Il nuovo direttore di Repubblica firma il primo editoriale citando «la previsione temeraria» di Giuseppe Conte

di Gianmichele Laino | 20/02/2019

Carlo Verdelli
  • Carlo Verdelli ha sostituito Mario Calabresi alla guida di Repubblica

  • Oggi ha firmato il suo primo editoriale

  • Carlo Verdelli ha citato con ironia una frase di Giuseppe Conte sul 2019

«Sarà un anno bellissimo» titola Carlo Verdelli, il nuovo direttore del quotidiano La Repubblica. Il giornalista che ha sostituito Mario Calabresi fa subito capire quale sarà il tone of voice della testata nel periodo della sua direzione, la quarta in assoluto da quando Repubblica è stata fondata nel 1976. Il titolo del suo articolo di saluto ai lettori è una citazione di Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio che, soltanto qualche settimana fa, per rispondere alle accuse mosse relativamente alla recessione e al crollo della produzione in Italia, aveva manifestato il suo ottimismo.

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Carlo Verdelli cita Giuseppe Conte nel suo primo editoriale

Carlo Verdelli, tuttavia, la definisce «previsione temeraria», anche se spera – come tutti gli altri del resto – che alla fine abbia ragione. Non fosse altro per il bene della nazione. Verdelli ha immediatamente declinato i problemi della prima parte del 2019. Non soltanto la decrescita e il crollo della produzione industriale, ma anche la disaffezione alla politica e l’astensionismo alle ultime elezioni regionali in Abruzzo.

Non solo: Verdelli sottolinea la volontà di Matteo Salvini di voler azzerare – sottolineando il peso di questo termine – i vertici di alcuni organi istituzionali, oppure il clima di odio razziale che si sta diffondendo nel nostro Paese, citando l’episodio di Melegnano che – oggi – ha avuto anche una tristissima seconda puntata.

Carlo Verdelli spiega la sua idea di Repubblica

Carlo Verdelli ha voluto spiegare quale sarà il modo di affrontare la questione da parte di Repubblica. Parte dal punto di vista del lettore del quotidiano, chiamato ad aprire il giornale ogni mattina: «Davvero siamo arrivati fin qui? – scrive Verdelli – Davvero, prima gli italiani? Davvero si possono mischiare nella stessa frase le parole “pacchia” e “migranti”? Davvero se uno muore durante un arresto ci si può chiedere: e che doveva fare la polizia, offrire cappuccino e brioche? Davvero Ong e trafficanti sono sulla stessa barca? Davvero una piattaforma digitale privata, dal dubbio funzionamento e dall’oscuro reticolo di interessi e scopi, può indirizzare le scelte strategiche di un governo?».

Si inserisce nel solco della tradizione dei precedenti direttori di Repubblica, citando Eugenio Scalfari (rivendicando l’appartenenza del giornale alle «persone che appartengono al vasto arco della sinistra italiana») ed Ezio Mauro e ricordando l’importante apporto di Mario Calabresi nella sfida all’innovazione tecnologica. Sotto la direzione di Verdelli, Repubblica sarà un giornale rivolto ai lettori che esprimono le proprie perplessità «non verso un esito elettorale legittimo ma contro gli squarci alla democrazia che quell’esito quotidianamente produce» e che hanno «il bisogno vitale di una casa comune dove ritrovarsi».

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