«I Rom non sono uguali a noi»: quell’applauso che segna la nostra sconfitta

di Daniele Tempera | 12/04/2019

  • Ieri a Piazza Pulita si è discusso dei due ragazzi romani che hanno occupato la casa assegnata a una famiglia Rom e delle proteste a Casal Bruciato (Roma)

  • Incalzato dal conduttore uno dei protagonisti ha dichiarato che i "Rom sono italiani, ma non uguali a noi" scomodando tutti gli stereotipi della destra salvinana

  • La frase ha scatenato un applauso che ci ha riportato indietro ai tempi più bui della nostra storia

Ci sono cambiamenti che annusiamo lentamente, che si sedimentano tra le pieghe del nostro vissuto e della nostra quotidianità. Altri che ci colpiscono immediatamente come uno schiaffo o un improvviso cambio di prospettiva. Nessuna delle due prospettive esclude l’altra, ma lo “schiaffo” che molti di noi hanno sentito ieri sera, rappresenta forse un punto di non ritorno. Lo scenario è quello di “Piazza Pulita”, trasmissione condotta su La7 da Corrado Formigli, i protagonisti due giovani di Casal Bruciato (quartiere della periferia romana) in cerca di un alloggio popolare.

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Dopo Torre Maura anche in questo quartiere è stato teatro di una protesta che sa di disperazione e xenofobia e che è stata strumentalizzata, ancora una volta, dai militanti di Casa Pound. Il motivo della protesta? L’assegnazione di una casa popolare a una famiglia di etnia Rom. Nel frattempo quella stessa casa era stata occupata da Noemi con il suo compagno Simone e il suo bimbo, due giovani romani in evidenti condizioni di disagio. Lo scenario è quello di sempre, da manuale: la lotta fra poveri agitata e gonfiata dalle nuove destre. Quello che cambia però è il contesto, la reazione sociale e quella che in altri tempi si sarebbe chiamata “egemonia culturale”. Il lessico delle nuove destre diventa così “sentire comune” e ci proietta indietro verso gli anni più bui della nostra storia.

Intervistato da Formigli, il giovane occupante (Simone) snocciola pedissequamente tutti gli stereotipi della retorica salviniana e meloniana: prima gli italiani, prima i terremotati che vivono nei container e via dicendo. L’affermazione di un diritto passa così per la negazione di un diritto altrui. Incalzato dal conduttore sul fatto che i rom siano comunque cittadini italiani, il giovane è costretto ad ammettere che sì, sono effettivamente italiani, ma che comunque “non sono uguali a noi”. Un’affermazione che scatena gli applausi a scena aperta dello studio, un particolare che non lascia indifferente il conduttore che replica: «Questo applauso a me fa paura, quanto è pericolo alimentare questo tipo di opinione e di pensiero?».

Una domanda retorica che rivela tutta la nostra impotenza, perché quell’applauso, impensabile fino a qualche anno fa, segna una sconfitta epocale. Gli apprendisti stregoni hanno infine risvegliato i demoni, solleticato un inconscio che non ha mai fatto i conti con il rimosso e con il passato. Dove ci porterà è un’incognita che comincia a fare davvero paura.