Mose, sequestrato il ‘tesoretto’ all’estero dall’ex governatore del Veneto Galan

di Enzo Boldi | 11/04/2019

Giancarlo Galan, Mose

La Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro di 12,3 milioni di euro riconducibili alle tangenti ricevute – per questo reato è ancora sotto processo, nonostante il patteggiamento e la condanna in primo grado, e agli arresti domiciliari – da Giancarlo Galan per la realizzazione del Mose, l’opera installata nella laguna di Venezia. Secondo il Gip, che ha dato l’autorizzazione al blocco dei beni individuati all’estero, quei soldi erano stati reinvestiti oltre confine. Il tutto è partito ricostruendo i movimenti del commercialista dell’ex governatore della Regione Veneto.

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Il sequestro è stato di 12,3 milioni di euro ed è stato eseguito dalla Polizia economico finanziaria di Venezia, su ordine del Gip di Venezia, nell’ambito di un’indagine per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, riguardante il reinvestimento all’estero delle tangenti incassate dall’ex presidente del Veneto, Giancarlo Galan.

Sequestrati 12,3 milioni di euro riconducibili a Giancarlo Galan

Nell’indagine, che coinvolge sei persone, sono coinvolti due commercialisti padovani nel ruolo di prestanome. I finanzieri hanno allargato il raggio dell’indagine partito da Galan e giungendo ad altri imprenditori veneti, grazie all’esecuzione di una rogatoria in Svizzera. Dopo il giro in diversi conti correnti esteri, le somme sono rientrate nella disponibilità degli imprenditori veneti, che le hanno utilizzate per effettuare investimenti, tra cui molti di natura immobiliare, in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto.

Il giro mondiale dei soldi delle tangenti Mose

Tra il 2008 e il 2015, secondo l’impianto accusatorio culminato con il sequestro di quei 12,3 milioni di euro e l’iscrizione nel registro degli indagati di altri imprenditori e dello stesso commercialista di Giancarlo Galan, almeno due persone – attraverso i loro studi professionali – si erano intestati le quote fiduciarie di una società con sede a Venezia, che le indagini sul Mose avevano già evidenziato come all’ex governatore della Regione Veneto. I due soggetti, inoltre, avevano messo a disposizione i loro conti correnti in Svizzera che erano intestate ad alcune società a Panama e Bahamas. Le somme provenienti da queste due aziende fittizie venivano poi girate su un conto a Zagabria che era stato intestato alla moglie di un terzo commercialista. Tutti questi movimenti sono stati ricostruiti dalla Guardia di Finanza che, ora, ha provveduto a scoperchiare un vero e proprio sistema alle spalle delle tangenti del Mose.

(foto di copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI)