Theresa May e Jean Claude Juncker sono riusciti a chiudere un nuovo accordo su Brexit

di Gaia Mellone | 12/03/2019

  • Intorno alla mezzanotte l'annuncio congiunto di Theresa May e Jean Claude Juncker: «Ci siamo accordati»

  • Il Parlamento britannico ha ricevuto «rassicurazioni» sulla temporaneità del backstop

  • Da Westminster si preparano al voto, Corbyn: «Contrario, il testo del documento è identico a novembre»

Ce l’ha fatta per il rotto della cuffia. Letteralmente la sera delle vigilia del preoccupante voto di Westminster su Brexit, Theresa May è riuscita ad ottenere un nuovo accordo. Il salto dalla lettura della bibbia per la celebrazione del Commonwealth alla stretta di mano con Jean Claude Juncker è questione di un volo della Raf. E finalmente, il primo ministro britannico può dire «ci siamo accordati».

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Brexit, nuovo accordo tra Theresa May e Juncker: le tre novità

Il nuovo accordo prevede «modifiche legalmente vincolanti» dice Theresa May intorno a mezzanotte. Stanca, ma felice: finalmente il Regno Unito ha avuto le «rassicurazioni» sui dubbi espressi sul backstop. Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker dice che «a volte c’è una seconda chance», ma non perde il tono severo. Se da un lato si è raggiunto un nuovo accordo, dall’altro bisogna aspettare il voto del Parlamento, previsto per questa sera.

I punti focali del nuovo accordo sarebbero tre. In primo luogo lo «strumento condiviso legalmente vincolante» che altro non è che una dichiarazione che impegnerà entrambe le parti a trovare una soluzione alternativa. Lo spirito infatti è quello di dare una scadenza allo strumento che impedisca il confine chiuso: non oltre il dicembre 2020. Come ha sottolineato Theresa May, l’impegno è volto a trovare strumenti alternativi affinché «il backstop non venga replicato» in futuro, e all’interno della dichiarazione vincolante ci sarebbe anche una clausola che permetterà a entrambe le parti di abbandonare lo strumento del backstop se uno dei due non tesse trattando «in buona fede», cioè con l’intento di trovare un altro strumento. Questa dovrebbe essere la risposta all’opposizione conservatrice che teme che il backstop diventi permanente.

Il secondo punto su cui si sono concentrati May e Juncker riguarda le nuove negoziazioni. La nuova scadenza fissata è per il dicembre 2020, proprio la stessa deadline per il backstop. Entrambi hanno però assicurato di volersi mettere immediatamente al lavoro, sperando che non si arrivi a dover usare il confine-non confine all’interno dell’isola irlandese. Infine, Theresa May ha dichiarato che il Regno Unito pubblicherà una propria «interpretazione unilaterale» su Brexit, specificando che potrà abbandonare il backstop. Sembrerebbe un po’ in contraddizione con quanto dichiarato prima, ma si tratta probabilmente di una concessione che Juncker ha permesso in modo da sbloccare la situazione. Con questa clausola infatti Theresa May spera di convincere i deputati più ostili, dandogli l’impressione di avere molto più potere decisionale dei colleghi a Bruxelles.

Nuovo accordo su Brexit, mercedi sera il voto

Tutti gli forzi pero saranno vani se l’accordo non verrà votato dal Parlamento Britannico. Il vicepremier Lidington, che nelle stesse ore stava parlando alla Camera dei Comuni riunita, ha dichiarato che questo nuovo accordo ha lo stesso «valore legale» di quello di novembre, e Jeremy Corbyn ha già annunciato la sua contrarietà al nuovo documento. Secondo il leader laburista infatti le rassicurazioni tanto sventolate da Theresa May erano già presenti nella lettera spedita da Juncker e dal presidente del Consiglio europeo Tusk qualche settimana addietro, e il testo non sarebbe stato affatto modificato. Vero è che il documento non è ancora stato reso pubblico, e molti sospendono il giudizio fino a quando non vedranno le carte con i loro occhi. Resta però la grane ombra del No-Deal: da ipotesi remota è ormai una possibilità concreta, se non una vera e propria probabilità. È l’unico fattore di unione intento alla Camera dei Comuni: lasciare l’Ue senza accordo sarebbe un disastro sotto tutti i fronti, ma la paura dello strapiombo sarà sufficiente a convincere gli oppositori e i brexiters che davvero questa sarà l’ultima chance?

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