Ora Di Maio è preoccupato per la mancata crescita economica

di Gianmichele Laino | 27/03/2019

crescita economica
  • Confindustria prevede una crescita zero per l'economia del Paese nel 2019

  • Matteo Salvini taglia corto: "Sono gufi"

  • Ma Luigi Di Maio, che pochi mesi fa annunciava il boom economico, ora si dice preoccupato

Il prossimo orizzonte per capire quali siano le stime di crescita economica del governo giallo verde sarà il Def, il documento di economia e finanza da approvare entro il 10 aprile. Ma, al momento, arrivano indicazioni da altre associazioni di categoria, come ad esempio Confindustria. I capitani d’impresa italiani temono che per queso 2019 la crescita sarà di poco superiore allo zero. Uno 0,1% indice di una preoccupante stagnazione. Il Pil dovrebbe salire di poco nel 2020, portandosi a un +0,4%.

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Crescita economica: le preoccupazioni di Confindustria e di Di Maio

Per il 2019, nella legge di stabilità, il ministro dell’Economia Giovanni Tria aveva previsto una crescita dell’1%. Una previsione che era già stata tagliata rispetto ai primi mesi della stesura della stessa legge di stabilità, quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio parlavano di un risultato molto più rotondo e si spingevano a ipotizzare un +1,5%.

Non c’è più il boom della crescita economica

Ora Confindustria ridimensiona tutto e arriva addirittura a prevedere un blocco totale della crescita. E se Matteo Salvini continua lungo la sua strada e usa la ruspa sulle previsioni degli industriali dicendo che sono dei «gufi» che «ci hanno sempre cannato in passato», Luigi Di Maio mostra i primi segnali di preoccupazione. Il leader del Movimento 5 Stelle non è più così convinto e ottimista circa la crescita del nostro Paese e si dice d’accordo con quanto affermato da Confindustria: «Le sue preoccupazioni – afferma Di Maio – sono le nostre».

Una decisa inversione di tendenza per chi, soltanto qualche mese fa, aveva parlato di un nuovo boom economico per il nostro Paese. Alla base delle previsioni negative di Confindustria ci sarebbero diversi fattori: «una manovra di bilancio poco orientata alla crescita – si legge nel rapporto -, l’aumento del premio di rischio che gli investitori chiedono sui titoli pubblici italiani, e il progressivo crollo della fiducia delle imprese rilevato da marzo, dalle elezioni in poi».

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI