Anche per Tria la colpa è dei governi precedenti

di Gianmichele Laino | 28/11/2018

Giovanni Tria
  • Giovanni Tria ha illustrato la manovra in Senato

  • Non si è pronunciato sull'eventuale riduzione del rapporto deficit/pil fissato al 2,4%

  • Ha lanciato una stoccata ai governi precedenti che hanno lasciato obiettivi «poco realizzabili»

Le promesse di abbassamento del debito ereditate dai governi precedenti (ovvero, la possibilità di scendere sotto al 2%) secondo il ministro Giovanni Tria erano «poco realizzabili». L’intervento in Senato del ministro dell’Economia per parlare all’assemblea della manovra contiene una stoccata a tutta la classe dirigente che ha guidato il Paese nella scorsa legislatura. Un attacco diretto in modo particolare all’ex ministro dell’Economia indicato dal Partito Democratico Pier Carlo Padoan.

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Giovanni Tria è intervenuto in Senato sulla manovra

«L’Italia – ha detto Tria – ha avuto la fortuna di beneficiare del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea che ha favorito un risparmio di 35 miliardi di euro. Tuttavia, ciò non si è riflesso in una discesa del debito: dal 2014 abbiamo invece avuto un aumento della spesa corrente per assorbire questo beneficio e finanziarie la stagione dei tanti bonus con oneri che continuano a pesare sul nostro bilancio».

Insomma, anche il ministro dell’Economia ha di fatto affermato che l’attuale situazione del governo italiano – con la conseguente rottura con l’Europa e la probabilmente inevitabile apertura di una procedura di infrazione – è stata ereditata dai governi precedenti. Il suo intervento in Senato è stato un vero e proprio monito da questo punto di vista: Giovanni Tria, infatti, ha voluto ammonire i parlamentari circa la concreta possibilità dello strappo con l’Europa, alla luce anche di quanto affermato recentemente dalle istituzioni di Bruxelles.

La preoccupazione di Tria

«Il governo – ha detto Tria – ha cercato di fare una manovra moderatamente espansiva. Dopo la crisi del 2008 siamo ancora lontani da Pil e dalla disoccupazione di 10 anni fa». Il messaggio è chiaro: l’Italia – secondo il ministro – non ha fatto abbastanza in questi anni di ripresa per incentivare le classi meno abbienti, per ridurre il debito, per stabilizzare la finanza pubblica. Il tono del discorso, nel complesso preoccupato per quanto potrà accadere nel rapporto tra Italia e Unione Europea, sembrava comunque ben precisi interlocutori: coloro che – dall’inizio della crisi economica a oggi – hanno guidato il Paese, da Forza Italia al Partito Democratico.

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI