Se i giornalisti fossero “cattivi” anche con i politici (e non solo con i cantanti di Sanremo)

L'episodio in sala stampa con Geolier, ma anche le domande incalzanti agli altri. In un Paese reale, la musica resterebbe musica e la politica sarebbe richiamata alle proprie responsabilità

12/02/2024 di Enzo Boldi

Il Festival di Sanremo è sempre stato teatro di enormi polemiche che, a volte, sono fagocitate anche dai rappresentanti della stampa e dell’informazione italiana. Poteva essere l’edizione di quest’anno diversa dalle altre? Assolutamente no. Al netto della contro-polemica sul voto della sala stampa – che, di fatto, ha ribaltato il televoto dando la vittoria finale ad Angelina Mango -, nella giornata successiva alla serata della cover è accaduto un qualcosa che ha provocato grandi reazioni. Una domanda, con toni e parole provocatori, posta da una giornalista (in sala stampa) contro Geolier è la classica rappresentazione di come il giornalismo diventi “cattivo” (le virgolette sono fondamentali) su argomenti “leggeri”, mentre sia troppo spesso assertivo quando ci si trova di fronte a personaggi politici e politicamente influenti.

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Non faremo il nome della giornalista che, purtroppo (nell’alveo delle derive social seguenti) è stata più volte minacciate e non pubblicheremo neanche il video. Ma racconteremo di questa vicenda in quanto specchio di come la stampa sbagli (troppo spesso) l’obiettivo delle critiche. Perché porre una domanda del tipo «Non ti senti di avere rubato un po’ la vittoria di ieri?». Il riferimento è al primo posto nella serate delle cover, quando Geolier è salito sul palco insieme a Gue, Luché e Gigi D’Alessio conquistando il trionfo grazie al pubblico da casa.

Giornalista contro Geolier, cosa è successo

Ci sono due cose da dire: la giornalista (che poi ha chiesto scusa per aver utilizzato un termine improprio come “rubare”) ha detto che questa sua “sensazione” era sì personale, ma che rappresentava anche il sentimento vissuto in sala stampa durante la proclamazione del vincitore della serata cover; la stessa cronista ha poi detto di non avere la minima contezza di chi fosse Geolier (ma aveva già messo in dubbio la validità del televoto con riferimenti a Napoli). Detto ciò, appare evidente che la vittoria in una serata (quella delle cover) risulti difficilmente etichettabile con il concetto di “furto” o “ruberia”, anche se – a giudizio personale – possono essere ritenute superiori le esibizioni di altri artisti in gara.

Non parliamo solo di Geolier

Ma non parliamo solamente del caso della giornalista contro Geolier. Facciamo un altro passo indietro. All’indomani della prima serata del Festival 2024, alcune testate online hanno iniziato un classico tormentone che va a coinvolgere – ciclicamente – tutte le donne del mondo dello spettacolo e dello sport. Parliamo della dinamica “pancino sospetto”, locuzione che spesso è stata rivolta a Federica Pellegrini, ma questa volta in chiave “scale” e Festival di Sanremo. È bastato che la cantante decidesse di non scendere le scale del Teatro Ariston ed entrare sul palco dagli ingressi laterali per far “scrivere” e pubblicare articoli sulla maternità segreta di Annalisa. E, invece, lei non fa le scale dopo esservi caduta (non a Sanremo) lo scorso anno. Eppure ecco che la “cattiveria” (in questo caso condito da gossip, neanche vero) è servita.

Con i politici? Muti

Ed eccoci al punto focale: se i giornalisti mettessero tutta questa “cattiveria” e incalzassero i politici così come fanno con in cantanti a Sanremo, l’Italia – probabilmente – non si troverebbe in condizioni così tanto poco esaltanti. Se un alieno arrivasse sulla terra e vedesse il Festival di Sanremo, sicuramente direbbe: «Non è possibile che l’Italia si trovi al 41° posto al Mondo per quel che riguarda L’indice di libertà di stampa». Perché nel diritto di critica sono comprese anche domande incalzanti e puntigliose. Poi, però, rimanendo qui per qualche settimana, risponderebbe a se stesso che quella posizione in classifica è giusta. Basterebbe assistere a una conferenza stampa con un esponente del governo (non parliamo solo di quello Meloni, ma anche dei precedenti) per riportare in auge la scritta presente sui mezzi pubblici “Non parlare al conducente”. Basterebbe ascoltare il silenzio di domande dirette nei confronti di politici coinvolti in casi di cronaca giudiziaria (al netto del garantismo). Ovviamente ci sono alcune eccezioni, ma sono una goccia nell’oceano. Però Sanremo è Sanremo e lì, in sala stampa, i giornalisti scoprono che si possono fare domande “cattive”.

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