Chanel non venderà più accessori e abiti realizzati con pelli esotiche

di Gaia Mellone | 07/12/2018

Chanel non venderà più accessori e abiti realizzati con pelli esotiche
  • Chanel è il primo brand di lusso a smettere di usare, oltre alla pelliccia, la pelle esotica

  • La scelta anche per incontrare un target più giovane e più attento all'ecosostenibilità

  • Peta accoglie la notizia festeggiando: «Stappiamo la champagne»

Il brand francese Chanel ha annunciato che smetterà di utilizzare pelli di lucertola, coccodrillo, pitone e altri animali esotici. L’annuncio è stato dato da Bruno Pavlovsky, il presidente delle divisioni moda e accessori del marchio della doppia C.

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Chanel non utilizzerà più pelli esotiche, «non incontrano i nostri standard etici»

«Qui da Chanel, valutiamo continuamente le nostre catene di approvvigionamento per garantire che soddisfino i nostri requisiti etici e di tracciabilità» ha affermato Bruno Pavlovsky poche ore dopo la sfilata della collezione artigianale Metiers d’Art tenutasi  al Met di New York.  Il presidente della divisione moda ha spiegato che è sempre più complesso «per noi ottenere pelli esotiche – coccodrillo, lucertola e serpente – che soddisfino i nostri requisiti etici». L’impossibilità di tracciare con accuratezza la provenienza dei materiali, rischiando di alimentare mercati illegali ed estremamente crudeli verso gli animali, ha messo il brand di lusso di fronte ad un bivio: o cercare un modo per «ripulire il settore» o «privarci di questi materiali inventando una nuova generazione di prodotti ultraluxe». E la scelta è caduta sull’opzione più ecosostenibile ed etica.  Parlando con il quotidiano tedesco Handelsblatt, Pavlovsky ha sottolineato che in futuro l’azienda utilizzerà solo le pelli di cui è già in possesso e che farà degli investimenti dedicati alla ricerca e produzione di alternative ai materiali di origine animale, creati a partire dai prodotti naturali dell’industria agroalimentare.

Chanel è il primo a bandire la pelle di rettile, ma i brand di lusso Fur Free sono sempre di più

Chanel continua il percorso intrapreso da molte altre firme della moda di lusso che negli ultimi anni hanno bandito l’uso delle pellicce nelle loro collezioni: Gucci lo scorso anno annunciò che non avrebbe più utilizzato «visone, coyote, cane procione, volpe o qualsiasi altro animale allevato o catturato per la sua pelliccia». Nel 2016 anche lo stilista italiano Giorgio Armani annunciò che avrebbe smesso di usare la pelliccia «prestando la nostra attenzione alle questioni critiche della protezione e della cura dell’ambiente e degli animali». Ma la lista è ancora, fortunatamente, lunga, e conta nomi di spicco  come Versace, Burberry, Michael Kors, Ralph Lauren, Vivienne Westwood, Jean Paul Gaultier, Furla e Calvin Klein. La vera pioniera del “fur -free” è stata Stella McCartney, che con la sua borsa cult Falabella, realizzata in ecopelle e con delle catene, è riuscita ad affermarsi nel mondo della moda di fascia alta senza mai utilizzare pellicce o pelli. In una dichiarazione, la stilista definì la pelliccia «straordinariamente fuori moda, non rilevante, non sexy e assolutamente non “cool”». 

Chanel dice addio a pelli e pellicce, l’esultanza di Peta

La pressione dei movimenti animalisti sul mondo della moda è incrementata moltissimo, complice anche una nuova generazione di clientela molto più attenta all’ambiente e al rispetto degli animali. Una delle organizzazioni principali è «People for the Ethical Treatment of Animals», Persone per il trattamento etico degli animali ndr, meglio conosciuta con la sigla PETA. «I tappi di champagne sono stati stappati da PETA, grazie all’annuncio di Chanel» ha dichiarato con gioia Tracy Reiman, vicepresidente esecutivo di PETA, aggiungendo che «per decenni, PETA ha invitato il marchio di lusso a optare verso una moda senza crudeltà, in cui nessun animale dovesse soffrire e morire. E ora è tempo che altre aziende, come Louis Vuitton, seguano la guida delle iconiche doppie C e facciano lo stesso». Louis Vuitton è infatti tra i brand che ancora non hanno fatto la svolta “Green”, ma hanno aperto dei propri allevamenti di rettili, cercando di ovviare alla difficoltà di tracciabilità.

(credits immagine: Photo by Marie-Paola Bertrand-Hillion/ABACAPRESS.COM)

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