PD-Watch: il polso del Parkinson, dal laboratorio al polso del paziente

C’è un dispositivo indossabile che sa leggere i movimenti involontari di chi convive con il Parkinson — e trasformarli in dati utili al neurologo, in tempo reale, con la stessa precisione di un esame clinico strutturato. Si chiama PD-Watch, è sviluppato da Biomedical Lab, ed è il risultato di anni di studi clinici, brevetti internazionali e una visione precisa: portare la diagnostica neurologica fuori dall’ospedale, dentro la vita quotidiana del paziente. Abbiamo parlato con il team di come si costruisce un dispositivo medico certificato partendo da zero — tra finanziamenti pubblici e privati, doppia anima clinica e consumer, protezione dei dati sanitari e la sfida di scalare su patologie e mercati nuovi.
Sviluppare un dispositivo medico certificato richiede anni prima di generare un solo euro di ricavi. Come avete tenuto in piedi la gestione finanziaria in questa fase lunga e costosa?
Abbiamo impostato fin dall’inizio un approccio progressivo, cercando di bilanciare ricerca, validazione clinica e sviluppo commerciale senza mai perdere di vista la sostenibilità. Abbiamo condotto diversi studi clinici in Italia e in Europa che hanno permesso di validare la tecnologia e consolidare il posizionamento scientifico della soluzione. In parallelo, abbiamo portato sul mercato una prima versione del PD-Watch già utilizzata in contesti reali, avviando le prime collaborazioni e generando ricavi iniziali.
Stiamo lavorando anche su un’evoluzione della piattaforma che amplia sia le applicazioni — includendo lo screening delle sindromi parkinsoniane oltre alla registrazione dei segni motori — sia la compatibilità con dispositivi indossabili, passando da wearable professionali a smartwatch commerciali. Dal punto di vista finanziario, nelle fasi iniziali la gestione era seguita direttamente dal team fondatore con il supporto di consulenti esterni. Con la crescita del progetto abbiamo introdotto progressivamente un approccio più strutturato al controllo di gestione e alla pianificazione economico-finanziaria.
Avete beneficiato del programma Brevetti+ del MISE e di grant europei. Come bilanciate la dipendenza dai bandi pubblici con la necessità di costruire un modello di ricavi autonomo?
I finanziamenti pubblici sono stati importanti nelle fasi iniziali, in particolare per sostenere attività ad alto contenuto innovativo come la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la tutela della proprietà intellettuale. Programmi come Brevetti+ ci hanno permesso di accelerare lo sviluppo riducendo il fabbisogno di capitale privato nelle fasi più rischiose.
Il modello di business di PD-Watch è però stato progettato fin dall’inizio con l’obiettivo di essere autonomo e sostenibile, basato su ricavi da servizi B2B e B2C. I finanziamenti pubblici sono una leva abilitante, non una fonte strutturale di sostentamento. Oggi il focus è chiaramente orientato alla crescita dei ricavi, alla validazione commerciale e alla scalabilità del modello — con una progressiva transizione verso un approccio completamente market-driven.
Il PD-Watch funziona sia su dispositivi medici professionali che su smartwatch commerciali come Google Pixel Watch. Come gestite questa doppia anima nella strategia di partnership?
La compatibilità con entrambe le tipologie di dispositivo è un elemento strategico preciso: ci consente di rispondere a esigenze diverse lungo il percorso di utilizzo, mantenendo sempre la stessa robustezza e coerenza dei dati — aspetti fondamentali per l’integrazione nei processi decisionali dei neurologi.
La strategia è combinare rigore clinico e scalabilità: wearable professionali nei contesti più strutturati, smartwatch commerciali per estendere l’adozione nel canale direct-to-patient. Sul fronte partnership questo approccio ci permette di collaborare sia con attori del mondo sanitario e della ricerca, sia con ecosistemi tecnologici consumer, mantenendo sempre il controllo sugli algoritmi e sul valore clinico della soluzione.
Offrite API per l’integrazione in soluzioni di terze parti. Come proteggete la proprietà intellettuale e il valore clinico quando un partner più grande entra nella catena?
Biomedical Lab dispone di un portafoglio brevettuale strutturato: due brevetti concessi negli Stati Uniti, tre in Italia, uno a livello europeo e ulteriori domande in fase di valutazione. Questo protegge i sistemi e i metodi di elaborazione alla base della soluzione, che rappresentano il cuore del valore tecnologico.
Le integrazioni con terze parti sono strutturate in modo che i partner possano accedere ai risultati e alle funzionalità della piattaforma senza avere accesso diretto al nucleo algoritmico. Gli accordi prevedono licenze d’uso ben definite, con vincoli sugli ambiti applicativi e requisiti di qualità per garantire coerenza e affidabilità del risultato clinico. Adottiamo un approccio attento nella strutturazione delle partnership, evitando modelli in cui la tecnologia venga completamente assorbita dal partner: l’obiettivo è mantenere un ruolo centrale nella generazione del valore clinico, preservando sia l’IP sia il posizionamento nella catena del valore.
Il Parkinson tocca milioni di famiglie. È un pubblico emotivamente coinvolto e potenzialmente molto motivato. Avete mai valutato il crowdfunding come strumento di raccolta e costruzione di community?
Il tema è stato valutato, in particolare nella sua evoluzione più recente come strumento non solo di raccolta ma anche di coinvolgimento. Nel nostro caso, operando nel settore dei dispositivi medici e della digital health, l’approccio alla crescita è stato finora guidato principalmente da validazione clinica, partnership istituzionali e sviluppo regolatorio — elementi fondamentali per garantire credibilità e affidabilità della soluzione.
Riconosciamo però che il PD-Watch si rivolge a un ecosistema molto ampio e coinvolto — pazienti, caregiver, medici, associazioni — e che costruire una community attiva è un obiettivo strategico di medio-lungo periodo. Strumenti come l’equity crowdfunding possono essere interessanti in un contesto strutturato e coerente con il posizionamento dell’azienda. Ad oggi il focus resta su canali più tradizionali per il settore, ma non escludiamo iniziative che combinino raccolta di capitale e coinvolgimento della comunità, soprattutto in fasi di maggiore maturità del prodotto.
Siete su Instagram, LinkedIn, Facebook, Twitter e YouTube. Come differenziate i contenuti tra canali così diversi per un prodotto che parla sia a neurologi che a pazienti?
La presenza sui diversi canali è stata strutturata fin dall’inizio in modo differenziato per rispondere ai diversi target. LinkedIn e la newsletter dedicata ai medici sono orientati ai professionisti sanitari e agli stakeholder del settore, con contenuti istituzionali e scientifici: aggiornamenti su studi clinici, sviluppi della piattaforma, partecipazione a congressi. Facebook è pensato invece per un pubblico più ampio — pazienti e caregiver — con contenuti informativi e di sensibilizzazione sulla malattia di Parkinson. In prospettiva è prevista una comunicazione più strutturata verso entrambi i target, sempre nel rispetto delle normative sulla pubblicità dei dispositivi medici.
I vostri studi clinici e premi come quello dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici sono asset di credibilità enormi. Come li traducete in messaggi comprensibili anche per chi non è medico?
Gli studi clinici e i riconoscimenti non restano confinati all’ambito accademico: vengono utilizzati attivamente nella comunicazione verso i professionisti attraverso LinkedIn, la newsletter e la partecipazione a congressi scientifici. Allo stesso tempo, gli studi sono una fonte preziosa di apprendimento — raccolgono evidenze ed esperienze d’uso reali che alimentano lo sviluppo continuo della soluzione.
Per un pubblico non tecnico lavoriamo per tradurre i risultati scientifici in messaggi centrati sull’impatto concreto: miglioramento della qualità di vita, supporto alla personalizzazione della terapia, capacità di individuare precocemente i sintomi. Il dato clinico diventa storia di paziente.
Quanto investite in advertising a pagamento rispetto a PR ed eventi scientifici? Qual è il canale con il ritorno più alto per raggiungere neurologi e strutture ospedaliere?
Nel contesto sanitario la costruzione della fiducia è un processo progressivo che richiede tempo e presenza nei contesti appropriati. L’investimento in advertising a pagamento è limitato, mentre una parte significativa delle attività è concentrata su eventi scientifici, congressi medici e networking diretto con neurologi e strutture sanitarie. Questi canali sono particolarmente efficaci per costruire relazioni, validare la soluzione e favorire l’adozione in ambito clinico.
Esiste già una community attorno al PD-Watch, o il rapporto con clinici e associazioni è ancora prevalentemente bilaterale?
Attualmente il rapporto è in prevalenza bilaterale, in particolare con clinici, centri di ricerca e partner coinvolti negli studi di validazione — il che è stato coerente con la fase di sviluppo fortemente orientata alla validazione scientifica. Nel tempo si è però sviluppata una rete di relazioni che include ricercatori, neurologi e associazioni di pazienti, anche attraverso studi clinici ed eventi dedicati al Parkinson.
La costruzione di una community più strutturata è oggi un obiettivo su cui stiamo lavorando. Un ecosistema attivo che coinvolga clinici, pazienti e altri stakeholder può rappresentare non solo un elemento di impatto ma anche un vantaggio competitivo: favorisce la diffusione della soluzione e raccoglie feedback preziosi per lo sviluppo del prodotto.
Il PD-Watch raccoglie dati motori continui su pazienti neurologici — tra i dati sanitari più sensibili che esistano. Come li proteggete lungo tutta la catena, dal dispositivo al cloud?
La protezione dei dati è centrale nella progettazione della piattaforma. Abbiamo adottato un approccio privacy by design e by default, integrando i requisiti di sicurezza fin dalle prime fasi. I dati vengono gestiti tramite pseudonimizzazione, crittografia e sistemi di controllo degli accessi, per limitare la possibilità di identificazione diretta del paziente e garantire che solo i soggetti autorizzati possano accedere alle informazioni.
Dal punto di vista infrastrutturale la piattaforma si basa su cloud sicuri e fornitori qualificati, con standard elevati di cybersecurity per protezione dei dati, continuità del servizio e resilienza del sistema. PD-Watch è sviluppato in conformità con il GDPR e con il Regolamento europeo MDR sui dispositivi medici, con un approccio orientato alla trasparenza e alla tutela del paziente.
La tecnologia è già applicata a sclerosi multipla, tremore essenziale e corea di Huntington. Come decidete su quali patologie espandere, e quali sono i colli di bottiglia?
La selezione delle nuove applicazioni si basa sulla presenza di sintomi motori misurabili tramite wearable, sulla rilevanza clinica del bisogno non soddisfatto e sulla possibilità di generare valore concreto per medici e pazienti. La piattaforma è già progettata per essere scalabile e adattabile, e alcune applicazioni sono state esplorate a livello di ricerca. Ogni nuova patologia richiede però un percorso dedicato di validazione clinica e sviluppo algoritmico — e qui stanno i principali colli di bottiglia: percorsi regolativi dedicati, conformità normativa e una chiara definizione del posizionamento commerciale. Per questo l’espansione viene gestita in modo progressivo e selettivo, privilegiando le applicazioni con maggiore impatto clinico e percorsi di adozione più sostenibili.
Il vostro modello non vende il dispositivo ma i servizi associati. Come si scala la revenue — più patologie, più paesi, o si evolve verso un modello ad abbonamento?
Il modello presenta già elementi di ricorrenza e scalabilità, in particolare attraverso licenze annuali e servizi di monitoraggio, sia per strutture sanitarie che per pazienti diretti. La crescita della revenue può avvenire su più direttrici complementari: espansione geografica in nuovi mercati europei, ampliamento delle applicazioni cliniche e aumento progressivo della base utenti sia nel segmento B2B sia nel canale direct-to-patient.
Fate parte del percorso Boost Your Ideas di Lazio Innova. Cosa ha portato concretamente al progetto?
La partecipazione è stata utile soprattutto in termini di consolidamento e posizionamento del progetto, oltre che per il network — che ha permesso di entrare in contatto con altri attori dell’ecosistema dell’innovazione, favorendo confronto e possibili sinergie. Desideriamo esprimere un sincero ringraziamento agli organizzatori del programma e in particolare al coach Massimiliano Gilardi, che ci ha guidati con competenza e professionalità lungo tutto il percorso.
Il PD-Watch non è solo un dispositivo medico: è la prova che la distanza tra laboratorio e vita reale può essere colmata, con la giusta combinazione di rigore scientifico e visione di prodotto. Biomedical Lab ha scelto di non bruciare le tappe — ogni brevetto, ogni studio clinico, ogni accordo di partnership è un mattone posato con precisione. La sfida adesso è scalare senza perdere quella precisione: più patologie, più paesi, più pazienti. E farlo mantenendo al centro ciò che rende il progetto davvero rilevante — non la tecnologia in sé, ma quello che cambia nella vita di chi convive ogni giorno con una malattia neurodegenerativa.