Gabriella Gasparini: «Vorrei essere la Rick Steves italiana, il cibo come chiave per raccontare i territori»

Gabriella Gasparini non è alla ricerca solo della ricetta perfetta, lei usa i fornelli come punto di partenza per raccontare qualcos’altro: un territorio, una tradizione, le persone che lo abitano. Cresciuta professionalmente tra la Cooking Pum School di Phi Phi Island e l’esperienza televisiva di “Nosterchef” su Trc Tv, oggi è una delle voci più riconoscibili del food italiano sui social, dove il suo #vemovechericettina nato da un’espressione dialettale emiliana è diventato una vera firma di stile. Ma la cucina, per lei, è solo il punto d’ingresso: dietro ogni piatto c’è sempre un viaggio, un ricordo, un pezzo di Italia da scoprire.
Il suo racconto della cucina è cambiato molto nel tempo: da semplici ricette a un vero racconto di viaggio. Come si è evoluto il suo modo di comunicare il food?
Quando ho iniziato raccontavo soprattutto ricette preparate nella mia cucina. Con il tempo mi sono resa conto che il cibo è molto più di un piatto: è un modo per conoscere un territorio, la sua storia e le persone che lo vivono. Per questo oggi il mio profilo si apre con “Viaggia con me, scopri nuove mete”. Ogni viaggio è una fonte di ispirazione: assaggio sapori nuovi, scopro ingredienti tipici, entro in contatto con tradizioni locali e poi porto tutto questo anche nelle ricette che realizzo a casa. Mi piace far vedere che dietro ogni piatto c’è un’esperienza, un luogo e un ricordo. Il mio modo di raccontare la cucina è quindi diventato più completo: non condivido solo una ricetta, ma cerco di trasmettere un’emozione e di invitare chi mi segue a partire, anche solo con la fantasia, attraverso i sapori.
Cosa la spinge ogni giorno a raccontare cucina, tra formazione, televisione e social?
Quello che mi spinge ogni giorno è la passione autentica per la cucina e il desiderio di condividerla con gli altri. Dalle esperienze formative, come la Cooking Pum School di Phi Phi Island, fino all’avventura televisiva con “Nosterchef” su Trc Tv, ogni tappa mi ha insegnato qualcosa e mi ha fatto crescere. Ancora oggi davanti alla telecamera ho lo stesso entusiasmo perché so che, dall’altra parte dello schermo, ci sono persone che cercano un’idea per la cena, vogliono imparare una tecnica o semplicemente trovare ispirazione. Sapere di poter essere utile è la motivazione più grande. Inoltre, la cucina è un mondo in continua evoluzione: ci sono sempre nuovi ingredienti, tradizioni, luoghi e sapori da scoprire e raccontare. È proprio questa continua voglia di imparare, sperimentare e condividere che mi dà ogni giorno la stessa energia del primo giorno.
Televisione, libro, fiere, social: quale di questi canali sente più suo?
Ogni canale mi permette di raccontare una parte diversa di me. La televisione mi ha insegnato a comunicare con spontaneità e immediatezza, il libro mi ha dato la possibilità di lasciare qualcosa di duraturo, mentre le fiere sono il luogo dell’incontro diretto con le persone. Se però devo scegliere il canale in cui mi sento davvero me stessa, direi i social. È lì che posso condividere la mia quotidianità senza filtri, raccontare non solo le ricette, ma anche i viaggi, le scoperte, gli errori, le curiosità e tutto ciò che mi ispira. Mi piace creare un dialogo con chi mi segue, leggere i loro commenti, rispondere alle domande e crescere insieme alla mia community. Per me i social non sono solo una vetrina, ma uno spazio di condivisione autentica, dove ogni contenuto nasce dalla mia passione per la cucina, per i viaggi e per il desiderio di trasmettere emozioni attraverso il cibo.
Da dove nasce #vemovechericettina, ormai diventato un vero tratto distintivo? E cosa ha in mente per il futuro?
#vemovechericettina è nato in modo spontaneo: vemove è un termine di cadenza emiliana che si usa nel parlato comune ed è diventato una parte della mia identità. Mi fa sorridere vedere che oggi molte persone lo associano subito ai miei contenuti: significa che sono riuscita a creare uno stile riconoscibile. Per il futuro ho tante idee che mi piacerebbe sviluppare. Vorrei creare un format ancora più personale, che unisca le mie due grandi passioni: la cucina e i viaggi. L’idea è quella di raccontare un territorio attraverso i suoi sapori, scoprendo prodotti tipici, tradizioni e ricette da riproporre poi anche a casa in modo semplice e accessibile. Il mio obiettivo, però, resterà sempre lo stesso: ispirare le persone con contenuti autentici, facili da realizzare e capaci di raccontare una storia. Se chi mi segue, guardando un mio video, ha voglia di mettersi ai fornelli o di partire per scoprire un luogo nuovo, allora ho raggiunto il mio scopo.
Ha lavorato con diversi brand nel corso degli anni: cosa cerca in una collaborazione, e come immagina questo tipo di progetti in futuro?
Sono molto grata per tutte le collaborazioni che ho avuto negli anni, perché ognuna mi ha permesso di crescere e di raccontare il food da prospettive diverse. Quando scelgo un brand, però, cerco sempre qualcosa che vada oltre la semplice promozione: mi interessa raccontare una storia, un territorio, le persone e i valori che ci sono dietro a un prodotto. Guardando al futuro, mi piacerebbe sviluppare progetti più esperienziali, in cui poter visitare aziende, incontrare produttori e mostrare ai miei follower cosa c’è dietro le quinte della filiera, dalla materia prima al piatto. Credo che oggi il pubblico apprezzi sempre di più i contenuti autentici, che fanno conoscere non solo un prodotto, ma anche il lavoro, la passione e la tradizione che lo rendono unico. Sarebbe bello anche realizzare un format che unisca cucina, viaggio e scoperta del territorio, collaborando con realtà che condividono questi valori. Penso che il cibo sia uno dei modi più belli per raccontare l’Italia e le sue eccellenze, ed è proprio questo il tipo di contenuto che mi piacerebbe sviluppare sempre di più. Il digitale cambia a una velocità incredibile e credo che la capacità più importante sia quella di sapersi adattare senza perdere la propria autenticità. Ogni nuovo formato è un’opportunità per raccontare una storia in modo diverso.
Come immagina il prossimo linguaggio dei contenuti digitali nel food?
Penso che il prossimo linguaggio sarà quello dei contenuti sempre più immersivi e interattivi, dove chi guarda non è solo uno spettatore, ma partecipa all’esperienza. Mi piacerebbe sperimentare format che uniscano cucina, viaggi e storytelling, coinvolgendo ancora di più la mia community e facendola sentire parte del racconto. Allo stesso tempo, credo che, al di là degli strumenti, resterà fondamentale la capacità di emozionare. Le piattaforme cambiano, gli algoritmi evolvono, ma le storie autentiche, raccontate con passione e competenza, continuano a fare la differenza. Ed è proprio questo il linguaggio che voglio continuare a perfezionare ogni giorno.
Nei suoi contenuti si racconta molto, ma della sua famiglia si sa poco. È una scelta precisa?
La mia famiglia è sicuramente una parte importante della mia vita, ma ho sempre scelto di raccontarla con molta discrezione. Fulvio ed Emma fanno parte del mio quotidiano, delle mie abitudini e delle mie ispirazioni, ma non sono protagonisti dei miei contenuti perché credo sia importante preservare anche uno spazio più privato. Alla fine, quello che porto sui miei canali è proprio la mia quotidianità: una cucina autentica, fatta di passione, semplicità e momenti condivisi, anche se alcuni aspetti della mia vita scelgo di custodirli lontano dalla telecamera.
Qual è l’insegnamento più grande che porta con sé dal suo percorso in cucina?
L’insegnamento più grande che porto con me è che in cucina non basta la tecnica: servono passione, curiosità e rispetto per gli ingredienti. Dai grandi maestri ho imparato l’importanza della precisione, ma soprattutto che ogni piatto deve avere un’anima e raccontare qualcosa.
Come ha vissuto il passaggio al digitale nel suo lavoro?
La parte digitale è stata una grande evoluzione del mio lavoro. All’inizio è stato sicuramente un mondo nuovo da imparare, ma con il tempo è diventato un linguaggio naturale per raccontare la mia passione. La vera sfida è stata unire tecnica e autenticità: usare gli strumenti digitali senza perdere il calore e l’emozione che ci sono dietro ogni ricetta.
C’è un progetto che sogna di realizzare, tra tutti quelli che ha in mente?
Ho avuto la fortuna di vivere tante esperienze che mi hanno arricchita, ma credo che in cucina non si finisca mai di imparare. Tra i miei desideri c’è sicuramente quello di creare un progetto ancora più personale, che unisca cucina, viaggio e racconto del territorio, portando la mia visione a un pubblico sempre più ampio. Continuo a sognare, perché la curiosità è il motore che mi ha sempre guidata.
Se potesse realizzare un progetto senza alcun limite, cosa sceglierebbe?
Se potessi realizzare un progetto senza limiti, il mio sogno sarebbe creare un grande format che unisca tutto ciò che amo: cucina, viaggio e racconto dei territori. Un progetto in cui poter incontrare produttori, scoprire tradizioni, portare le persone dentro le cucine e trasformare ogni esperienza in una storia da vivere e condividere. Un giro del mondo in 80 giorni! Credo che il cibo sia uno dei modi più belli per creare connessioni e raccontare la cultura. Sarebbe il modo più completo per unire tutte le mie passioni e il percorso che ho costruito negli anni.
Come le piacerebbe essere ricordata tra dieci anni?
Tra dieci anni vorrei che le persone non ricordassero solo i miei piatti, ma le emozioni che sono riuscita a trasmettere attraverso di essi. Mi piacerebbe essere raccontata come Gabriella Gasparini, la Rick Steves italiana: capace di portare le persone alla scoperta di sapori, territori e storie. Chef, conduttrice o creatrice digitale sono solo definizioni.