La Corte Europea dei diritti dell’uomo si è lavata le mani sul caso Berlusconi

di Enzo Boldi | 27/11/2018

Berlusconi
  • La Corte europea dei diritti dell'uomo non ha emesso sentenza sul caso Berlusconi

  • Per il Cavaliere, quindi, vale la sentenza del Tribunale di Milano dello scorso maggio

  • Il leader di Forza Italuia è, dunque, nuovamente candidabile

Dopo una lunghissima attesa di ben cinque anni, la Corte Europea dei diritti dell’uomo si è espressa sulla posizione di Silvio Berlusconi. Anzi, non si è espressa. Strasburgo ha infatti chiuso il caso senza una sentenza, appellandosi alla stessa volontà dell’ex Presidente del Consiglio. Ora, con il processo archiviato, il Cavaliere potrà nuovamente tornare nelle liste elettorali e candidarsi alle prossime elezioni, come già deciso dal tribunale di Milano lo scorso maggio che aveva valutata sbagliata l’applicazione retroattiva della legge Severino che non gli ha permesso di candidarsi alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo.

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Non si saprà mai, quindi, se obbligando Silvio Berlusconi a lasciare il suo seggio in Senato nel 2013, e impedendogli di presentarsi come candidato alle elezioni, comprese quelle dello scorso 4 marzo, in base a quanto previsto dalla legge Severino, l’Italia abbia violato o no i suoi diritti. A chiedere l’archiviazione del caso, lungo oltre cinque anni, era stato lo stesso leader di Forza Italia e la Corte europea dei diritti umani ha deciso di chiudere il suo ricorso contro il modo in cui gli è stata applicata la legge Severino (quella che prevede la decadenza per i parlamentari condannati in via definitiva), senza una sentenza. Quindi senza dire se i diritti dell’ex premier sono stati violati o no.

La Corte di Strasburgo non ha emesso sentenza

«Tenendo conto di tutti i fatti del caso e in particolare della riabilitazione del richiedente l’11 maggio 2018 – si legge nel testo della nota che ha accompagnato l’archiviazione del caso da parte della Corte di Strasburgo -, così come del suo desiderio di ritirare la denuncia, la Corte non ritiene che ci siano circostanze particolari relative al rispetto dei diritti umani non richiedono la prosecuzione dell’esame». Lo stesso Berlusconi – data la lentezza di Strasburgo per arrivare a una sentenza, aveva richiesto l’archiviazione di quella causa contro l’applicazione della Legge Severino richiesta proprio da lui.

Berlusconi torna ufficialmente candidabile

Il tribunale di sorveglianza Milano, lo scorso 12 maggio, aveva già provveduto a riabilitare Berlusconi ritenendo inapplicabile retroattivamente la legge Severino dopo la condanna di Berlusconi a quattro anni (di cui tre coperti dall’indulto) per frode fiscale nel processo sui diritti televisivi di Mediaset del 2013. Non essendosi espressa, la Corte di Strasburgo ha di fatto consentito l’entrata in vigore della sentenza del tribunale di Milano. Ora Berlusconi torna a essere nuovamente (e ufficialmente) candidabile. Il prossimo passo sono le elezioni europee. Silvio sta tornando.

La versione del Cavaliere

«Ovviamente, così come riconosciuto quest’oggi dalla stessa Corte, non vi era più necessità di proseguire nel ricorso essendo ritornato il Presidente Berlusconi nella pienezza dei propri diritti politici – hanno affermato i legali del presidente di Forza Italia dopo la (non) decisione di Strasburgo -. Una condanna dell’Italia avrebbe altresì comportato ulteriori tensioni nella già più che complessa vita del paese, circostanza che il Presidente Berlusconi ha inteso assolutamente evitare».

(foto di copertina: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)