Juventibus, quando il tifo rimane passione e non diventa offesa

di Redazione | 08/01/2019

juventibus
  • Massimo Zampini, uno dei suoi fondatori, ci racconta come è nato un blog che parla dell'amore di una squadra e del dialogo verso tutte le altre

  • "Nel nostro racconto social usiamo l'ironia, non l'insulto. Quello non è tollerato"

  • "Eventibus è una occasione per incontrare tutto il popolo di Juventibus. Il tifoso juventino è presente un po' in tutta Italia"

Esiste un tifo non violento? Uno spazio dove si può parlare di calcio, della propria squadra del cuore e affrontare con ironia le critiche e le tifoserie avversarie? In un’epoca in cui le curve ultras sono protagoniste di amari episodi di cronaca e violenze fuori dagli stadi c’è uno spazio on line che salva i tifosi perbene. In questo caso uno spazio bianconero, quello di Juventibus. Un sito per i tifosi e non, che organizza incontri anche off line, come Eventibus, sabato 12 gennaio a Milano, dalle 15 al “55 Fiftyfive”, in via Piero della Francesca. Cosa sia Juventibus e cosa è il tifo oggi ce lo spiega Massimo Zampini, uno dei suoi fondatori.

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Juventibus è uno spazio per tutti i tifosi bianconeri ma non solo. Come è nato il progetto?

Juventibus è una realtà nata qualche anno, nel 2013, da me, Luca Momblano, Antonio Corsa e Antonello Angelini. Al tempo c’erano già numerosi forum di tifosi, siti di news ma ci sembrava che mancasse uno spazio che raccogliesse delle opinioni, una sorta di blog di approfondimento, che trattasse i temi sollevati dai media sulla Juventus. Non siamo un sito di news che si aggiorna costantemente, non siamo nemmeno un forum dove ognuno può scrivere ciò che vuole ma siamo un blog collettivo sulla passione bianconera. Il nostro obiettivo è dare un taglio originale sugli argomenti del momento. Con un po’ di ironia su come i media trattano la Juve, con Luca Momblano che ci racconta alcune notizie di mercato (grazie a lui siamo stati tra i primissimi a dare notizie concrete su Ronaldo alla Juve), con qualcun altro per esempio racconta come è esser juventino a Roma o a Napoli. Tutto si basa su un principio: la fierezza dell’appartenenza a una squadra come la Juventus ma il rispetto verso le altre tifoserie.

C’è bisogno di riunire on line questa tifoseria? La rete salva la curva dandole una accezione positiva?

Dipende. Sia in rete che in curva ci sono persone per bene e persone che insultano. Quello che noi possiamo fare e che facciamo con Juventibus è raccontare e dar voce al tifo corretto, appassionato, non violento. Anche nel nostro racconto social usiamo l’ironia, non l’insulto. Quello non è tollerato. Ognuno nel suo piccolo, sia in rete che in curva, può fare la differenza.

Il ministro dell’Interno, dopo gli scontri Inter-Napoli ha dichiarato “pugno duro con i violenti e dialogo con gli ultras”. Secondo lei è la strada più giusta da intraprendere? O la questione è più complicata di come sembra?

Temo che la questione sia più complicata. Per me il dialogo con tutti va benissimo, magari scegliendo però come interlocutori in curva persone affidabili. La questione cori, per esempio, è un problema da sempre. Da decenni ci sono cori orrendi su interisti, romanisti, laziali, napoletani, juventini, tragedie, morti… Ma oltre agli elementi che offendono c’è un tifo bello in curva, che spesso non viene raccontato e giustamente si chiede “perché dobbiamo noi pagare tutto questo?”. Ecco, lo stesso vale sui social: io credo ci sia una grande maggioranza silenziosa di persone perbene, rispetto a quella minoranza di rumorosi che insultano, per esempio, giornalisti colpevoli di aver criticato la loro squadra. Noi li critichiamo, ci ridiamo su, ma l’offesa personale è completamente un’altra cosa. Lo stesso vale per la differenza tra sfottò e insulti: paiono cose simili, ma sono esattamente all’opposto. Credo sia giusto capire sempre quale sia il limite.

On line ma anche off line. Avete organizzato Eventibus per riunire i lettori in uno spazio fisico, reale. Di cosa si tratta? Chi ci sarà?

Eventibus è una occasione per incontrare tutto il popolo di Juventibus. Il tifoso juventino è presente un po’ in tutta Italia e abbiamo autori sparsi un po’ ovunque, siciliani, campani, romani, milanesi, veneti… L’anno scorso abbiamo fatto il nostro primo Eventibus a Roma e ha riscosso un notevole successo. Erano presenti Sandro Veronesi, Pierluigi Battista, Pietro Sermonti, Giulio Base e tanti altri. Siamo tutte persone che fanno spesso altro nella vita, c’è chi è giornalista e chi no, chi lavora nel cinema, io per esempio faccio l’avvocato e parlo di calcio in tv. È bello creare l’occasione per incontrarsi tutti insieme almeno una volta l’anno. Stavolta abbiamo scelto Milano, che ha molti tifosi bianconeri, anche nell’hinterland. Sarà un pomeriggio aperto a tutti i tifosi juventini e non, ricco di ospiti e giornalisti. Perché ripeto, Juventibus offre questa duplice possibilità: esser fieri di appartenere a una squadra ma esser capaci di discutere amabilmente di calcio con persone di tifoserie differenti. Sabato a Milano, per esempio, oltre a noi autori e diversi giornalisti juventini, come Christian Rocca de “La Stampa” e il direttore di “Rivista Studio” Federico Sarica, ci saranno anche diversi ospiti non juventini: tra loro, ha già confermato la sua presenza Giuseppe Cruciani e ci saranno tante altre sorprese.

 

(In copertina tifosi della Juventus prima della partita contro il Sassuolo allo Juventus Stadium, Torino, 15 Dicembre 2013. Sono 9mila i ragazzi che assistono dalla curva Sud dello Juventus Stadium alla sfida tra i bianconeri e il Sassuolo. Il settore, chiuso per cori discriminatori dal Giudice sportivo, riapre ai baby tifosi per la seconda volta, dopo i 12 mila della gara con l’Udinese. Foto ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)