«Chiediamo giustizia per la nostra Pamela. Per Osaghale vogliamo la pena più alta possibile»

di Enzo Boldi | 13/02/2019

Pamela Mastropietro
  • È iniziata la prima udienza del processo sull'omicidio di Pamela Mastropietro

  • Per evitare tensioni è stato fatto sgomberare il sit-in davanti il Tribunale di Macerata

  • La madre della giovane romana uccisa un anno fa chiede il massimo della pena per Innocent Oseghale

La mattinata davanti al tribunale di Macerata è iniziata con il divieto di sit-in per ricordare Pamela Mastropietro, uccisa poco più di un anno fa nelle Marche. C’erano tanti palloncini tricolore per chiedere giustizia nei confronti dell’unico imputato per l’omicidio della giovane ragazza romana, ma il questore – per evitare e scongiurare ulteriori tensioni – ha fatto sgomberare la strada davanti all’Aula di giustizia. Questa mattina, infatti, è in programma la prima udienza nei confronti di Innocent Oseghale, lo spacciatore arrestato dalla polizia poche ore dopo il ritrovamento del cadavere fatto a pezzi – e messo in un trolley – della 18enne romana.

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«Ci aspettiamo la condanna di Oseghale al massimo della pena possibile», ha detto ad AdnKronos Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro. La donna si è presentata in Aula indossando una maglietta con la foto della figlia. «Noi continueremo ad indagare per quello che ci è consentito – ha detto il legale della famiglia della giovane romana uccisa poco più di un anno fa, l’avvocato Marco Valerio Verni, zio della giovane – e anche su altri aspetti per capire se, effettivamente, Oseghale abbia fatto o meno tutto da solo».

Vietato il sit-in per Pamela Mastropietro

All’arrivo di Innocent Oseghale, si sono alzati molti cori all’esterno del tribunale con persone che lo hanno insultato gridando «Mostro maledetto, infame e cannibale». A inizio dibattimento, il legale che difende lo spacciatore nigeriano ha chiesto di giudicare nulli alcuni avvisi su esami irripetibili effettuati nei giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Pamela Mastropietro. «C’è stato un omesso avviso all’impatto degli accertamenti tecnici che si sono svolti – ha detto alla Corte l’avvocato della difesa Simone Matraxia – gli avvisi sono stati notificati presso il domicilio eletto dall’imputato prima che venisse portato in carcere ad Ancona. L’avviso doveva essere notificato nel luogo di detenzione e non del domicilio eletto».

Le eccezioni della difesa di Innocent Oseghale

Si tratta di esami di natura tossicologica, sui cellulari, su materiali sequestrati nell’abitazione, sul campione di saliva, l’accertamento medico legale e la nuova ispezione dei luoghi. Il Procuratore Giovanni Giorgio ha valutato infondata l’eccezione mossa dal legale di Innocent Oseghale, mentre la Corte si è prima riservata di analizzare la mozione mossa dalla difesa per poi respingere l’istanza.

(foto di copertina: ANSA/ANGELO CARCONI)