Vittoria Hell: «La vera trasgressione oggi è prendersi cura dell’altro»

Quando si parla di BDSM, nell’immaginario collettivo affiorano spesso immagini di trasgressione, dominazione e pratiche estreme. Molto più raramente si pensa alla fiducia, all’ascolto, alla vulnerabilità e alla capacità di comunicare i propri desideri. Eppure, secondo Vittoria Hell, è proprio qui che si trova il cuore di un mondo ancora poco conosciuto e spesso raccontato attraverso stereotipi.
Educatrice e consulente sessuale specializzata in sessualità alternativa, in particolare BDSM, Vittoria si definisce una «bussola nel mondo kinky». Una definizione che nasce anche dalla sua esperienza personale: quando, giovanissima, ha cominciato a esplorare questo universo, avrebbe voluto trovare qualcuno capace di orientarla, offrirle informazioni affidabili e aiutarla a distinguere le relazioni consapevoli dalle dinamiche potenzialmente manipolatorie.
A Milano ha da poco aperto il Saule Studio, uno spazio dedicato a eventi, workshop e consulenze pratiche. Siamo andati oltre il personaggio pubblico per conoscere la donna con la sua storia, le sue passioni, la sua vita e le sue ambizioni .
Ti presenti come una «bussola nel mondo kinky». Chi è stata la tua bussola quando hai iniziato a esplorare questi temi? E c’era qualcuno o qualcosa che avresti voluto avere accanto e che invece non c’era?
Iniziamo in modo un po’ dolceamaro, insomma! Avrei voluto una bussola funzionante, a dire il vero, ma ai tempi non l’ho trovata. Considera che ho iniziato a interessarmi al mondo kinky da molto giovane, quando andavo ancora al liceo. Le prime timide esperienze le ho avute con i fidanzatini dell’epoca, ma nessuno di noi sapeva bene cosa stesse facendo o cosa fossero quelle pulsioni che ci attraversavano.
Man mano che crescevo, grazie a varie chat room online, mi sono imbattuta in persone navigate che sembravano conoscere già questo mondo e che si definivano Master. Ecco, con il senno di poi posso dirti che Master non erano, ma piuttosto uomini di mezz’età che non vedevano l’ora di plasmare e mettere le mani su ragazze ancora un po’ naïf e acerbe, dando una loro personalissima interpretazione a quelle che dovrebbero essere pratiche etiche e assennate.
Avrei voluto supporto: un’educazione sessuale e affettiva più puntuale e informazioni su community e persone realmente esperte sulle quali fare affidamento. Ed è proprio per colmare quel vuoto che oggi cerco di essere io quella bussola per gli altri.
Quando racconti a qualcuno che cosa fai nella vita, qual è la reazione che ti sei stancata di ricevere?
Partiamo da quello che è il mio lavoro: sono un’educatrice e consulente sessuale specializzata in sessualità alternativa, in particolare BDSM. E, quando me lo chiedono, dico proprio questo.
Per fortuna, a differenza di quanto si possa pensare, solitamente trovo molta curiosità e poca morbosità dall’altra parte, e lo apprezzo molto. Nascono quasi sempre conversazioni stimolanti, che mi confermano quanto bisogno ci sia di parlare di questi temi alla luce del sole.
C’è una differenza tra Vittoria Hell e la persona che sei quando spegni il telefono? Quanto proteggi quella distanza?
Mi preoccuperei se non ci fosse! Vittoria Hell è solo una delle mie parti. Ed è una parte importante, certo, ma io sono una persona molto più poliedrica di così.
Ogni tanto sui social mostro anche il resto, perché non amo l’idea di essere incasellata in qualcosa di fisso e immutabile, o di essere messa su un piedistallo.
Quando spengo il telefono, amo perdermi nella natura intorno al Lago Maggiore, suono la batteria, faccio pratica di incisione linocut, danzo o mi immergo nel mondo dei videogame e dei giochi da tavolo.
Sono tutte facce della stessa medaglia, ed è vitale mantenere i piedi per terra, proteggendo il mio tempo e nutrendo la mia creatività in modi sempre diversi.
Lavori su un tema che a molti provoca imbarazzo o soggezione. C’è qualcosa che ancora oggi imbarazza o intimidisce te?
Una volta una persona mi ha fatto un complimento bellissimo: «Parli di queste cose come se stessi parlando di che tempo farà domani».
L’imbarazzo è contagioso: se ci sentiamo a nostro agio nel parlare di erotismo e desideri, anche gli altri si apriranno. Lo vedo tutti i giorni in consulenza!
Se c’è qualcosa che a volte mi intimidisce, non è l’argomento in sé, ma il senso di responsabilità: sapere che le mie parole possono influenzare delicati percorsi di scoperta richiede un’attenzione altissima.
Il tuo messaggio ruota molto attorno al consenso, alla comunicazione e all’aftercare, cioè la cura e l’attenzione reciproca dopo una pratica. Come tieni insieme la necessità di catturare l’attenzione con contenuti che devono restare educativi e non voyeuristici?
Lo faccio puntando sul significato profondo e trasformativo delle pratiche.
Prendi lo Shibari, ovvero il bondage giapponese, per esempio: esteticamente è di grandissimo impatto e cattura immediatamente l’occhio, ma nei miei spazi il focus è sempre sul suo lato meditativo, comunicativo e somatico.
Il trucco è usare quell’estetica per far avvicinare le persone, per poi offrire contenuti che in realtà parlano di respiro, ascolto di sé, fiducia e connessione.
Come distingui una persona che ha bisogno di educazione e confronto da una che ti cerca soltanto per eccitazione personale? E come gestisci la seconda?
La differenza si nota quasi subito da come queste persone si pongono rispetto ai confini che traccio.
Il mio lavoro ha dei contorni professionali molto netti. Chi cerca solo titillamento tende a forzare quei paletti o a cercare interazioni che esulano dallo scopo educativo o di consulenza.
In quei casi, gestisco la situazione con dei no chiari e sereni, riaffermando i limiti del mio ruolo. Il mio tempo e le mie energie sono dedicati a chi è davvero pronto a mettersi in gioco.
Contenuti educativi, consulenze, eventi dal vivo: qual è il formato in cui senti di fare davvero la differenza e quale, invece, è soprattutto una vetrina?
I contenuti online e i social sono indubbiamente la vetrina, che è comunque fondamentale per diffondere consapevolezza su larga scala.
Ma dove sento di fare davvero la differenza e di attivare veri cambiamenti è negli incontri dal vivo, e ancor di più nelle consulenze individuali e di coppia, siano esse teoriche o pratiche.
C’è un contenuto o un tema che hai sempre voluto trattare, ma che le piattaforme rendono di fatto impossibile affrontare?
Senza dubbio tutto ciò che è più visivo e legato alla pratica manuale.
Il mostrare le dinamiche o i dettagli tecnici e creativi di varie pratiche viene costantemente colpito dalla censura e dallo shadowban.
Le piattaforme faticano enormemente a distinguere la didattica, l’arte e la cura dall’intento pornografico, e questo limita la libertà di fare divulgazione su pratiche fisiche e sensoriali.
A cosa stai lavorando adesso? C’è un progetto più grande, un format, un percorso o un luogo fisico che vorresti costruire oltre i social?
Il luogo fisico l’ho appena costruito, ed è il Saule Studio a Milano, dove organizzo eventi e workshop e offro consulenze pratiche.
Parallelamente, però, c’è un altro ambito che sto cominciando a esplorare, ovvero quello dei giochi da tavolo e di ruolo, con vari format da portare a festival del settore.
Unire l’aspetto ludico e interattivo a quello educativo e relazionale è uno dei miei obiettivi più stimolanti del momento.
Se potessi realizzare un solo contenuto, sapendo che lo vedranno persone che non entreranno mai nel mondo kinky, quale messaggio vorresti trasmettere?
Vorrei passasse l’idea che il mondo kinky è, alla base, una masterclass incredibile sulla conoscenza di sé, sulla comunicazione dei propri desideri e sul rispetto profondo dei confini altrui.
Strumenti come la negoziazione, il consenso informato e l’aftercare farebbero benissimo a chiunque e migliorerebbero drasticamente la qualità delle relazioni umane anche al di fuori di ogni dinamica BDSM.
In un Paese dove manca ancora un’educazione sessuale strutturata nelle scuole, chi finisce per svolgere quel lavoro? E che responsabilità senti, come educatrice, nel provare a colmare quel vuoto sui social?
Finiscono per farlo i creator, gli attivisti e i professionisti online, trasformandosi in supplenti di uno Stato purtroppo assente.
È una responsabilità immensa. Sento quotidianamente il peso e l’urgenza di decostruire archetipi patriarcali o dinamiche amorali, e di fornire informazioni accurate.
Tuttavia, cerco anche di ricordare sempre che un reel o un post non possono sostituire un lavoro terapeutico o di consulenza individuale.
La comunità kinky viene spesso descritta dall’esterno soltanto attraverso la trasgressione. Cosa risponderesti a chi la vede così, senza riconoscerne la cura, le regole e la fiducia?
Risponderei che si stanno perdendo la parte migliore.
La vera trasgressione, oggi, risiede nell’estrema cura dell’altro. Per potersi lasciare andare al dolore, al piacere o a qualunque altra cosa ci aggrada, è richiesto un grado di fiducia e di vulnerabilità disarmante.
Più che al caos senza regole, il BDSM somiglia a un’architettura millimetrica di cura reciproca.
Che tipo di conversazione sul piacere e sul consenso ti piacerebbe vedere tra dieci anni, che oggi ancora non riusciamo ad avere?
Mi piacerebbe che le conversazioni sui limiti e i desideri non comportassero più un senso di vergogna o inadeguatezza.
Vorrei che esplorare i propri confini fosse vissuto con naturalezza, e che magari fosse fresco e rigenerante come sorseggiare un tè freddo parlando di nuovi inizi in un pomeriggio d’estate.
Vorrei che il consenso non fosse più visto come una clausola burocratica, ma come la base ovvia ed empatica di ogni interazione umana.
C’è una persona che ti ha scritto «Grazie, mi hai aiutata a capire qualcosa di me». È questo il risultato che cerchi oppure punti a qualcosa di più ampio?
Quei «grazie» sono il motore pulsante del mio lavoro, la conferma tangibile che sto andando nella direzione giusta.
Ma, a livello più ampio, il mio obiettivo da educatrice è rendermi inutile.
Voglio che le persone, dopo aver capito qualcosa di sé o dopo aver sperimentato la riappropriazione del proprio corpo, smettano di aver bisogno di me.
Punto alla loro autonomia e piena liberazione.