Salvini ha chiesto all’UE l’estradizione dell’ex Br Casimirri

di Redazione | 13/03/2019

Alessio Casimirri

La storia di Alessio Casimirri, uno degli ultimi brigatisti rossi latitanti, ha incrociato il sentiero del Matteo Salvini ministro dell’Interno. Il leader della Lega ne ha chiesto l’estradizione, rivolgendosi direttamente all’Unione Europea per avere un supporto in questa sua presa di posizione. «Siamo fermamente convinti che i delinquenti scappati all’estero debbano tornare in Italia e scontare le loro pene – ha detto Matteo Salvini -. Siamo impegnati su più fronti e auspico che anche in Europa condividano la battaglia del nostro governo». La Lega, ora, ha presentato un emendamento al Parlamento europeo.

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Chi è Alessio Casimirri e che storia ha alle spalle

La storia di Alessio Casimirri è di quelle che potrebbero benissimo rientrare nei film di spionaggio e di terrorismo politico. L’uomo, classe 1951, è figlio di una cittadina vaticana e dell’ex responsabile della sala stampa Vaticana. Un passato tra le mura leonine, un’adolescenza tutta votata alla lotta operaia e alle frequentazioni degli ambienti brigatisti. Alessio Casimirri è tra le persone che hanno partecipato all’agguato di via Fani, quando fu rapito Aldo Moro e quando rimasero uccisi cinque agenti della scorta.

Non solo: Casimirri si rese protagonista, in prima persona, della morte del giudice Girolamo Tartaglione. Per questi e per altri reati fu condannato all’ergastolo, quando orami si era dato alla macchia e si era reso latitante in Nicaragua. Qui iniziò la sua nuova vita. Dopo la separazione dalla moglie, anche lei facente parte degli ambienti delle Brigate Rosse, Alessio Casimirri si unì a un’altra donna in Nicaragua e, insieme ad altri italiani, fondò prima il ristorante Magica Roma, poi divenne titolare de La cueva del Buzo.

Gli intrecci di Alessio Casimirri che nessuno è riuscito a scardinare

Ora, Matteo Salvini lo ha inserito nella lista delle persone per cui sollecitare l’Unione Europea e richiedere all’organismo sovranazionale una collaborazione per il rientro in Italia e l’affidamento alla giustizia del Paese. L’operazione andrebbe a fare il paio con quella di Cesare Battisti, fuggito dal Brasile e recuperato dalla polizia in Bolivia. Il suo rientro in Italia è stato parte della propaganda sovranista del ministro Matteo Salvini che ora punta a replicare questo modello con Casimirri.

Ma dietro al terrorista rosso c’è sempre stato un intreccio di poteri difficile da scardinare. Il padre – lo ricordiamo – è stato portavoce di tre papi (Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI). I servizi segreti lo aiutarono a fuggire in Nicaragua. Ancora oggi è l’unico brigatista che fece parte del commando che sequestrò Aldo Moro a essere in libertà. Per lui, quella avanzata da Matteo Salvini è la terza richiesta di estradizione. A nulla sono valse quelle richieste nel 2004 prima e nel 2015 poi. Riuscirà il governo del cambiamento a ribaltare completamente l’esito di questa lunga storia di intrecci tra forze oscure del terrorismo e apparati deviati dello Stato?