Salvini ricorda De Andrè (citando la canzone in cui «il vecchio spezzò il pane per chi diceva ho sete, ho fame»)

di Gianmichele Laino | 11/01/2019

Salvini cita De Andrè
  • Oggi ricorre il ventesimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè

  • Matteo Salvini lo ha ricordato su Facebook

  • La scelta de Il Pescatore non è proprio così adatta

Non deve aver avuto molto chiara l’esegesi della canzone Il Pescatore di Fabrizio De Andrè. Matteo Salvini ha voluto ricordare anche lui, con un post su Facebook, i 20 anni dalla scomparsa di uno dei più grandi poeti del Novecento italiano. Lo ha fatto riportando una frase della vecchia ballata, uscita nell’album Volume III nel 1968 (anno emblematico per molti aspetti).

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Salvini cita De Andrè e sceglie una frase de Il Pescatore

«’All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore…’ Ciao Fabrizio, grazie poeta!» – ha scritto Matteo Salvini su Facebook, a corredo di una fotografia sorridente di Faber. Al netto della lontananza di pensiero e di intenti tra il cantautore e il ministro dell’Interno, si potrebbe obiettare che chiunque, nell’era dei social network, ha il diritto di partecipare a un grande movimento popolare, come si sta rivelando questo ventennale dalla scomparsa di De Andrè.

La scelta non proprio adatta di Salvini, al limite della gaffe

Sarebbe opportuno, tuttavia, avere contezza delle frasi che si scelgono per ricordarlo. Il pescatore, al di là del ritornello che apre e chiude la canzone (il ritratto di una scena quasi bucolica, condita da tratti di impressionismo francese, di un pescatore assopito «all’ombra dell’ultimo sole»), è un’opera molto intensa, che parla degli ultimi. Il confronto è tra il pescatore, appunto, e un assassino che gli chiede – in qualche modo – aiuto nella sua fuga.

L’assassino chiede vino e pane al pescatore che, senza battere ciglio e senza fargli domande, glieli offre. La metafora del perdono evangelico («versò il vino e spezzò il pane») al peccatore sale forte a chi ascolta la canzone. Così come sale forte l’ipotesi che la canzone suggerisca il perdono anche per gli ultimi e per gli emarginati della società. Non proprio in linea, insomma, con la tolleranza zero nelle parole e negli atti di Matteo Salvini.

Nel ricordare il padre, anche Cristiano De Andrè aveva parlato di un ipotetico rapporto tra il ministro dell’Interno e Faber, se quest’ultimo fosse stato ancora in vita: «Matteo Salvini è un grosso fan di mio padre, un fan storico. Ci eravamo anche incontrati – aveva detto Cristiano De Andrè -. E questo mi fa ben sperare, me lo auguro e mi rincuora perché chi è un fan di mio padre non credo possa fare grandi danni. Non so se ha capito tutto di mio padre, ma da una parte mi auguro che qualche cosa gli sia entrato». Evidentemente, la metafora del pescatore non è tra queste cose.