Elena Martinello: «La bici è terapia. Io ho solo imparato a raccontarla»

Federica Basili 26 Apr 2026
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C’è chi arriva al proprio lavoro seguendo un piano e chi ci arriva pedalando — nel senso più letterale. Elena Martinello, vicentina, ha costruito negli anni una figura professionale difficile da etichettare: content creator, fotografa, digital manager, guida MTB, co-fondatrice di una community ciclistica femminile. Il filo che tiene insieme tutto non è una strategia a tavolino, ma qualcosa di più semplice e più ostinato: la bicicletta. Quattro anni in Australia, mesi in giro per il Sud-Est asiatico e l’India, un background in grafica pubblicitaria, collaborazioni con brand come Merida e Julbo, un video su Amazon Prime Video girato in Valle d’Aosta. E, nel mezzo di tutto, la convinzione che pedalare — e raccontarlo bene — possa davvero cambiare qualcosa nelle persone. L’abbiamo incontrata per capire come si costruisce una carriera ai margini dei sentieri.

Hai un background in grafica pubblicitaria, hai vissuto quattro anni in Australia, girato per mesi il Sud-Est asiatico e l’India. Guardando indietro, riesci a tracciare un filo logico tra tutte queste esperienze, o il tuo percorso è stato più casuale di quanto sembri?

Credo che le cose non capitino per caso. Spesso si incontrano persone che ci portano a cambiare strada, sta a noi decidere se farlo o no, uscendo dalla “comfort zone”, oppure rimanere legati alle proprie abitudini. Ma se si vuole crescere e aprire la mente, e si è uno spirito libero come me, prendere coraggio e partire è il modo migliore per scoprire sé stessi, capire quello che si vuole fare nella vita, allontanarsi per poi ritornare con un nuovo punti di vista.

Il ciclismo entra nella tua vita nei primi anni 2000 e non se ne va più. Cosa ti ha colpito di questo mondo rispetto agli altri sport che hai praticato — nuoto, ginnastica artistica — e perché è rimasto il centro di tutto?

Il ciclismo si vive all’aria aperta. Ho iniziato con la mountain bike sulle colline di Vicenza e sull’Altopiano d’Asiago, grazie a persone che ho conosciuto e che sono state parte delle esperienze che mi hanno in qualche modo cambiata e fatto conoscere una realtà diversa. La bici mi connette con la natura, mi rigenera, mi porta lontano con il corpo e con la mente, cosa che altri sport che praticavo al chiuso non mi permettevano di fare. Prima della bici ho praticato nuoto e ginnastica artistica a livello agonistico. Con la bicicletta ho scoperto luoghi meravigliosi ed è parte integrante della mia vita e del mio lavoro di content creator e digital manager. La chiamo “bike therapy” perché per me è proprio questo, una terapia. Dopo un giro in bici mi sento ricaricata e rigenerata. Mi piace raccontare le mie avventure in bici attraverso i canali social con l’intento anche di motivare altre donne e scoprire questo sport. La soddisfazione più bella è quando qualcuno mi dice che ha ritrovato motivazione a tornare a pedalare grazie al mio modo di raccontare la bici oppure che aver iniziato ad andare in bici è stato il modo per uscire da periodi difficili della propria vita.

Oggi ti definisci digital creator, fotografa, social media manager, guida MTB e fondatrice di una cycling community. Come spiegheresti a qualcuno in un minuto solo cosa fai davvero?

In effetti sono tante cose, ma spiegandolo in modo semplice sono oggi una Content Creator e Digital Manager che si è evoluta facendo esperienza in diversi ambiti: inizialmente scrivendo di ciclismo femminile sul web e fotografando competizioni di MTB internazionali. Sono stata PR e Sport Marketing Manager per importanti aziende nel mondo outdoor, ma anche figura di riferimento e ambassador di brand del mondo del ciclismo mondiale e ho fondato, assieme ad altre incredibili donne, la community Ride Like a Girl project. Ora collaboro e racconto i territori in sella alla mia bicicletta e gestisco la comunicazione digitale di attività come Bike Hotel o aziende che operano nel cicloturismo.

Hai un media kit professionale, collaborazioni con brand internazionali come Merida e Julbo, e hai lavorato come Digital Manager per aziende terze. Quando hai capito che tutto questo poteva diventare una professione strutturata e non solo una passione?

In realtà è una cosa che ho maturato in maniera naturale, grazie a connessioni che ho costruito negli anni e grazie ai miei lavori passati. Un passo alla volta ho capito quale direzione prendere e cosa mollare. Ho messo assieme le mie capacità e quello che avevo studiato. Essendo da sempre portata per il digital, sono cresciuta a pari passo con i social media evolvendomi con loro e formandomi continuamente. Il mio lavoro è la mia passione. Essendo un lavoro creativo, se perdo motivazione è il momento di lasciare andare e trovare nuovi spunti.

Gestisci sia i tuoi canali — blog, Instagram, newsletter — sia quelli di altri brand e strutture. Come riesci a mantenere la tua voce autentica quando sei immersa ogni giorno nel linguaggio degli altri?

Chi mi sceglie lo fa perché piace il mio modo di comunicare. Porto il mio stile personale nei loro contenuti. Questo per me è fondamentale. Per questo decido di collaborare con realtà che lavorano nel mondo dello sport. Per rimanere comunque me stessa anche se i profili sono di altri. Mi piace lavorare con piccole realtà in crescita dove posso portare la mia esperienza.

Sei comparsa su RealTime nel programma “Restyle – Tutti gli stili che sei” e hai un video su Amazon Prime Video girato in Valle d’Aosta. Come è cambiato il tuo rapporto con il mezzo video rispetto alla fotografia, che è la tua formazione originaria?

Non mi sento mai “sciolta” davanti al video, ma mi ha aiutato molto a togliermi di dosso un po’ timidezza. Ma se c’è di mezzo un bel sentiero e la bicicletta, mi sento subito a mio agio. Come tutte le cose, facendo pratica s’impara e si fa l’abitudine. L’esperienza a RealTime è stata davvero divertente ed emozionante, decisamente fuori dai miei schemi: ogni tanto ci vuole. 😉

Nel 2015 hai fondato insieme ad amiche cicliste Ride Like a Girl Project. Da dove è nata l’idea e cosa vi ha convinte che ci fosse bisogno di uno spazio specifico per le donne in bici?

L’idea è nata da un uomo! Davide, il marito della mia amica Laura, un giorno, mentre pedalava e superava un gruppetto di ciclisti, si è sentito commentare: pedala come una donna! Da li ha deciso di dimostrare attraverso un video come davvero pedalano le donne, prendendo 9 ragazze (tra cui me) davvero toste, che facevano anche gare di MTB e che avrebbero fatto mangiare della polvere ad alcuni uomini. 😀 L’ispirazione l’aveva presa inoltre da una pubblicità americana degli assorbenti Always intitolata “Like a Girl” dove veniva chiesto a degli adolescenti di agire come una ragazza mentre correva, saltava, tirava una palla da baseball… tutti si atteggiavano in maniera buffa e un po’ stupida. La stessa cosa chiesta a dei bambini più piccoli invece la reazione era completamente diversa, reale. Andatelo a vedere se avete un minuto. Trovandomi spesso a pedalare in gruppi di uomini mi ero sempre chiesta perché le donne non ci fossero, dov’erano, perché non si avvicinavano a questo sport che per me è davvero incredibile. E avevo sempre desiderato mettere assieme un gruppo di ragazze che potesse organizzare eventi per altre donne che volevano conoscere da vicino il mondo della bici, che volevano pedalare in compagnia e non più da sole o semplicemente prendere coraggio per iniziare senza inutili traumi che avrebbero potuto causare un’uscita “estrema” con fidanzati, mariti o semplicemente amici, super allenati, e che le avrebbero portate a buttarsi giù da qualche spaventoso sentiero stretto e pieno di pietre. E così ho colto al volo l’occasione di far parte di Ride Like a Girl project.

Quanto è importante per te la componente comunitaria del tuo lavoro — non solo avere follower, ma costruire qualcosa che esiste anche offline, come sentieri, eventi, spazi?

Per me è fondamentale. Per far sì che si possa pedalare nei boschi bisogna pulire le strade che purtroppo spesso sono dimenticate. Fare aggregazione anche organizzando delle piccole social ride e incontrare le persone. Per me questo è il massimo. Mi piacerebbe ci fossero più spazi anche per i bambini dove poter divertirsi magari su una pump track, ma serve l’aiuto delle amministrazioni comunali. L’importante è sensibilizzare, far conoscere e condividere e un passo alla volta cerchiamo di far diventare il nostro territorio più bike friendly. Dalla bici si vedono davvero cose meravigliose e l’Italia potrebbe diventare una destinazione per tutti i ciclisti del mondo.

Gestisci la presenza social di hotel, aziende e atleti. Qual è l’errore più comune che vedi fare alle piccole realtà del mondo outdoor e del cicloturismo quando cercano di comunicare online?

L’errore più comune è non dedicare il tempo necessario alla strategia di comunicazione della propria azienda. Più informazioni utili si condividono con la social media manager e migliore è il risultato e la comunicazione del proprio brand. Comunicare è un investimento per la propria azienda e non va’ considerato unicamente come spesa.

Hai un profilo bilingue italiano/inglese, collabori con brand internazionali e hai testimonial su territori italiani. Quanto è strategica la dimensione internazionale del tuo progetto, e come la stai sviluppando?

Attualmente comunico prevalentemente in italiano, ma a volte mi piace farlo anche in inglese per arrivare a molte più persone nel mondo. Mi piace non avere confini ed entrare in contatto anche con chi non conosce l’italiano e abita dall’altra parte del mondo. Il mio sito è quasi completamente in bilingue appunto per questo, ma è anche per portare più visite ad esso e magari farmi conoscere da altre aziende internazionali che cercano una figura come la mia.

Il cicloturismo e il gravel stanno esplodendo in Italia. Tu sei su questo mercato da anni. Senti di essere arrivata prima del boom — e come stai posizionando il tuo progetto ora che l’interesse è altissimo?

Credo di aver iniziato a pedalare la bici gravel proprio agli inizi, quando cominciava a farsi conoscere. Era probabilmente il 2015 quando mi fu data la possibilità di pedalarne una e partecipare alle primissime gare che si tenevano in Toscana, terra delle Strade Bianche. 😉

Hai scritto un post su “6 strumenti must have per diventare content creator” e hai uno shop sul tuo sito. Stai costruendo anche una dimensione educativa o formativa del progetto — corsi, consulenze, guide per creator che vogliono fare quello che fai tu?

Sì, esatto: dopo anni che lavoro sulla comunicazione per conto terzi ora sento che è il momento di lavorare sul mio personal branding condividendo il mio know-how con persone che voglio intraprendere un’attività lavorativa come la mia, ma anche creare dei prodotti digitali che metterò online sul mio shop. Posso dire “work in progress”…

C’è un progetto che hai in mente — un formato, un prodotto, una collaborazione, qualcosa di nuovo — che ancora non hai avuto il tempo o le risorse per realizzare ma che senti che potrebbe essere il prossimo passo importante per Elena Martinello?

Sto trovando il tempo per tutte le cose a cui ho accennato prima. Dedicarmi alla mia figura, far crescere il mio personal brand e creare dei prodotti digitali e collaborare con territori fuori Italia.

Elena ha costruito qualcosa di riconoscibile partendo da esperienze distanti tra loro tenendole insieme con una coerenza che non si pianifica, si abita.

In un mercato dove il cicloturismo cresce ma la comunicazione resta spesso approssimativa, la sua proposta è semplice: autenticità e metodo.