Il museo di Auschwitz scrive al Salone di Torino: «O noi o la casa editrice di Casapound»

di Gianmichele Laino | 07/05/2019

museo Auschwitz
  • Il museo di Auschwitz avrebbe dovuto partecipare con tre eventi al salone del libro di Torino

  • L'istituzione ha inviato una lettera in cui mette in discussione la sua presenza

  • Il problema è rappresentato dalla compresenza di Altaforte, casa editrice di Casapound

Arriva un’altra possibile defezione eccellente al Salone del Libro di Torino, giunto alla sua tormentatissima 32ma edizione (9-13 maggio 2019). Il museo Auschwitz, infatti, ha scritto una lettera al Comune piemontese, in quanto azionista indiretto della manifestazione culturale alla quale parteciperà, con un proprio stand, Altaforte di Francesco Polacchi, la casa editrice vicina a Casapound.

Museo Auschwitz, la lettera al salone di Torino

Attraverso una lettera, scritta dalla sopravvissuta al campo di concentramento Halina Birenbaum, dal direttore del museo di Auschwitz Piotr M.A. Cywinski, da Paolo Paticchio e da Michele Curto, la prestigiosa istituzione fa sapere che l’organizzazione dovrà scegliere tra loro e la casa editrice di estrema destra.

«Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società – si legge nella lettera, pubblicata questa mattina dal quotidiano torinese La Stampa -. Si tratta del rispetto più alto delle istituzioni democratiche, della loro vigilanza, dei loro anticorpi, della costituzione italiana che supera qualunque contratto».

Gli appuntamenti del museo Auschwitz al Salone del Libro di Torino

In questo, il Museo Auschwitz ricalca le motivazioni che hanno portato il disegnatore Zerocalcare a non partecipare alla manifestazione. Quest’ultimo aveva scritto di non poter condividere lo stesso spazio con coloro che «hanno accoltellato i miei fratelli». Visto l’intervento del Museo di Auschwitz, il Salone del Libro sta pensando ad attuare alcune contromisure.

L’istituzione avrebbe dovuto essere presente con tre eventi: il 9 maggio Halina Birenbaum avrebbe dovuto dare la propria testimonianza di sopravvissuta in un incontro alle 12.30 nella sala Azzurra. Il giorno successivo Doris Grozdanovičová, sopravvissuta al ghetto di Terezín, avrebbe dovuto raccontare la propria storia alle 15.30 di pomeriggio, nella Sala Bookstock. Infine, lunedì 13 maggio ci sarebbe dovuta essere la presentazione della rivista del Treno della Memoria. Ora, questi eventi sono stati messi in discussione.

Un polverone che, a quanto pare, sta superando i confini nazionali e che non può essere più derubricato a mera disputa culturale. Qui si tratta di mettere in discussione principi cardine della repubblica italiana.

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO