Antonio Monella: la storia dell’imprenditore graziato che sparò al ladro della sua auto

di Stefania Carboni | 18/12/2015

antonio monella

Antonio Monella, l’imprenditore 54enne di Arzago d’Adda condannato a 6 anni e 2 mesi di reclusione per aver ucciso a colpi di fucile un albanese di 19 anni, Ervis Hoxha, è tornato in libertà dopo la grazia concessa dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Monella si trovava in carcere dal settembre dello scorso anno per aver sparato contro Ervis, un ragazzo che, con due complici in azione, gli stava rubando l’auto sotto casa.

ANTONIO MONELLA: TUTTA LA STORIA

– Nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2006 nel paesino padano di Arzago d’Adda Antonio Monella fu svegliato nella sua abitazione da dei rumori sospetti. Alzatosi, mentre la famiglia dormiva, l’imprenditore si trovò davanti uno dei tre ladri. Il giovane prese le chiavi del Mercedes di Monella e scappò via. L’uomo imbracciò il fucile calibro 12 che deteneva regolarmente in casa e per fermare il furto sparò inizialmente un colpo in aria dal balcone della sua abitazione e uno, da un altro balcone, verso la sua auto, nel momento esatto in cui i tre ladri stavano salendo a bordo. I tre fuggirono a bordo della macchina con cui erano arrivati per svaligiare casa Monella. Scapparono e un’ora dopo Ervis Hoxha, giovane di 19 anni albanese, fu ritrovato sanguinante fuori da un pub di Truccazzano. Era uno dei malviventi di Arzago d’Adda. Nonostante il ricovero d’urgenza il ragazzo morì e Monella fu accusato di omicidio volontario. Uno dei proiettili sparati dall’imprenditore colpì il fianco del giovane. L’iter processuale è poi noto a tutti. Riporta Il Tempo:

Molto tempo è passato da quel 5 settembre 2006. Monella, 55 anni, imprenditore di Arzago d’Adda (Bergamo), aveva subito diverse rapine. Quella notte una banda di rapinatori tentò di rubargli la Mercedes parcheggiata in giardino. L’uomo, svegliato nel cuore notte, si alzà, si affacciò al balcone e decise in pochi secondi: afferrò il fucile e fece fuoco. Condannato per omicidio volontario (ma con l’esclusione del dolo intenzionale), versò anche una cospicua somma di denaro per risarcire la famiglia del ladro rimasto ucciso (Ervis Hoxha, un albanese di 19 anni). Nel marzo 2014 la richiesta di grazia al presidente Giorgio Napolitano che avviò la pratica. Oggi, finalmente per lui, la conclusione dell’iter.

Non solo. Il Bergamo Post spiega anche il curioso caso della provvisionale. Fino alla costituzione di Monella, avvenuta l’anno scorso a settembre:

L’avvocato delle parti civili Marco Negretti, denuncia pubblicamente che i 150mila euro di provvisionale dovuti non sono ancora stati versati e minaccia il pignoramento dell’abitazione dei Monella. Questa strada si è rivelata impraticabile, perché l’imprenditore, consapevole del rischio a cui andava incontro, poco tempo prima aveva fatto confluire la casa in un fondo immobiliare, rendendola così intoccabile. Già nel 2008, Monella aveva versato di sua spontanea volontà 40mila euro alla famiglia di Hoxha, in segno di risarcimento. L’avvocato Negretti ha però spiegato che i 150mila non sono un “risarcimento danni”, bensì una provvisionale, cioè una somma di denaro disposta dal giudice in sentenza per la parte offesa di un reato. Il legale di Monella, Mastropietro, ha spiegato che il suo assistito non aveva sottratto alcun bene e che era pronto ad adempiere ai suoi obblighi. La questione si è chiusa solamente in agosto, con Monella che ha aperto un mutuo e versato i 150mila euro dovuti (con gli interessi nel frattempo maturati).

A marzo, l’avvocato dell’imprenditore ha richiesto al Tribunale di Brescia una sospensione della pena detentiva, in attesa di conoscere l’esito della domanda di grazia. Il Tribunale ha risposto il 22 marzo: la pena è differita di 6 mesi, in vista di una «non improbabile concessione del richiesto provvedimento clemenziale (la grazia, ndr)» e per il «ravvedimento dimostrato dall’uomo». Per la prima volta da 8 anni, la famiglia Monella vive l’estate con un po’ di tranquillità. La risposta alla domanda di grazia è attesa entro ferragosto, ma il 15 agosto passa nel silenzio e si arriva al 25, giorno in cui scadono i 6 mesi di sospensione della pena detentiva. Monella può, ancora una volta, finire in carcere da un momento all’altro. Il procuratore capo di Bergamo Francesco Dettori, però, non emette alcun ordine d’arresto. Nonostante ciò, l’imprenditore e la sua famiglia vivono nell’ansia e così, lunedì 8 settembre 2014, Monella decide di costituirsi alle forze dell’ordine, presentandosi alle 10 al carcere di via Gleno, accompagnato dal suo legale e dal figlio Alberto.

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ANTONIO MONELLA: LE REAZIONI

-«Ora sono sereno – ha detto Antonio Monella appena uscito dal carcere – E’ un regalo di Natale arrivato in anticipo per me e soprattutto per la mia famiglia, che forse in tutti questi mesi ha sofferto anche più di me». Ad attenderlo fuori la moglie Egle e i figli Alberto e Angelica. La liberazione di Monella è stata immediatamente commentata dalla Lega Nord che del caso ne ha fatto un po’ la sua bandiera.

L’iter avviato da Napolitano ha preso in realtà concretezza durante il mandato di Mattarella, prima in una grazia parziale (a novembre), poi in una definitiva.

(in copertina foto ANSA/ PAOLO MAGNI)