Netflix spiega il sesso agli adolescenti meglio delle scuole

di Gaia Mellone | 01/02/2019

  • Sex Education è stata rinnovata per una seconda stagione

  • Il successo di Netflix nel raccontare il sesso ai più giovani, senza tabù e pregiudizi

  • Magari ci fosse stato Netflix quando i Millennials erano adolescenti

Netflix è inarrestabile. Dopo le polemiche per le partecipazioni alle kermesse cinematografiche, la piattaforma di streaming è arrivata anche alla cerimonia degli Oscar. Dopo aver quindi conquistato e riconfermato il suo pubblico più adulto da divano, ora Netflix ha una nuova missione: spiegare il sesso agli adolescenti. E ci riesce molto bene.

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Netflix insegna il sesso, il segreto di Sex Education

Oggi Netflix ha annunciato che la seconda stagione di Sex Education ci sarà. «Non resterete a lungo con le mani in mano» si legge nel post Instagram del profilo ufficiale, a corredo della foto di un abbraccio tra Otis (Asa Butterfield) e Eric (Ncuti Gatwa). La prima stagione della serie comunque ha riscosso un successo planetario. Si tratta di un teen-drama leggero, divertente, che strizza l’occhio al pubblico più giovane. Il protagonista, Otis, è il figlio di una sessuologa interpretata magistralmente da Gillian Anderson. Una mamma difficile da gestire: si sa, parlare di sesso con i genitori non è mai semplice, a maggior ragione se l’approccio diventa quasi clinico. Otis è il classico studente un po’ sfigato, non popolare, con pochi ma buoni amici, tra cui Eric, omosessuale di colore che viene da una famiglia di credenti. Nonostante Otis abbia già i suoi problemi da gestire, finisce con il diventare lo psicologo del sesso per i suoi compagni, grazie anche all’aiuto di Maeve (Emma Mackey), la classica ragazza ribelle. La trama è sicuramente un po’ banale, tipica di una serie per adolescenti. Ma a farla brillare è proprio il modo in cui parla di sesso e identità sessuale. Ogni personaggio diventa simbolo di un tabù: il sesso come arma di rivalsa, l’incapacità di esprimere i propri desideri, le mille sfumature dell’identità di genere e sessuale. E lo fa in un modo leggero che offre molti spunti di riflessione. Sopratutto lo fa attraverso gli occhi e le paranoie degli adolescenti. Usa il tono giusto, creando scene forse un po’ stiracchiate ma verosimili, in cui qualsiasi ragazzo può in qualche modo riconoscersi. Non sorprende quindi che la seconda stagione sia già in cantiere.

Netflix spiega il sesso agli adolescenti, le altre serie

Sex Education è forse, anche per il titolo, la serie simbolo di questo nuovo trend di Netflix. Sulla piattaforme ci sono però molti altri esempi. C’è Big Mouth, il cartone animato estremamente irriverente dove i mostri della pubertà accompagnano – e imbarazzano – i giovani protagonisti. Fortemente criticato per essere pieno di parolacce e scene esplicite, in realtà al pubblico è piaciuto moltissimo. Il tema della sessualità, della scoperta dei primi desideri e della paura di mettersi, letteralmente, a nudo, è presente anche in altre produzioni originali. Come in Everything Sucks, dove Luke ( Jahi Di’Allo Winston), uno dei protagonisti principali,  si innamora perdutamente di Kate (Peyton Kennedy), una ragazza che però è attratta dalle donne. O come in Atypical, dove il tema dell’amore e del sesso si intrecciano con l’autismo e, scusate lo spoiler, dell’omosessualità. C’è anche Insatiable, la storia di Patty (Debby Ryan) che si trasforma da brutto anatroccolo in femme fatale. E ancora, nell’italianissima Baby si affronta il tema del sesso usato come merce di scambio (anche se di sesso non se ne vede affatto), del potere della seduzione e della perdizione che intrappola le ragazze più giovani. Sulla piattaforma si possono trovare moltissimi altri esempi non prodotti da Netflix come Jane The VirginLa vita segreta di una teenager Americana,

Magari ci fosse stato Netflix quando i Millennials erano adolescenti

I Millennials si ricorderanno che serie di questo genere non esistevano prima. L’unica vera eccezione era Skins, la serie britannica andata in onda su Mtv. In sette stagioni e tre generazioni, il pubblico poteva vedere scene esplicite, anche molto forti, dove la scoperta di sé e della propria sessualità si intrecciava al mondo della criminalità, della droga, della povertà. Per il resto, bisognava affidarsi a qualche battuta imbranata di Seth Cohen su The O.C., o alle provocazioni di Chuck su Gossip Girl. C’erano anche One Tree Hill, Felicity, Roswell, Will and Grace, Una Mamma per Amica. Ma il sesso veniva sempre trattato con i guanti, indissolubilmente legato al tema dell’amore profondo ed eterno, e sopratutto, non era trattato in maniera reale. Vedere i personaggi comprare un preservativo sembrava un affare di stato, e il massimo della trasgressione dal classico lui ama lei-lei ama l’altro era qualche tradimento o una gravidanza inattesa ma, guarda caso, sempre a lieto fine. Per trovare risposte ai propri dubbi sulla sessualità vera, quella reale e non patinata, si doveva patire almeno quanto Dawson o Pacey – ricordiamo tutti l’estenuante bigottismo di Joey Potter. Magari ci fosse stato Netflix quando i millennials erano adolescenti. Ora i ragazzi possono vedere rispecchiate le loro paure e le loro curiosità nei personaggi sullo schermo, immedesimandosi e divertendosi, scoprendo che il sesso è bello in tutte le sue sfaccettature se fatto coerentemente con la propria personalità. Netflix ci insegna che le prime volte non sono sempre fantastiche, che non c’è nulla di male ad avere desideri diversi e inusuali, e sopratutto che i maschi possono giocare con il trucco della madre e le ragazze con gli attrezzi da garage del padre. Forse proprio per questo i teen drama piacciono anche al pubblico dei giovani adulti: perché la nostra educazione sessuale non è mai stata così divertente.

(Credits immagine di copertina: Instagram emmatmackey)

 

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