La telefonata Di Maio-Salvini che ha sbloccato la manovra (e cancellato l’ecotassa)

di Redazione | 17/12/2018

di maio
  • Una telefonata tra Di Maio e Salvini ha sbloccato la manovra e consentito l'accordo sugli ultimi nodi

  • I due vicepremier e leader di M5S si sarebbero sentiti prima del vertice a Palazzo Chigi

  • «Sotto questa percentuale non dobbiamo scendere: perderemmo la faccia», si sarebbero detti sul rapporto deficit/pil

La trattativa sulla manovra finanziaria per il 2019 è stata sbloccata da una telefonata tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. I due vicepremier si sarebbero sentiti prima del vertice a Palazzo Chigi per raggiungere l’intesa nel rispetto degli impegni assunti con la Commissione Europea. È quanto rivela oggi il quotidiano La Stampa (articolo di retroscena di Amedeo La Mattina) indicando anche alcune questioni affrontate nella conversazione. Il colloquio telefonico tra i due capi politici di Movimento 5 Stelle e Lega sarebbe servito a rasserenare il clima all’interno del governo e della maggioranza e per chiarire gli ultimi dettagli sui principali nodi della legge di Bilancio.

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Manovra, telefonata tra Di Maio e Salvini per l’ok definitivo

Con la telefonata è arrivata la cancellazione dell’ecotassa sulle auto inquinanti, una misura che il Movimento 5 Stelle avrebbe voluto inserire per favorire l’acquisto di vetture elettriche o ibride, da affiancare al bonus per i veicoli a basse emissioni. Ma è arrivato anche il via libera al taglio delle pensioni d’oro oltre i 4.500 euro al mese, altro cavallo di battaglia del M5S. La questione più delicata resta tuttavia quella del reddito di cittadinanza e delle modifiche della legge Fornero con una quota 100, le due principali promesse elettorali di pentastellati e leghisti e i due principali punti del contratto di governo siglato alla vigilia della nascita del governo Conte.

La Stampa spiega, ancora, che Di Maio e Salvini si sarebbero accordati per un taglio di un paio di miliardi di euro sia per il reddito che per le pensioni. Una soluzione per abbassare il rapporto deficit/pil dall’iniziale 2,4% previsto al 2,04%. «Sotto questa percentuale non dobbiamo scendere: perderemmo la faccia», si sarebbero detti al telefono il ministro di Lavoro e Sviluppo Economico e quello dell’Interno.

(Foto di copertina da archivio Ansa: i due vicepremier Di Maio e Salvini durante il giuramento del Governo al Quirinale, il 1° giugno 2018. Credit immagine: ANSA / ALESSANDRO DI MEO)