Il figlio di Marco Biagi: «Chi tolse la scorta a mio padre ha un peso sulla coscienza»

di Daniele Tempera | 19/03/2019

Marco Biagi
  • A 17 anni dall'omicidio del giuslavorista il figlio attacca chi decise di revocare la scorta

  • Il professore bolognese aveva già ricevuto minacce e allertato le autorità

  • Lorenzo Biagi: "Se mio padre avesse avuto la scorta sarebbe ancora qui con me e con la mia famiglia"

Sono passati 17 anni da quel giorno di marzo in cui, nei giornali di tutta Italia, tornava un incubo che sembrava archiviato per sempre. Con l’omicidio del giuslavorista il brigatismo si riprendeva il palcoscenico del dibattito pubblico dopo anni, con un alfabeto di sangue e violenza che veniva da lontano. L’omicidio di Marco Biagi, giuslavorista bolognese, ripiombava il Paese nei periodi più cupi della sua storia e lasciava una scia di polemiche destinate a non assottigliarsi negli anni. Sì, perché proprio prima del brutale omicidio (avvenuto sotto casa) al professore bolognese era stata revocata la scorta, nonostante l’omicidio di un altro giuslavorista, Massimo D’Antona, avvenuto appena 3 anni prima e nonostante le minacce ricevute da Biagi. E a distanza di anni, mentre Bologna, e il capo della Stato Mattarella, ricordano il giuslavorista, il figlio Lorenzo non dimentica.

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L’attacco sulla scorta e l’appello per Roberto Saviano

«Chi aveva il dovere di dare la scorta a mio padre e non gliela ha data ha commesso, ovviamente, un gravissimo errore, visto come e’ andata a finire. E avranno un peso sulla coscienza molto grande, anche se non lo ammetteranno mai» ha sottolineato Lorenzo Biagi al margine della celebrazione, aggiungendo «Fino al novembre 2001 l’aveva. Poi gli e’ stata tolta improvvisamente a Bologna e nelle altre citta’ in cui lavorava. Ed e’ morto per quello, c’e’ poco da dire. E’ un fatto gravissimo, se mio padre avesse avuto la scorta sarebbe ancora qui con me e con la mia famiglia».

Non fate quello che avete fatto a Marco Biagi

Un accenno indiretto anche alle recenti polemiche riguardanti la scorta a Roberto Saviano: «Quando una persona corre pericoli reali e gravi come Saviano debba assolutamente essere protetta. Io non provo rabbia nei confronti di nessuno, nemmeno degli assassini, anche se non li perdono, penso che debbano fare i conti con la propria coscienza» ha concluso Lorenzo.