Il video postato dopo la morte di Willy, ovvero la miseria di una generazione figlia di stronzate

Una riflessione sulle immagini postate da Gabriele Bianchi poche ore dopo la morte del ragazzo di Colleferro

di Matteo Forte | 07/09/2020

omicidio volontario Willy

Colleferro (ROMA), 5 settembre 2020. Un gruppo di ragazzi prende di mira un coetaneo. Un amico del giovane tenta di difenderlo. Morirà poche ore dopo per contusioni e trauma cranico provocato da una raffica di calci e pugni, che non gli ha dato scampo. Willy Monteiro Duarte aveva 21 anni ed è morto per mano di ragazzi, per sempre segnati da questa orribile vicenda.

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Il video postato dopo la morte di Willy Monteiro Duarte

I colpevoli, in contumacia, sono stati trovati. La politica è viva e vegeta e pagherà le spese, dalla regione al comune del piccolo paese alle porte di Roma e di un importante centro commerciale.

Il vescovo (di Velletri, non il Papa, ndr) pone la questione da un punto di vista morale rispetto alla quale non possiamo tirarci indietro. È miseria, questa. Non la miseria di un giovane ragazzo, con la pelle scura, che cerca di fare quello che dovrebbero fare tutti. La miseria di una generazione figlia di stronzate: ancora una volta, mi dispiace, digitali. Stronzate, sì. Stronzate come valori impossibili da capire e da decifrare. Una miseria, che sembra avere radici più profonde di ciò che la classe morale-politica-dirigente è in grado di comprendere.

Ci terrei a farvi vedere il video, definito “umoristico”, in romanaccio (in romamarcio, anzi) che è stato postato da uno dei pirla poche ore dopo aver ammazzato un ragazzo.

Scusate se può sembrare irriverente. No, non lo è: a voi, fa ridere? Per alcuni è stato visto come un’aggravante dei soggetti malavitosi, cattivi direi. Io lo definisco una miseria dell’umorismo, una miseria dell’uomo che non è più capace di ridere, sognare, divertirsi e crede che condividendo una cosa così possa avere una socialità repressa. Una volta, tanti anni fa, li avremmo definiti semplicemente degli sfigati. Sfigati colpevoli di aver distrutto una vita, colpevoli di essersi rovinati per sempre la vita, forse, e dico forse, non colpevoli di essere la miseria che sono riusciti ad esprimere.

Come può un uomo cedere all’oscurità così bieca e volgare, a tal punto? C’è per forza una ragione, marcia, evidente, polverosa e difficile da comprendere. La fine della periferia, il totale niente umano, l’emarginazione e la voglia di esistere grazie ad azioni sempre più estreme – e che non farebbe nessuno. Quasi un territorio inesplorato: un water da cui nutrirsi solamente perché il cibo a cui sono abituato è sempre tutto uguale e insapore.

Stanotte è morto il mio Don di paese, alla veneranda età di 90 anni. Una vita passata per gli altri e con il nodo in gola di una speranza: vivere per gli altri perché la propria felicità dipenda dalla felicità degli altri. Non sapeva usare i social, non sapeva più comunicare, ma ha salvato almeno 3 generazioni da un declino inevitabile. Un contegno morale inestimabile, a cui tanti di noi saremo sempre grati.

Se un giorno, chi non c’è più, guarderà cosa succede sui social, che abbia pietà di noi

Dove sei finito Don? Cosa avresti fatto per salvare questo cesso sociale? Avresti forse creato una squadretta di calcio, magari creando anche la versione B per gli scarponi come me, o avresti rinunciato a tutto questo? So già la risposta, Don. Forse potrai insegnare a Willy il perdono ma credimi, la tua presenza è servita per evitare tanti Willy e se un giorno riuscirai a vedere cosa succede sui social, ti prego, abbi pietà di noi.

Un giorno ti chiesi, sfacciato: ma se Dio non esistesse? Mi hai guardato, hai volto gli occhi al cielo, e mi hai detto: sarebbe proprio una bella fregatura. Devi sapere, proprio oggi, che anche se ciò in cui hai creduto non era proprio come te lo aspettavi o come ci hanno fatto credere, ciò che ci hai donato è stato immensamente apprezzato e di quella nostalgia, consapevole, oggi avremmo tanto bisogno.