Sesto San Giovanni, la città dove non si danno (quasi) più case popolari agli stranieri

di Donato De Sena | 08/02/2019

sesto san giovanni
  • Sesto San Giovanni, città amministrata per oltre 70 anni dalla sinistra, è diventata un simbolo della diffidenza nei confronti degli stranieri

  • Negli ultimi anni è crollato il numero di case popolare affidate alle famiglie provenienti da altri Paesi

  • Erano 29 su complessive 36 nel 2017. Sono state solo 2 su totali 29 nel 2018

Poche, pochissime case agli stranieri. Quasi nessuna. È quanto accade a Sesto San Giovanni, popoloso comune della provincia di Milano, diventato negli ultimi un simbolo della diffidenza nei confronti degli immigrati dopo essere stata amministrata per oltre 70 anni dalla sinistra. Da quando la guida è passata al centrodestra, con l’elezione nel 2017 del sindaco Roberto Di Stefano, di Forza Italia, l’aria è decisamente cambiata. Lo racconta Il Fatto Quotidiano (articolo di Simone Bauducco), citando anche dati emblematici della nuova tendenza.

Sesto San Giovanni, nel 2018 solo due case popolari agli stranieri

Nel 2017 le case popolari affidate ai cittadini provenienti da altri Paesi erano 29 su complessive 36 assegnazioni. Nel 2018 sono state invece appena 2 su totali 38. Il trend non è casuale. La normativa prevede che c’è bisogno, per ottenere un alloggio, la presentazione da parte degli stranieri di un documento che certifichi la mancanza di proprietà di immobili nei Paesi di origine. Ma in diversi Paesi non c’è un catasto nazionale, ma solo regionale. E risulta quasi impossibile per gli immigrati, come quelli originari di Ecuador ed Egitto, presentare la documentazione per ogni regione. Spianando la strada agli italiani.

Il caso ricorda la discriminazione delle mense delle scuole a Lodi, con l’obbligo per gli stranieri costretti a documentare di non avere nulla nel Paese di origine per poter ottenere le agevolazioni qui in Italia. «In Ecuador – ha spiegato una donna esclusa con il marito e tre figli dalla graduatoria – non esiste un catasto nazionale pertanto, dato che siamo in cinque in famiglia e in Ecuador ci sono 200 cantoni, avrei dovuto presentare oltre mille documenti certificati un impresa impossibile». Come spiega Il Fatto Quotidiano, anche un ricorso al Tar non è andato a buon fine, anche se lascia aperta la possibilità di rivolgersi al console per farsi rilasciare una dichiarazione sostitutiva. In attesa di chiarimenti nelle case non si entra.

(Immagine da Google Street View di una strada di Sesto San Giovanni nei pressi degli uffici comunali)