FacebookDown e l’arresto di Julian Assange: le teorie sulla reazione degli attivisti

di Gaia Mellone | 15/04/2019

FacebookDown e l'arresto di Julian Assange: le teorie sulla reazione degli attivisti
  • Domenica 14 aprile Facebook, Instagram e Whatsapp hanno riscontrato problemi per circa 3 ore in tutto il mondo

  • Da Menlo Park nessuna spiegazione: scuse per l'inconveniente e rassicurazioni che il problema è stato risolto

  • In rete nasce la teoria che vede dietro al blackout la reazione degli attivisti per l'arresto di Julian Assange

I social di Mark Zuckerberg ieri hanno vissuto un momento difficile: ben tre ore di down per Facebook, Whatsapp e Instagram. Ufficialmente si sarebbe trattato di un problema interno, ma su Twitter e nei forum sono apparse diverse teorie che collegano il malfunzionamento all’arresto di Julian Assange.

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Facebook, Instagram e Whatsapp Down: da Menlo Park spiegazioni vaghe

Ben tre ore di blocco, eppure la spiegazione di Menlo park è estremamente generica: rilevati i «problemi di accesso», ci si scusa «per l’inconveniente» e si rassicura che «il problema è stato risolto». Poche parole, nessuna reale spiegazione di cosa sia successo il pomeriggio di domenica 14 aprile dalle 13 alle 16 in tutto il mondo. All’incirca un anno fa  Facebook aveva avuto lo stesso problema, ma in quell’occasione la spiegazione fu più esauriente: «un cambiamento nella configurazione di un server». Nelle stesse ore a guadagnare è stato Telegram: il CEO e fondatore Pavel Durov infatti ha diffuso un messaggio sul suo canale comunicando di aver guadagnato almeno tre milioni di utenti nelle ultime 24 ore. Probabilmente insofferenti ai conti problemi dei social di Menlo Park, molti utenti hanno deciso di spostarsi definitivamente su uno dei più aperti concorrenti di messaggistica. Ma da Facebook, nessuna reazione.

FacebookDown e l’arresto di Julian Assange: le teorie che collegano le due vicende

A non dare risposte, si lascia spazio alle speculazioni. In particolare, una teoria ha riscosso molto successo nel web, ovvero quella che vede dietro al black out dei social una reazione degli attivisti di Wikileaks all’arresto di Julian Assange di giovedì 11 aprile. A fomentare questo complotto anche l’oscuramento della pagina Facebook dell’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa. In questo caso però Facebook ha chiarito che si era trattato di normale amministrazione: la pagina avrebbe violato alcune policy, nello specifico la condivisione di documenti finanziari che potrebbero rischiare di compromettere l’identità di terzi. Facebook ha quindi smentito che la pagina dell’ex presidente fosse stata attaccata da hacker, così come ha sentito che il down dei social di domenica fosse dovuto ad un attacco di massa.

(credits immagine di copertina: Pixabay licence)