Condannato «l’untore dell’Hiv» che contagiò consapevolmente le compagne

di Gaia Mellone | 14/03/2019

  • Claudio Pinti è stato condannato a scontare 16 anni e 8 mesi di carcere

  • L'uomo, che sostiene che l'Hiv non esista, aveva consapevolmente contagiato con il virus diversi partner

  • La sentenza legata a due casi specifici, ma i contagiati potrebbero essere centinaia:

Claudio Pinti, che la stampa aveva soprannominato «l’untore dell’Hiv», dovrà scontare 16 anni e 8 mesi di carcere. L’uomo 35enne è stato condannato per lesioni gravissime e omicidio volontario per aver contagiato due compagne con il virus Hiv: una di loro è deceduta. La sentenza è relativa ai due casi specifici, ma sembra che il trasportare, che continua a sostenere che l’Hiv non esista, abbia contagiato centinaia di partner.

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Condannato l’uomo sieropositivo che contagiò consapevolmente le compagne. Il risarcimento all’ex compagna

Le indagini iniziarono dopo la denuncia presentata nel 2018 dalla 40enne con cui Claudio Pinti aveva una relazione. La donna aveva contratto il virus perché Pinti non le aveva confessato di essere sieropositivo e non aveva usato protezioni durante i rapporti sessuali.  La donna raccontò agli inquirenti che, mettendo alle strette il partner, questo si era giustificato dicendo che «una volta ero sieropositivo ma poi ho rifatto gli esami e non è risultato più niente». Aveva anche aggiunto che in sua difesa Pinti continuava a sostenere che «l’Hiv non esiste, è una balla, sono i farmaci che ti ammazzano», una posizione che ha ribadito anche durante le udienze. Pinti infatti continua a negare la sua malattia, e starebbe valutando il ricorso in appello.

L’untore dell’Hiv dovrà risarcire anche la famiglia dell’ex fidanzata deceduta

Complessivamente il giudice dell’udienza preliminare Paola Moscaroli ha riconosciuto alle varie parti offese la cifra di 525mila euro di provvisionali di risarcimento. 50mila euro andranno all’ex compagna che presentò denuncia, e la medesima cifra al figlio e ai genitori. Un risarcimento è previsto anche per la famiglia dell’ex compagna deceduta nel giugno 2017: alla madre al padre e alla figlia dell’ex compagna il gup ha assegnato un risarcimento di 100mila euro a testa, mentre alla sorella spetta la cifra di 25mila euro. Le cifre sono ancora a titolo provvisorio, poiché la quantificazione completa dei danni verrà fatta in sede civile. Claudio Pinti è stato condannato solo per questi due casi, ma dalle indagini era emerso che il contagio potrebbe essere più ampio. Pinti, che sapeva di essere sieropositivo da una decina di anni, aveva infatti fatto una stima dei partner con cui aveva avuto rapporti sessuali non protetti: le sue potenziali vittime potrebbero essere 228.

(credits immagine di copertina:  ANSA/ UFFICIO STAMPA POLIZIA DI STATO)