Perché è una bufala paragonare l’assenza di dibattito per la manovra alla ghigliottina

di Gianmichele Laino | 30/12/2018

referendum propositivo
  • Secondo la vulgata diffusa in rete, l'assenza di dibattito per la legge di Bilancio sarebbe uguale alla ghigliottina

  • Le differenze tra le due situazioni

  • Siamo sicuri che l'attacco alla democrazia venga dalle opposizioni?

Da qualche giorno, in rete, si è diffusa una sorta di leggenda metropolitana in virtù della quale l’assenza totale di dibattito parlamentare per la legge di bilancio sarebbe da paragonare alla ghigliottina utilizzata nella scorsa legislatura dal presidente della Camera Laura Boldrini. Inoltre, il ripetuto ricorso alla fiducia da parte del governo viene rintuzzato con la logica dello «specchio riflesso» e con la più classica delle risposte del populismo online («e allora il Piddì?»).

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Al netto di questa ultima circostanza (se un governo viene criticato dall’opposizione per il suo ripetuto ricorso alla fiducia, l’opposizione che la volta successiva diventa governo dovrebbe migliorare e non peggiorare rispetto al passato), passiamo ad analizzare questa vox populi – partita da un tweet del deputato del M5S Manlio Di Stefano – in base alla quale l’assenza di dibattito nel corso dell’iter della legge di bilancio sarebbe uguale alla ghigliottina.

Decreto legge e legge di bilancio, il peso specifico è diverso

Innanzitutto, si tratta di due provvedimenti profondamente diversi. La legge di bilancio è una delle più importanti dello Stato, quella in cui si stabiliscono tagli e investimenti per il futuro, quella che deve essere per forza approvata alla fine di ogni anno, quella senza la quale lo Stato va in esercizio provvisorio. Logico, quindi, che l’appuntamento parlamentare dell’approvazione della legge di bilancio – dal momento che riguarda da vicino i conti di tutti i cittadini, con decisioni cruciali per lo sviluppo del Paese – sia uno dei più sentiti dalla politica e non solo.

Il governo, a causa dei tempi ristretti, non ha permesso alle opposizioni un’analisi lucida del provvedimento, né in commissione, né – a maggior ragione – in Aula. Dove si è fatto ricorso al voto di fiducia sia alla Camera, sia al Senato. Grave colpo per la democrazia.

Ghigliottina: perché si fece ricorso a questo metodo

La ghigliottina, oltre a essere un provvedimento straordinario, non «decapitò» allo stesso modo il dibattito in Aula. Innanzitutto venne utilizzata per rispettare i tempi di conversione di un decreto legge, in base alla interpretazione di un ex presidente della Camera, Luciano Violante, che riteneva impossibile che una minoranza decidesse per una maggioranza tenendola in ostaggio.

Poi, la portata del provvedimento in discussione era molto più limitata: si trattava del decreto legge Imu-Bankitalia, non certo paragonabili, per le sorti dello Stato, a una legge di bilancio. Prima della messa in votazione alla Camera presieduta da Laura Boldrini, si erano già svolti la discussione generale, il dibattito sulla fiducia, l’illustrazione e poi il voto su 123 ordini del giorno: senza contare la discussione in Commissione, l’Aula ha dedicato al decreto circa 27 ore. Il ricorso alla ghigliottina si rese necessario perché, a quattro ore dalla scadenza del provvedimento, erano iscritti a parlare 164 deputati. Si veda, quindi, l’interpretazione di Violante sulla minoranza che tiene in ostaggio una maggioranza. Inoltre, il dibattito era stato molto proficuo anche in Senato, passaggio che – per l’attuale legge di bilancio – è mancato esattamente come alla Camera.

Il fatto che il governo si sia ridotto all’ultimo minuto per una legge di bilancio che ogni anno va presentata entro il 31 dicembre e la concomitanza con il periodo di festività natalizie non sono sufficienti a giustificare l’assenza di un confronto ragionato con le opposizioni. Eppure qualcuno ha anche il coraggio di dire che le opposizioni (con la presunta collaborazione di media e di lobby) stiano mettendo in atto il più terribile attacco alla democrazia della storia della Repubblica. Salvo, poi, ovviamente, cancellare i post.

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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