Il titolo di Libero su Sanremo: «Il Festival dell’immigrazione» che «passa a Maometto»

di Redazione | 11/02/2019

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  • Libero attacca la giuria degli esperti di Sanremo, che avrebbe scelto Mahmood - spiega - solo per attaccare Salvini

  • «Hanno fatto il loro in coscienza e fede, più in Allah che nella canzone italiana», ha scritto il direttore Senaldi

  • Il quotidiano in prima pagina parla di Festival «dell'immigrazione» che «passa da Modugno a Maometto»

Il quotidiano Libero ci ha abituato a singolari aperture in prima pagina. Si ricordi la «patata bollente» di Virginia Raggi, i napoletani che «si bruciano da soli», i «terroni» che «comandano» nel governo, il caso del pil che cala mentre «aumentano i gay». Oggi il giornale diretto da Pietro Senaldi propone un altro titolo forte dedicato al Festival di Sanremo, che si è concluso sabato con la vittoria di Mahmood, artista nato a Milano da padre egiziano. Libero annuncia che la kermesse musicale è stato un «Festival dell’immigrazione» e che «Sanremo passa da Modugno a Maometto».

Il titolo di Libero su Sanremo: «Festival dell’immigrazione», «da Modugno a Maometto»

Si tratta evidentemente di una semplificazione eccessiva, tirando in ballo Allah e il profeta dell’Islam. Libero sottolinea che «Mahmood è italiano al cento per cento» e «non ha lanciato slogan né appelli», ma critica la giuria di esperti che si sarebbe fatta «guidare dall’ideologia» in un festival – scrive Senaldi – che «era partito come il festival degli immigrati, con quattro canzoni dedicate al tema». Il direttore non giudica il brano che ha vinto la gara, che parla della storia del cantante, ma attacca «il tentativo della sinistra di appropriarsi della vittoria di Mahmood». «Il giubilo – si legge su Libero – con cui essa è stata accolta dai progressisti, che l’hanno celebrata con lo stesso entusiasmo e le medesime dichiarazioni che avrebbero riservato all’approvazione dello ius soli, ha svuotato l’affermazione del rapper di ogni connotato artistico, relegandola a mero fatto politico. Non gli hanno fatto un favore. I primi a insinuare che ‘Soldi’ abbia vinto per chi la cantava e non perché meritava sono stati quelli che si sono spellati le mani parlando del trionfo della nuova Italia multietnica».

 

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(Il titolo di Libero sul Festival di Sanremo a pagina 3, 11 febbraio 2019)

 

Senaldi cita anche membri della giuria degli esperti, che ha pesato nella scelta di Mahmood: «il giornalista anti-Salvini Severgnini, il regista turco Ozpetek, la bella Pandolfi, il cuoco Bastianich, la conduttrice Raznovich, l’eterna ragazza rossa Dandini, e a salvar la baracca Pagani, musicista impegnato». Per il direttore si tratta di «una compagnia di giro etnicamente mista e ideologicamente compatta» che non ha nascosto «di pensare che la vittoria di Mahmood sarebbe stata un pugno in faccia a Matteo Salvini e alla sua politica migratoria». «Hanno fatto il loro in coscienza e fede, più in Allah che nella canzone italiana», è la conclusione di Libero. E tanto sarebbe bastato, dunque, per passare «da Modugno a Maometto».

(Immagine di copertina: la prima pagina di Libero con titolo su Festival di Sanremo «dell’immigrazione» che «passa da Modugno a Maometto»)