Vittorio Feltri se ne frega del buco nero, perché «è un buco che è pure nero»

di Enzo Boldi | 12/04/2019

Vittorio Feltri sul buco nero

Smorzare gli entusiasmi di una ‘scoperta’ scientifica: missione compiuta. Secondo Vittorio Feltri, infatti, non c’è alcun motivo per essere così felici per questa storia della prima fotografia di un buco nero, ricostruita attraverso l’intreccio di diversi satelliti che hanno messo in evidenza il pulviscolo arancione che si genera introno a quel varco spaziale misterioso che si perde dell’Universo. Il direttore di Libero si lamenta del vasto spazio sulle varie testata e telegiornali dedicato a questa notizia.

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«Io non sono un astrofisico e le mie riflessioni non possono essere scientifiche, però leggo stralunato, per rimanere sul cosmo, dissertazioni fumose – scrive Vittorio Feltri nel suo editoriale -. Alla fine concludo che a me dei buchi non me ne frega nulla, specialmente se neri, non so che farmene, ignoro a che servano. Nessuno ce lo ha chiarito». Insomma, al direttore di Libero questo successo mediatico della prima ricostruzione fotografica di un buco nero non interessa proprio e trova tutte le parole spese in merito come una perdita di tempo.

Il buco nero non interessa a Vittorio Feltri

Invece di parlare del buco nero, infatti, per Vittorio Feltri si dovrebbe spostare l’attenzione su un altro tipo di varchi che sembrano non avere alcun fondo. «con tutti i buchi che abbiamo nei nostri bilanci statali ci esaltiamo per l’orifizio misterioso. Non ha senso – prosegue il direttore di Libero -. Cominciamo a otturare i buchi rossi provocati dal malgoverno, poi eventualmente ci occuperemo di quelli foschi nel creato. Se poi poniamo mente alle buche di Roma ci passa la voglia di prestare attenzione alle asperità celesti».

Che Einstein fosse un genio si sapeva già

Tra le righe del suo editoriale sul buco nero, il direttore di Libero sostiene anche che non serviva questa ricostruzione fotografica per certificare l’assoluta supremazia intellettuale di un personaggio come Albert Einstein, perché che fosse un genio dall’intelligenza superiore era una cosa nota da tempo. Quindi, scoprire i misteri di un pertugio distante 50 milioni di anni luce non è poi stato così fondamentale.

(foto di copertina: ANSA/IN COLLABORAZIONE CON EHT + ANSA / ETTORE FERRARI)