Di Maio strizza l’occhio a Zingaretti: “Ora introduciamo salario minimo”

di Daniele Tempera | 04/03/2019

manovra
  • La proposta del vicepremier al neo-segretario PD

  • Di Maio apre a una convergenza parlamentare per approvare il salario minimo per i lavoratori più svantaggiati

  • La risposta dei dem: "Esiste già una proposta del Partito Democratico"

A poche ore dalla proclamazione, sancita da delle votazioni a delle primarie che hanno fatto registrare un’affluenza al di fuori delle previsioni, il nuovo segretario dem Nicola Zingaretti riceve già la prima proposta politica concreta dal vice-premier Luigi di Maio. E il tema è uno di quelli cari alla sinistra, ovvero il salario minimo:  «Zingaretti? Il mio bocca al lupo” ha dichiarato il vice-premier “Il M5S fra pochi giorni porta in Parlamento una misura che introduce ed estende il salario minimo a tutte le categorie di lavoratori. Una battaglia di tutti. Sul tema mi auguro di vedere un’ampia convergenza parlamentare, a partire proprio da Zingaretti».

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La replica dei Dem alla proposta di Di Maio

E la replica dei democratici non si è fatta attendere: «Vorremmo segnalare al vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, che sul salario minimo orario esiste una proposta di legge del Partito democratico, già depositata fin dallo scorso luglio, molto precisa e dettagliata. Si tratta di una misura che verrebbe incontro ai circa due milioni di lavoratori che in Italia non hanno un contratto collettivo Di riferimento e agli oltre 2,5 milioni che possono essere considerati lavoratori poveri proprio per gli stipendi» chiosa Debora Serracchiani che aggiunge: « Stiamo parlando di lavoratori poveri che anche il reddito di cittadinanza escluderebbe da qualsiasi tipo di aiuto pubblico e che ricevono salari al di sotto dei minimi stabiliti dalla contrattazione. Se quella del M5s è una iniziativa legislativa seria e non la solita campagna propagandistica, troverà sempre pronto il Pd nella difesa degli interessi delle categorie più deboli».

L’esca di Di Maio e la minaccia di Giachetti

Un'”esca”, quella di Di Maio, che probabilmente avrà creato imbarazzo in seno al PD, all’indomani di una partita di consultazioni, in cui la convergenza programmatica o meno dei dem all’area pentastellata era diventata un tema sensibile di dibattito elettorale. In particolare Roberto Giachetti aveva evocato, prima delle primarie, la probabile uscita dal partito in caso di avvicinamento tra democratici e M5S. Un’eventualità che l’ala renziana del partito ha esorcizzato fin dalla scorsa primavera e che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, potrebbe essere un nodo da sciogliere da parte della prossima segreteria.