Stefania Craxi spiega l’aggettivo «craxiano» e tira in ballo la Gruber e Mentana

di Redazione | 09/02/2019

Stefania Craxi
  • Stefania Craxi condanna l'uso dell'aggettivo «craxiano» come un insulto e tira in ballo anche Lilli Gruber ed Enrico Mentana

  • La senatrice di Forza Italia racconta che la giornalista fu «chiamata a Roma dal portavoce di Craxi»

  • E si chiede come mai il direttore del TgLa7 non venga ritenuto pericoloso come Maria Giovanna Maglie

A Stefania Craxi non sono affatto piaciute le polemiche degli ultimi giorni sulla giornalista Maria Giovanna Maglie, indicata come possibile protagonista di una striscia di approfondimento serale su Raiuno, dopo il Tg1, e aspramente presa di mira per un suo passato «craxiano». In un’intervista al quotidiano La Verità (di Daniele Capezzone) la figlia di Bettino Craxi, fondatrice della fondazione Craxi e senatrice di Forza Italia, commenta le critiche condannando l’uso di quell’aggettivo come un insulto ,denunciando un doppiopesismo della «sinistra», e tira in ballo anche altri volti noti del giornalismo, come Lilli Gruber ed Enrico Mentana.

Stefania Craxi contro l’aggettivo-insulto «craxiano» tira in ballo Gruber e Mentana

«Mi stupiscono i sepolcri imbiancati. Cosa non si perdona a Maria Giovanna Maglie? Di essere una grande giornalista? Di essere una donna? Di non stare a sinistra?», sono domande poste da Stefania Craxi. Che subito dopo spiega: «Per la Maglie essere stata una ‘pericolosa craxiana’ è una colpa… E come mai questo non vale per Enrico Mentana? Non si capisce. Anzi, un po’ si capisce». «Certa sinistra – continua – ritiene di avere il dono di mondare i peccati del mondo, e, prim’ancora, di stabilire cosa sia peccato. Hanno perdonato le stagioni fasciste di Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca, che anzi sono divenute icone della sinistra».

Nell’intervista a La Verità la senatrice invita a riflettere sul significato della parola «raccomandato»: «Nella prima Repubblica – afferma – c’era la vituperata lottizzazione, che non ha certo inventato Craxi, e che però era più democratica dell’occupazione sistematica della Rai che si è fatta nella seconda». «Spesso – aggiunge – era una gara a scegliere i migliori. Mio padre aveva l’ansia di attrarre a sé le personalità migliori». Stefania Craxi fa anche qualche esempio e racconta che Antonio Ghirelli, giornalista e intellettuale, chiamò a Roma, la giovane giornalista della sede Rai di Bolzano Lilli Gruber: «Era una giovane promettente. Fece bene lei e fece bene Ghirelli a chiamarla. Certo, la si può raccontare in un altro modo: la Gruber raccomandata dal portavoce di Craxi. Vede che, a seconda delle convenienze, una cosa può essere descritta in un modo e nel modo opposto?». Il criterio sarebbe «semplice»: «Se uno adesso sta con certa sinistra oppure no».

(Foto di copertina da archivio Ansa: Stefania Craxi davanti la sede Rai di viale Mazzini, il 27 marzo 2018. Credit immagine: ANSA / FABIO FRUSTACI)