Contratto e promesse: Di Maio e Salvini rispettano solo il 16% delle cose annunciate

di Gianmichele Laino | 30/12/2018

contratto di governo

È bastato un gruppo di otto giovani tra studenti e neolaureati per dare la corretta dimensione del contratto di governo e della sua attuazione nei primi sei mesi di attività e alla luce della prima legge di bilancio targata Lega-M5S. Secondo i fact checker di Checkpointpromesse, infatti, tutte le promesse elettorali e relative al contratto di governo fatte da Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono state evase soltanto al 16%.

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Checkpointpromesse, l’analisi sul governo

Di 33 provvedimenti inseriti nel contratto che doveva essere la garanzia della durata del governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, soltanto sette sono stati effettivamente realizzati. Tra questi, il Daspo per i corrotti e l’agente sotto copertura (per quanto riguarda il tema della giustizia), l’abolizione dei voucher e la presunta lotta alla precarietà del decreto dignità (la cui efficacia, tuttavia, è stata molto contestata), le clausole iva e la pace fiscale, l’istituzione di un ministero per la Disabilità.

Sono misure bandiera, che nulla hanno a che fare con la vera sostanza delle promesse della partnership tra Lega e M5S. Reddito di cittadinanza e quota 100 non possono essere annoverate tra le cose fatte, fino a quando non ci saranno i provvedimenti esecutivi. Così come il taglio delle accise sui carburanti che, tra le altre cose, sono destinate a non subire alcuna variazione al ribasso.

Le promesse non mantenute dal governo

Matteo Salvini ha mantenuto il 31% delle sue promesse fatte in campagna elettorale, molte delle quali in tema immigrazione e sicurezza. Un lavoro che comunque non raggiunge la sufficienza e che, una volta passati i primi sei mesi di governo, diventa sempre più difficile: i decreti con cui ha dato una stretta sui migranti e sulla sicurezza, infatti, non sono replicabili e – in ogni caso – rappresentano ancora una volta una misura di bandiera. I provvedimenti economici, invece, sono ben lontani dall’essere raggiunti.

Luigi Di Maio fa peggio del suo collega: il 17% delle sue promesse risulta realizzato, ma è una percentuale molto bassa che non prevede misure concrete in favore dei suoi dicasteri (se si esclude il tanto discusso decreto dignità).

Mentre alcune proposte risultano tuttavia in fase di approvazione o almeno di discussione, si può già dire quali sono quelle che non sono state mantenute e che non potranno essere mantenute: lo stop alle sanzioni alla Russia, la relazione tra bilancio europeo e immigrazione, la riduzione dei fondi per l’accoglienza e l’asilo, l’indipendenza della Rai, la chiusura dell’Ilva, la Flat Tax (circoscritta ormai soltanto alle partite iva) e le famose accise sulla benzina. Siamo già al 7% delle cose che non potranno essere modificate da questo governo. Una percentuale molto vicina a quella dei provvedimenti realizzati. Con buona pace del cambiamento e del contratto di cui, non a caso, in questi giorni si sta chiedendo una revisione.

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