Erika Gusman: “Una casa non deve essere perfetta: deve raccontare chi la vive”

C’è chi pensa che una casa bella richieda un budget importante, ed Erika Gusman ha costruito una carriera dimostrando il contrario. La sua storia parte da lontano: da un padre che costruiva bagni con le proprie mani e da genitori che reinventavano gli spazi con quello che avevano a disposizione. Da lì, la scoperta che una casa non è mai definitiva, ma cresce insieme a chi la abita.
Oggi, tra restyling a budget contenuto, contenuti che uniscono ispirazione e quotidianità con tre figli, e una nuova sfida: trasformare una casa in affitto senza interventi invasivi. Erika continua a raccontare il DIY come lo intende lei: non una tendenza da inseguire, ma uno strumento accessibile a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco.
Cosa significa per te “vivere” una casa, oltre ad arredarla?
Per me una casa non è mai solo bella da vedere. È il posto che deve semplificarti la vita, accoglierti quando torni stanco e raccontare chi sei. Mi piace pensare che ogni progetto abbia un equilibrio tra estetica e funzionalità: se una soluzione è bellissima ma complicata da mantenere, probabilmente non fa per me. La casa deve lavorare per chi la vive, non il contrario.
Il DIY è il cuore del tuo lavoro: c’è un progetto fai-da-te che ricordi come il vero punto di svolta?
In realtà credo che il DIY faccia parte di me da sempre. Da bambina guardavo mio padre realizzare lavori davvero impegnativi: il ricordo più vivido è quando costruì da solo il secondo bagno nella casa in cui sono cresciuta. Ho tantissimi ricordi dei miei genitori che spostavano mobili, ripensavano gli spazi e cercavano, con quello che avevano a disposizione, di realizzare i loro sogni. Credo che sia lì che ho imparato che una casa non è mai qualcosa di definitivo, ma può evolversi insieme a chi la vive. Poi, crescendo, ho capito che anche con piccoli interventi e senza grandi budget si possono ottenere cambiamenti incredibili. Quando ho visto che tante persone iniziavano a dirmi “allora posso farlo anch’io”, ho capito che quella passione poteva diventare qualcosa di più.
Quanto della tua casa che mostri online corrisponde davvero al tuo modo di vivere quotidiano, e quanto invece è costruito per il racconto?
Direi praticamente tutto. Anche perché con tre figli sarebbe impossibile costruire una realtà diversa da quella che viviamo davvero. Moltissimi video raccontano semplicemente momenti che accadrebbero comunque, con o senza una telecamera puntata. Certo, quando registro cerco una luce migliore o riordino un ambiente, ma quello che si vede è esattamente il nostro modo di vivere la casa: una casa vissuta, piena di vita, di progetti e di quotidianità.
C’è un progetto di restyling o un ambiente di casa che vuoi affrontare nei prossimi mesi e che ti emoziona particolarmente?
In questo momento la sfida più grande è proprio la casa in cui ci siamo trasferiti da poco. Essendo una casa in affitto, voglio dimostrare ancora di più che si può trasformare uno spazio senza interventi invasivi e senza spendere cifre importanti. È una sfida che mi entusiasma perché credo possa essere utile a tantissime persone che vivono la stessa situazione.
Hai mai pensato di affiancare al lavoro sui social qualcosa di più strutturato?
Sì, mi piacerebbe costruire qualcosa che resti nel tempo: guide, corsi, prodotti o progetti legati al mondo della casa. Mi piacerebbe anche continuare ad avere collaborazioni durature con alcuni brand e, negli anni, fortunatamente è già successo. Credo però che sia naturale che gli obiettivi di un brand cambino nel tempo, così come cambiano i miei. Per questo vivo ogni collaborazione con grande entusiasmo, ma accolgo con serenità anche i cambiamenti: fanno parte della crescita di entrambi.
Il fai-da-te richiede tempo, manualità, pazienza: come concili questo ritmo lento con quello frenetico richiesto dai social?
Non è sempre semplice. I social chiedono velocità, mentre il fai-da-te ha bisogno di tempo. Negli anni però ho imparato anche a fermarmi quando sento di doverlo fare. Questo è il mio lavoro, ma ho la fortuna di poterlo gestire in autonomia e per me è importante rispettare anche i miei ritmi. Inoltre non pubblico solo lavori e progetti: cerco di raccontare tutto quello che ruota intorno alla casa, dall’organizzazione alla pulizia, fino a qualche contenuto più leggero e divertente, perché rispecchia il mio modo di essere e rende il racconto molto più autentico.
Come è cambiato il modo in cui racconti il DIY oggi rispetto a quando hai iniziato?
È cambiato tantissimo, soprattutto perché nel frattempo sono cambiati anche i social. Quando ho iniziato funzionavano contenuti molto diversi rispetto a quelli di oggi, e ho imparato ad adattare il mio modo di raccontare senza perdere la mia identità. Cerco di seguire l’evoluzione di Instagram e dei nuovi linguaggi, sfruttando i trend quando hanno senso per il mio modo di comunicare, ma senza rincorrerli a tutti i costi. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: ispirare le persone con contenuti utili e autentici.
Usi strumenti digitali — render, app di progettazione, intelligenza artificiale — per pianificare i tuoi progetti di casa, o resti fedele a un metodo più manuale e istintivo?
Uso entrambi. Mi piace sfruttare la tecnologia quando mi aiuta a visualizzare un’idea o a confrontare soluzioni, e negli ultimi tempi anche l’intelligenza artificiale è diventata un ottimo supporto creativo. Però la fase che preferisco resta quella più concreta: prendere il metro, fare prove, spostare gli oggetti e vedere i materiali dal vivo. È lì che un progetto prende davvero forma.
C’è il rischio, secondo te, che l’home decor online stia diventando tutto uguale, schiacciato sugli stessi trend? Come provi a distinguerti?
Penso che le mode siano sempre esistite e che continueranno a esistere. Anche gli stili non sono mai stati uno solo: convivono e si alternano nel tempo. Credo che spesso sia una questione di algoritmo. Se iniziamo a cercare un determinato stile, i social ce lo ripropongono continuamente e ci danno l’impressione che esista solo quello. In realtà c’è tantissima varietà. Il bello è prendere ispirazione dai trend senza rinunciare alla propria personalità e adattarli alla propria casa.
Se potessi togliere un limite — di spazio, di budget, di tempo — quale progetto di casa realizzeresti subito?
Probabilmente una casa da trasformare completamente, seguendola dall’inizio alla fine. Mi piacerebbe raccontare ogni scelta, ogni problema e ogni soluzione, dimostrando che il design non è questione di lusso ma di idee.
C’è uno stile, un materiale o una tecnica che vorresti imparare e non hai ancora avuto modo di sperimentare?
Sono molto curiosa e credo che non si smetta mai di imparare. Mi piacerebbe approfondire lavorazioni più artigianali del legno e sperimentare tecniche decorative che uniscano design contemporaneo e dettagli dal sapore vintage.
Tra qualche anno, come vorresti che le persone descrivessero il percorso di “Interior & Living”?
Mi piacerebbe che dicessero: “Mi ha fatto capire che una bella casa è possibile anche senza un budget enorme.” E, soprattutto, vorrei aver trasmesso la voglia di mettersi in gioco, di creare, sperimentare e provare a fare le cose in autonomia, quando possibile, senza avere paura di sbagliare. Se anche una sola persona avrà trovato il coraggio di prendere in mano un trapano, un pennello o semplicemente di guardare la propria casa con occhi diversi, allora sentirò di aver raggiunto il mio obiettivo. Perché una casa non deve essere perfetta: deve raccontare chi la vive.
Un trapano in mano, un pennello, il coraggio di guardare i propri spazi con occhi diversi: è da qui, prima ancora che da un grande budget, che nascono i progetti più belli.