Ostia, anche l’appello bis conferma che il clan Fasciani è un’organizzazione mafiosa

di Redazione | 04/02/2019

Clan Fasciani
  • L'associazione mafiosa era stata stabilita in primo grado e derubricata in appello

  • La sentenza della Cassazione ha chiesto al tribunale di pronunciarsi di nuovo

  • Soddisfazione da parte di Federica Angeli e di Virginia Raggi

I numeri del processo sul clan Fasciani di Ostia sono quelli delle sentenze esemplari. Ben 13 condanne, per 160 anni complessivi di carcere. E la conferma, anche nell’appello bis, che si trattava di un’organizzazione mafiosa. Nella prima sentenza d’appello, infatti, i giudici avevano derubricato il reato di associazione di tipo mafioso, che invece era stato riconosciuto dopo il primo grado di giudizio. È stata poi la Cassazione a decidere per la ripetizione del processo.

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Clan Fasciani, associazione mafiosa nel processo d’appello-bis

Sono diversi i reati contestati: si va dai reati di droga all’interposizione fittizia, dall’usura alle estorsioni, passando poi per l’associazione mafiosa e, per alcuni casi specifici, anche per l’aggravante del metodo mafioso.

Il commento di Federica Angeli

Immediato il commento di Federica Angeli, la giornalista di Repubblica che – attraverso le sue inchieste – aveva scoperchiato la cupola di Ostia. Che, adesso, alla luce dell’appello-bis può essere finalmente definita mafiosa, anche dal punto di vista della giurisprudenza. Una soddisfazione per chi, in questi anni, proprio a causa delle sue inchieste, è costretto a vivere sotto scorta.

Allo stesso modo ha espresso soddisfazione per l’esito del processo di appello-bis anche la sindaca di Roma Virginia Raggi: «Il clan dei Fasciani di Ostia – ha scritto il primo cittadino sui social network – è colpevole di associazione mafiosa. Lo hanno stabilito giudici della corte d’appello del tribunale di Roma con 13 condanne. Ringrazio le forze dell’ordine e la magistratura».

Il fatto di non aver riconosciuto l’aggravante mafiosa nel primo processo d’appello era stato definito dai giudici della Cassazione «in contrasto con sentenze definitive, violando il principio dell’omogeneità dei giudicati che è un caposaldo nel rafforzare la certezza dei cittadini nella giustizia». Ora, la nuova sentenza ha sanato questa contraddizione.

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