Quando Salvini era curioso di vedere quanti moralisti di sinistra saranno beccati con il conto in Svizzera

di Gianmichele Laino | 27/07/2020

Salvini sui conti svizzeri

Storia di una Lega diversa che, nel 2015, non era ancora la super potenza politica nel Paese che è oggi. Matteo Salvini, tuttavia, era segretario anche allora e utilizzava Twitter per la sua campagna elettorale. Insomma, la differenza tra cinque anni fa e oggi è soltanto nel numero di elettori, per il resto, il retroterra è lo stesso. E la rete è riuscita a riprendere – come spesso accade – anche un tweet di quell’epoca che oggi, per i recenti fatti che coinvolgono il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, suona davvero come stonato. Matteo Salvini sui conti svizzeri, nel febbraio del 2015, era particolarmente severo, tanto da farne una battaglia identitaria che lo distingueva dai «benpensanti e moralisti della sinistra».

LEGGI ANCHE > Matteo Salvini dice che quella su Fontana è malagiustizia a senso unico

Salvini sui conti svizzeri, il tweet del 2015

L’indignazione era giustificata dal fatto che quello era il periodo della lista Falciani, il foglio Excel che metteva in fila 2.000 potenziali evasori fiscali con conti non dichiarati presso la filiale di Ginevra della banca svizzera HSBC. Era il periodo in cui, quello stesso giorno di 5 anni fa, la Guardia di Finanza scopriva delle truffe ai danni dello stato che coinvolgevano vere e proprie organizzazioni messe in piedi con quello scopo. Insomma, il tema fiscale era tutto da cavalcare e Salvini, forte della sua posizione di homo novus della politica (almeno quella di alto profilo), non aveva nulla da perdere.

Salvini sui conti svizzeri e il caso di Fontana

Per questo se la prese con i benpensanti e con i moralisti della sinistra per i quali era curioso di spulciare eventuali liste relative ai conti in Svizzera con i loro nomi. Oggi, la storia dei conti in Svizzera torna a essere d’attualità, soprattutto per quel che riguarda la Lega. L’indagine a carico del governatore Attilio Fontana, infatti, è partita proprio da una segnalazione alla Banca d’Italia di un tentativo di trasferimento di denaro dal conto in Svizzera del presidente lombardo al cognato: una sorta di donazione per compensare il mancato acquisto dei camici della Regione Lombardia dalla sua ditta (la Dama).