YP Trainer: lo studio fitness che si prenota come un coworking

Spazi autonomi, accesso via app, valuta virtuale interna e un modello in franchising che ha già convinto CDP e Lazio Innova. YP Trainer non è una palestra — è un’infrastruttura per i professionisti del fitness che vogliono lavorare senza dipendere da nessuno. I founder raccontano come il lockdown ha cambiato tutto, cosa significa davvero “phygital” e perché la prossima apertura è già fissata a Ginevra.
Da dove nasce l’idea di YP Trainer — cosa vi mancava nel mondo del fitness tradizionale? E il concetto di “ecosistema phygital” è ancora poco conosciuto: come lo spieghereste a qualcuno che non ha mai sentito questo termine?
L’idea nasce da una doppia spinta personale. Da un lato la mia passione per il benessere e l’attività fisica, e la consapevolezza di quanto lo stile di vita influenzi la salute a 360°. Dall’altro, la voglia di portare la logica della sharing economy e del coworking — che già funzionava benissimo nel mondo del lavoro — al servizio dei professionisti del fitness. Inoltre, nasce da un’esperienza diretta nel settore. Ho visto personal trainer senza spazi adeguati dove lavorare. Durante la pandemia questo è diventato ancora più evidente: molti trainer hanno capito che potevano lavorare come liberi professionisti, ma mancava completamente l’infrastruttura adatta per farlo. Da lì abbiamo costruito YP Trainer.
Quando parliamo di “phygital”, intendiamo un ecosistema che unisce sia lo spazio fisico che quello digitale. Nel nostro caso si tratta di studi fitness che vengono gestiti e supportati dal digitale: prenotazione, accesso, pagamento, matching con il trainer.
Dite di conoscere “da anni” le esigenze del mondo del fitness — quali esperienze personali o professionali hanno davvero cambiato il vostro punto di vista?
Ho lavorato nel mondo del fitness come responsabile marketing per un franchising che ho visto crescere da due a oltre novanta centri. Ho visto da vicino cosa significa scalare un modello fitness e quali sono i suoi limiti. Anche il resto dei founder ha un background molto forte tra fitness, franchising e sviluppo di business.
Il momento che ha cambiato tutto è stato il lockdown. Abbiamo avuto il tempo di osservare i trend: le persone volevano continuare ad allenarsi ma con più flessibilità, più privacy, meno vincoli. I personal trainer cercavano soluzioni per non perdere i loro clienti e spazi dove svolgere il proprio lavoro che non fosse la classica palestra.
La domotica, l’accesso autonomo tramite app e il sistema dei COIN sono elementi centrali del vostro servizio — come funzionano insieme,e perché avete scelto una valuta virtuale interna invece di pagamenti standard?
Il sistema è pensato per essere completamente integrato. L’utente o il PT prenota tramite app, paga e accede allo studio automaticamente.
La domotica gestisce tutto il resto: apertura porta, luci, temperatura, in base alla prenotazione.
I COIN servono a semplificare l’esperienza: eliminano le micro-transazioni ripetute, rendono le prenotazioni più veloci e ci permettono di costruire logiche di utilizzo più fluide e scalabili.
Uno studio a cui si accede in autonomia, senza personale fisso, è un sistema che regge interamente su tecnologia. Come proteggete gli accessi, i dati personali degli utenti e i pagamenti?
Essendo un modello full-tech, la sicurezza è fondamentale. Gli accessi sono tracciati e legati a prenotazioni attive: non esiste apertura senza una prenotazione verificata e associata ad un account. I pagamenti sono gestiti tramite provider certificati, come Stripe, e tutta l’infrastruttura è progettata per garantire protezione dei dati.
La vostra infrastruttura è pensata per gestire decine di studi contemporaneamente — prenotazioni, accessi, COIN, domotica. Dove sta il vero collo di bottiglia quando la rete cresce?
Per noi il collo di bottiglia non è tecnologico ma legato all’apertura degli studi ed ai capitali per questo abbiamo deciso di vendere il nostro format anche in franchising, per poter scalare più velocemente la nostra rete fisica di studi fitness.
Avete ottenuto l’appoggio di CDP e Lazio Innova — come si è svolto quel percorso? Cosa cercavano in voi gli investitori, e cosa avete imparato su voi stessi in quella fase?
È stato un percorso lungo, iniziato con l’accelerazione in Wesportup – acceleratore della rete CDP verticale in ambito sport tech – durata 4 mesi dove abbiamo costruito tantissimo e lavorato direttamente dal foro italico, dopo il percorso CDP ha deciso di investire in noi se avessimo trovato altri investors con cui fare match. Abbiamo ricevuto tantissimi “no” prima di riuscirci e chiudere il round seed da 723.000 euro a cui alla fine ha partecipato anche Lazio Innova. Quello che gli investitori hanno visto in noi è stato un team appassionato, con esperienza concreta e network nel settore ed un modello di business con una validazione reale sul mercato.
Come vi differenziate dalle grandi catene di palestre low-cost che stanno crescendo molto in Italia? Puntate all’espansione in franchising: che profilo cercate in chi vuole aprire uno YP Studio?
Le palestre low-cost puntano sul volume. Noi lavoriamo sulla qualità dell’esperienza dei clienti e dei professionisti. Offriamo flessibilità, privacy e personalizzazione oltre ad una formula flessibile come il pay per use.
Per il franchising cerchiamo persone con mentalità imprenditoriale, che non vogliono aprire una semplice palestra ma entrare in un modello innovativo con gestione da remoto, oppure professionisti che vogliono aprire la loro realtà ma all’interno di un ecosistema più ampio come il nostro.
Quanto pesa la parte amministrativa sul tempodel team?
Essendo una startup che unisce digitale, fisico e franchising, la complessità è alta. Proprio per questo stiamo investendo nell’automazione e negli strumenti, con l’obiettivo di ridurre sempre di più il tempo dedicato a queste attività.
Quanto può valere per YP Trainer un partner industriale — un produttore di attrezzature, una piattaforma di wellness, un operatore immobiliare con spazi da riconvertire? E il crowdfunding: lo vedete come uno strumento di raccolta, di validazione, o come un modo per costruire una base di utenti fedeli fin dall’inizio?
YP Trainer è ormai diventata sostenibile e proprio per questo il nostro nuovo round non sarà per raccogliere meri capitali ma per trovare smart money potrebbe essere un partner industriale verticale nel settore fitness (produttori, catene, piattaforme etc) ma anche verticale sul mondo del franchising o dell’immobiliare. Vediamo tantissime sinergie con questi ultimi due in particolare.
Come si mantiene la qualità dell’esperienza — e del rapporto trainer-cliente — quando la rete si allarga rapidamente?
La qualità si mantiene attraverso processi ben definiti, linee guida e best practice. Non è sempre facile ma è anche vero che noi spesso mettiamo solo in connessione professionisti, spazi e clienti: siamo più un abilitatore.
La comunicazione è il vostro vero campo di battaglia: il fitness phygital è un concetto che va spiegato, non solo mostrato. Qual è il canale che ha funzionato meglio finora — social, passaparola, PR — e cosa invece non ha reso quanto speravate?
I social sono stati il canale che più ci ha aiutato nella comunicazione: ci permettono di raggiungere sia i professionisti che i potenziali clienti finali. Ma anche il passaparola è stato fondamentale: chi prova uno YP Studio lo racconta, porta un amico, coinvolge il proprio trainer: questa per noi è la prova più concreta che l’esperienza funziona e che è davvero rivoluzionaria.
Se doveste fare una campagna pubblicitaria oggi, cosa raccontereste e a chi? E chi è davvero il vostro cliente ideale — quello che ancora non avete convinto?
Ci piacerebbe affacciarci al B2b, portare il nostro format nelle aziende (magari quelle con sedi remote dove non è facile offrire strumenti di wellbeing), nel turismo ad esempio con gli hotel – che spesso non sfruttano affatto gli spazi fitness al meglio – ma anche realtà fuori città con la nostra formula prefabbricata del Fitness POD
La community è un tema delicato nel fitness: c’è chi entra da solo e vuole privacy totale, e chi invece ha bisogno di un gruppo per restare costante. Come bilanciate questi due bisogni opposti — e state costruendo attivamente una community intorno a YP Trainer, o è ancora prematuro?
Il nostro modello permette entrambe le cose: allenamento privato per chi cerca privacy e personalizzazione massima e gli small group per chi ha bisogno di condivisione e quell’ambiente più sociale. La nostra piattaforma permette anche ai professionisti esterni di lanciare corsi nelle nostre strutture e la community si sta sempre più allargando.
La relazione tra trainer e cliente è intima e fiduciaria — come fa una piattaforma digitale a non “freddare” questo rapporto?
Il nostro obiettivo non è sostituire la relazione ma renderla più semplice e valorizzarla. Quando un trainer non deve preoccuparsi di trovare uno spazio, gestire i pagamenti e le prenotazioni a mano, inseguire i clienti su WhatsApp ha più energia e tempo per concentrarsi proprio su di loro, sulla qualità dell’allenamento e sulla relazione.
Dove sarà YP Trainer tra cinque anni — pensate a un’espansione fuori dall’Italia? E c’è qualcosa che il mercato non ha ancora capito di voi e che vorreste comunicare meglio?
In realtà ci stiamo già lavorando! A maggio apriremo la nostra prima sede fuori dai confini nazionali: in Svizzera a Ginevra. Per noi sarà una prova importante per validare il mercato ed il nostro format anche all’estero.
Siamo fiduciosi che tra 5 anni avremo sedi in diversi paesi Europei assolutamente.
YP Trainer parte da un’intuizione semplice — i personal trainer hanno bisogno di spazi come i freelance hanno bisogno di coworking — e ci costruisce sopra un sistema completo: tecnologia, domotica, franchising, community. Il round seed da 723.000 euro, la Svizzera alle porte e la partnership con CDP sono segnali che il mercato ha iniziato a capire. Resta da convincere chi ancora non sa che la palestra del futuro potrebbe non avere reception, non avere orari fissi e non avere nemmeno un gestore in loco — solo uno spazio, un professionista e un’app che fa funzionare tutto il resto.