio è vivo e scappa dalla mafia»: la truffa (da 200mila euro) ai genitori di un ragazzo scomparso

di Redazione | 15/03/2018

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Una truffa da 200mila euro ai genitori di una vittima della lupara bianca. È quella scoperta in provincia di Messina, dove i carabinieri del comando provinciale, hanno arrestato Francesco Simone, 44enne di Basicò, che per anni ha fatto credere alla madre e al padre di un ragazzo scomparso e ucciso dalla mafia che il figlio fosse vivo, ammalato e in fuga per evitare la vendetta di Cosa Nostra, la più pericolosa organizzazione criminale siciliana. L’accusa nei suoi confronti è di truffa scomparsa.

La truffa: soldi per aiutare il figlio scomparso, in realtà vittima della lupara bianca

L’indagine è stata coordinata dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, al pm Rita Barbieri, ed è nata dalle dichiarazioni dell’ex fidanzata dell’arrestato, che si è rivolta ai carabinieri di Montalbano Elicona. Agli investigatori la donna ha raccontato che per oltre 10 anni l’ex compagno aveva avuto contatti quotidiani con i genitori di Domenico Pelleriti, un ragazzo di cui si erano perse le tracce dal 1993. Alla coppia Simone aveva fatto credere che il figlio, ucciso con il metodo della lupara bianca, si era trasferito al Nord Italia ed era gravemente malato e bisognoso di denaro per curarsi e comprare le medicine. Per convincerli a dargli i soldi, li aveva ingannati simulando al telefono di essere il figlio, camuffando la voce. Simone andava a ritirare il denaro personalmente nella casa dei due anziani. A volte, temendo di finire sotto inchiesta, si faceva lasciare le somme nella cassette della posta di una casa cantoniera.

Le indagini hanno consentito di fare luce sulla storia drammatica e crudele di Pelleriti. Nel 1993 il giovane è rimasto vittima della lupara bianca, per mano della mafia barcellonese. Il corpo è stato cercato a lungo dai carabinieri ma non è mai stato trovato.

Il dramma: genitori anziani sul lastrico, spogliati di ogni bene e denaro

Simone si è dunque inserito nel dramma della sparizione del figlio, vissuto da padre e madre anziani. Ai due ha fatto credere che dalle loro dazioni di denaro dipendeva la sopravvivenza del ragazzo. Secondo le indagini dei carabinieri, il truffatore ha annullato psicologicamente la coppia, facendole vivere un clima di paura, intimidazione e sofferenza. I genitori temevano che l’interruzione del rapporto con lui avrebbe causato l’interruzione del rapporto con il figlio. In soli 15 giorni le indagini hanno permesso di accertare ben 11 consegne di denaro (dell’ordine di 50 o 100 euro ciascuna) preso dai pochi guadagni dei genitori 80enni di Pelleriti e da quelli della zia 86enne, tutti e tre titolari di una pensione da bracciante agricolo. I genitori di Pelleriti erano da anni in situazione economica drammatica, sono stati spogliati di ogni loro bene e denaro, costretti perfino a vendere un immobile e a indebitarsi. Complessivamente Simone si sarebbe fatto consegnare oltre 200mila euro riducendo la coppia sul lastrico. Nella ricerca di soldi da cedere gli anziani sono arrivati a considerare addirittura l’idea di rubare i risparmi della nipote.

(Foto: ANSA / GIORGIO ONORATI)

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