Ma serve veramente un “Garante dell’informazione” nelle agenzie di stampa?

La riforma del settore, ufficializzata alla fine di luglio, inserisce questa nuova figura. Sia il Presidente della Repubblica che la FNSI hanno seri dubbi

06/08/2023 di Redazione Giornalettismo

Era una delle riforme più attese per quel che riguarda il mondo del giornalismo e della stampa. E ora è diventata realtà. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il DPCM firmato dal Sottosegretario con delega all’Informazione e all’Editoria (Alberto Barachini), è entrata in vigore la nuova riforma delle Agenzie di Stampa. All’interno del testo, vengono strutturati i requisiti per richiedere l’accesso all’elenco delle cosiddette “Agenzie di rilevanza nazionale”, con paletti molto ben definiti: dal numero di giornalisti assunti con regolare contratto (articolo 1), all’assunzione di under 35. Paletti fondamentali e ineludibili per poter accedere ai finanziamenti.

Riforma Agenzie di Stampa e il Garante dell’Informazione

C’è, però, un punto che resta ancora molto fumoso e – a tratti – oscuro: l’introduzione (obbligatoria) di una figura “esterna” che avrà le funzioni di “Garante dell’informazione”. Questo è uno dei requisiti vincolanti per poter accedere all’elenco, ma anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso più di una perplessità su questa soluzione. Anche perché, per il momento, mancano moltissimi dettagli a corredo di questa personalità. Tra i tanti, per esempio, la tipologia contrattuale di assunzione, considerando che non può essere un professionista che lavora presso la stessa agenzia di stampa.

Le perplessità del Quirinale si riflettono su quelle della Federazione Nazionale Stampa Italiana. Giornalettismo ha parlato con Alessandra Costante, Segretaria Generale di FNSI, che ha sottolineato come il garante dell’informazione sia il giornalista stesso e la redazione (guidata da un direttore) che monitora la veridicità di ciò che viene pubblicato, in base alle leggi che regolamentano la professione. Altro punto contraddittorio è la premialità per l’assunzione di under 35: bene dare spazio ai giovani, ma così facendo quelli che rischiano di più sono gli over 35 che per anni hanno lavorato con contratti di collaborazione e partita IVA.

Il tutto si inserisce in un solco evolutivo che non lascia tranquillo il mondo dell’informazione. Perché, per certi versi, il principio del Garante dell’informazione sembra ricordare il paradigma della Commissione anti-fake news durante la pandemia Covid-19. Inoltre, l’ultimo rapporto Italia Communications-CENSIS indica che gli italiani sono realmente preoccupati dall’influenza che gli strumenti #AI avranno sulla qualità dell’informazione.

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