Alberto Angela è dovuto andare alla postale per suo figlio Edoardo

di Redazione | 03/12/2018

Alberto Angela
  • La scelta del divulgatore per proteggere il suo ragazzo da oltre 40 profili fake con il suo nome

  • Suo figlio Edoardo tiene a mantenere la sua riservatezza

  • Alberto si è dovuto recare dalla Polizia Postale per cancellare le pagine fake su suo figlio

Alberto Angela ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in occasione della uscita del suo ultimo libro dedicato al mito di Cleopatra Il divulgatore più amato dagli italiani ha anche parlato di suo figlio Edoardo. Come riporta anche il sito Bitchyf Angela si è dovuto rivolgere alla Polizia Postale per segnalare quaranta profili fake con nome e cognome del figlio.

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“Che dire dei miei figli, che come tutti i ragazzi hanno il futuro negli occhi e le nostre speranze nel cuore. […] Per quanto riguarda l’attenzione esagerata dei social verso mio figlio Edoardo che posso dire. Mi è spiaciuto come potrebbe dispiacere a lei, ha figli? Mi dispiace perché lui non è qualcuno che vuole esporsi, è una persona normale. Lì è il mondo che bussa alla porta, è un effetto collaterale dell’ epoca in cui viviamo. Sono nati decine di profili fake con le sue foto e il suo nome. Erano quaranta. Sono andato dalla polizia postale, è partita un’ azione legale. Questo si chiama furto di identità ed è un reato”.

In merito alla ironia che si fa sul suo esser divulgatore “forte” ha detto: «Io non commento. Il Web è quello che è, e questo è uno dei suoi volti. Sui social viaggia molta emotività. Lascio agli altri commentare queste cose, perché mi sembra tutto molto evidente. Sono come il naturalista nella savana che guarda con il binocolo: non deve intervenire e giudicare, osserva e basta. Però in tutto questo c’ è una cosa che non si dice mai. Io sono molto diverso dai miei colleghi, sono un ricercatore prestato alla televisione. Per dieci anni ero nei luoghi dove si fanno documentari, dentro le tende in mezzo al Serengeti, con i leoni. Non faccio tivù per apparire sui rotocalchi, ma per condividere il piacere pazzesco di scoprire cose che non sapevi prima».

 

(foto ANSA/GIORGIO ONORATI)