Bonafede è stato l’unico esponente del governo a dare solidarietà a L’Espresso per l’aggressione fascista

di Redazione | 14/01/2019

Damilano a Bonafede

Nel corso di Otto e Mezzo, la trasmissione di La7 condotta da Lilli Gruber, è intervenuto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Quest’ultimo si è sottoposto a un fuoco di fila di domande, che hanno spaziato dall’arresto di Cesare Battisti alle divise di Matteo Salvini, passando per il possibile referendum sulla Tav e sulla proiezione da boom economico annunciata da Luigi Di Maio nei giorni scorsi.

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Damilano a Bonafede: «Lei, unico del governo a darci solidarietà»

Alfonso Bonafede, proprio in chiusura di trasmissione, è stato il primo esponente del governo guidato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle a esprimere la sua solidarietà per Federico Marconi e Paolo Marchettii due giornalisti de L’Espresso aggrediti il 7 gennaio scorso durante una commemorazione fascista delle vittime di Acca Larentia, presso il cimitero del Verano a Roma. Marco Damilano, direttore del settimanale, ha ringraziato il ministro proprio per il fatto di essere stato l’unico rappresentante dell’esecutivo a offrire la sua vicinanza alla testata.

Ma per il resto, è stato un confronto acceso. Proprio sulla crescita economica annunciata da Di Maio, il ministro Bonafede ha avuto un’esitazione. Alessandro Sallusti, in collegamento, ha chiesto al guardasigilli i dati in merito ai quali il suo collega nel Movimento 5 Stelle e nell’esecutivo ha affermato che l’Italia può considerarsi pronta a un nuovo boom economico, dal momento che la produzione industriale (record negativo in Europa) è scesa di 2,7 punti percentuali e che, in virtù del decreto dignità, diverse aziende sono costrette a non rinnovare i contratti a tempo determinato dei lavoratori.

La lezione di Damilano a Bonafede sul problema decrescita industriale

Il ministro Bonafede ha incassato il colpo, dicendo che il governo non può avere responsabilità circa il crollo della produzione industriale e che non è possibile che gli imprenditori licenzino i propri operai in virtù dle decreto dignità perché è entrato in vigore da troppo poco tempo.

Tuttavia, la domanda che gli era stata posta era sulla prospettiva della crescita economica in Italia. Marco Damilano ha spiegato al ministro nel dettaglio quest’ultimo aspetto: «Vero che la diminuzione della produzione industriale non è responsabilità di questo governo, ma è pur vero che voi nella manovra avete tenuto conto anche di questi indicatori. Con l’indice così negativo – ha detto Damilano – com’è possibile parlare di boom economico agli italiani?».