«Google News potrebbe chiudere»

di Enzo Boldi | 30/11/2018

Google News
  • Google News minaccia la chiusura in Europa

  • Il colosso del web è contrario alla riforma del copyright proposta dalla UE

  • Troppo alto il costo per pagare gli editori e i giornalisti per inserire gli articoli nell'aggregatore

La direttiva dell’Unione Europea sul copyright fa tremare i giganti della rete. A pagare le conseguenze più alte potrebbe essere Google News, il settore dedicato alle notizie del colosso americano del web che, in base a quanto dichiarato dal suo vicepresidente Richard Gingras a Il Sole 24 Ore, potrebbe addirittura chiudere nel Vecchio Continente a causa di una norma giudicata estremamente restrittiva e penalizzante per loro.

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«Comprendiamo il desiderio di aggiornare la regolazione sul copyright nell’era digitale – ha spiegato Richard Gingras a Il Sole 24 Ore -. Anche noi auspichiamo che si arrivi a una soluzione che funzioni per tutti: giornalisti, editori piccoli, grandi, vecchi e nuovi». Poi, però, mette in evidenzia il rischio di impresa a cui Google News andrebbe incontro qualora fosse approvata la riforma europea: «Si porrebbero, così, potenziali conseguenze inattese su cui dovrebbe esser fatta luce».

Google News minaccia la chiusura in Europa

Di quali conseguenze parla il vicedirettore di Google News? Si tratta di questioni che implicano la scelta dei contenuti da pubblicare. «La proposta dell’Unione Europea pone in capo agli aggregatori di notizie l’obbligo di licenze commerciali per l’indicizzazione dei contenuti – spiega Richard Gingras -. Quindi Google News dovrebbe scegliere quali contenuti includere e quali no, dato che non si potrebbero pagare tutti».

Limiti economici per (non) poter pagare tutti

Questione di opportunità, dunque. E nonostante i cospicui fondi a disposizione del colosso americano, il gioco non varrebbe la candela. O, almeno, questo è quel che sostiene il vicepresidente Richard Gingras: «Ci sono limiti economici oltre i quali non possiamo andare. Ricordo che Google News non porta ricavi e non ha pubblicità. È un servizio». E allora arriva la controproposta: «Vorremmo che i publisher avessero il diritto di scegliere se accettare o no questo regime. Alcuni potrebbero pensare di trarre vantaggio dal nostro servizio che non può portare remunerazione per tutti».

(foto di copertina: Omar Marques/SOPA Images via ZUMA Wire)