Brexit, approvata la mozione che esclude l’opzione del no-deal a qualsiasi costo

di Gaia Mellone | 13/03/2019

  • Approvato l'emendamento che bocciava il no-deal "a qualsiasi costo" con 312 voti a favore contro 308 contrari

  • Domani il voto della Camera sulla mozione di proroga dell'articolo 50

  • Theresa May: «Il 29 marzo la Gran Bretagna uscirà dall'Ue se non vi è accordo su qualche cosa di diverso»

Dopo aver bocciato l’accordo ottenuto da Theresa May alla vigilia dei giorni cruciali sulla Brexit, il Parlamento britannico pronuncia un altro no: stavolta contro l’opzione dell’uscita senza accordo, il no-deal. Una bocciatura risicata, ottenuta solo per 4 voti. Domani la Camera dei comuni esprimerà il terzo voto, per chiedere all’Unione Europea la proroga dell’articolo 5o.

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Brexit, bocciata l’opzione no-deal

Più che una bocciatura forse è una vittoria: l’opzione no-deal è stata descritta come la più disastrosa da tutte le parti coinvolte nel divorzio tra Regno Unito e Unione Europea. Se di vittoria si vuol parlare, non si può non aggiungere l’aggettivo “risicata”. L’esclusione della possibilità di uscita senza accordo è passata con una manciata di voti.  L’emendamento bipartisan proposto dalla Tory Caroline Spelman e dal laburista Jack Dromey infatti è passato con 312 voti a favore contro 308 contrari.

L’approvazione di questo emendamento, ha spiegato lo speaker dei Comuni John Bercow, elimina automaticamente il voto sulla mozione del governo sostenuta da Theresa May. Ora «si passa direttamente al voto dell’emendamento Malthouse», ovvero quello che mette da parte le negoziazioni per un accordo sulla Brexit e richiede un allungamento del periodo di transizione. È l’unica ipotesi rimasta sul tavolo e, nonostante il primo ministro Theresa May si sia sempre opposta sarà costretta a tornare a Bruxelles per chiedere una proroga dell’articolo 50 e di fatto rimandare la Brexit.

Theresa May: «La Brexit ci sarà salvo accordi diversi»

La premier britannica ha annunciato che chiederà «un’estensione tecnica breve e limitata», sottolineando però che «rimane il fatto che il 29 marzo la Gran Bretagna uscirà dall’Ue se non vi è accordo su qualche cosa di diverso». I parlamentari, ha aggiunto, devono capire e accettare che «se non troviamo un consenso nei prossimi giorni, ci sarà bisogno di un’estensione più lunga». Fattore che implicherebbe la partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee di maggio: «Non penso che questo sarebbe il giusto esito» ha concluso. “La mozione del governo che sarà presentata domani fissa a mercoledì prossimo la scadenza per approvare un accordo sulla Brexit”. Domani Westminster si pronuncerà in merito ad un emendamento che fissa per mercoledì prossimo la data in cui votare l’accordo per la Brexit. Se un accordo non si dovesse trovare, ha spiegato lo speaker della Camera John Bercow, «il governo chiederà una proroga dell’articolo 50 fino al 30 giugno. Ma se non sarà approvato, il governo avrà bisogno di un’estensione più lunga».

Anche per i tempi supplementari però è necessario il voto del Parlamento Britannico, che ne discuterà domani. Poi sarà compito dei capi di governo europei decidere se approvare la richiesta : il vertice è fissato per il 21 marzo, a 8 giorni dalla data in cui il Regno Unito avrebbe dovuto chiudere i rapporti con l’Unione Europea.

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