Il governo e quei provvedimenti chiamati con il loro sinonimo per sembrare meno colpevole

di Gianmichele Laino | 08/01/2019

Smentite governo
  • Un'analisi della comunicazione del Movimento 5 Stelle

  • Quando c'è un provvedimento mal digerito dalla base, basta usare un sinonimo per cambiargli volto

  • I casi Grillo, Costa e Carige

C’è una prassi consolidata nell’attuale governo, specialmente per quanto riguarda le strategie di comunicazione. Far percepire il cambiamento non nella sostanza, ma nel linguaggio. Così, ogni volta che l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte e sorretto dalla maggioranza Lega-M5S prende un provvedimento che può essere percepito come «fastidioso» dalla pancia del suo elettorato, basta utilizzare un sinonimo un po’ meno frequente nel gergo politico per rovesciare la prospettiva. E fare tutti – come si dice – fessi e contenti.

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Smentite governo: basta usare i sinonimi e il gioco è fatto

Partiamo da tre casi esemplari, verificatisi tutti nelle ultime 48 ore. Dall’inizio della settimana – che coincide, bene o male, con l’inizio della piena attività politica del 2019 – ci sono stati tre argomenti fondamentali che hanno tenuto banco nelle cronache politiche riportate dai giornali e dai social network. La schedatura dei componenti del Consiglio Superiore della Sanità da parte del minisrtro Giulia Grillo, il rinnovo delle concessioni per l’estrazione petrolifera da parte del ministro Sergio Costa e il salvataggio, in un consiglio dei ministri lampo, di Banca Carige.

Si tratta di tre aspetti che il Movimento 5 Stelle che un tempo stava all’opposizione avrebbe pesantemente contestato al governo in carica, alzando le barricate. Ecco perché, quando questi provvedimenti vengono presi da un esecutivo che ha nei 5 Stelle proprio la sua anima principale, danno fastidio e devono assolutamente essere chiamati con un nome diverso.

Smentite governo/1: Giulia Grillo

Giulia Grillo ha dunque avviato un «dossieraggio» nei confronti dei medici del Consiglio Superiore della Sanità? Assolutamente no. La replica del ministro, testualmente, è stata questa: «Non ho mai avviato dossieraggi (e mai lo farò). Ho solo chiesto delle informazioni perché siamo il governo del cambiamento». La parolaccia dossieraggio è stata dunque sostituita dal più blando informazioni. La sostanza resta la stessa (e cioè che il ministro ha allontanato dei membri competenti in virtù del loro orientamento politico), ma vuoi mettere la forma diversa?

Smentite governo/2: Sergio Costa

Più o meno stesso discorso per le concessioni rinnovate per le trivellazioni. L’attuale governo, al momento, non ha bloccato le autorizzazioni per estrarre petrolio, al contrario di quanto aveva promesso in campagna elettorale. Il ministero dello Sviluppo Economico – quello di Luigi Di Maio – ha rilasciato dei permessi che sono stati criticati aspramente dalla base del Movimento 5 Stelle. La capriola del ministro Sergio Costa è da applausi. Queste autorizzazioni – lo scrive in un post sui social network – non sarebbero altro che «il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal precedente governo». Rileggiamo il passaggio: il ministro dell’Ambiente non ha autorizzato le trivellazioni, ma ha dato il via a un compimento amministrativo obbligato. Tanta roba.

Smentite governo/2: il caso Carige

Ma veniamo rapidamente all’ultimo caso in ordine di tempo, anche quello più clamoroso per i trascorsi degli esponenti pentastellati quando erano in minoranza. Il salvataggio di Banca Carige. Quest’ultimo è stato effettuato grazie al fondo salvabanche creato dal governo di Paolo Gentiloni. Né più e né meno quello che il Partito Democratico aveva fatto con altri istituti di credito. Ma, adesso, la vulgata M5S sostiene che, mentre in passato quei soldi (gli stessi, eh) erano stati utilizzati per «salvare i banchieri», adesso – con il nuovo esecutivo – sono stati impiegati per «salvare i risparmiatori».

Il governo del cambiamento – gli va dato atto – sa usare molto bene i sinonimi. Per fare l’esatto contrario di quello che aveva promesso.