H&M non mantiene le promesse fatte ai suoi lavoratori

Altro che Black Friday. Oggi per H&M potrebbe essere una giornata davvero nera. Da Delhi a Londra, da Washington DC a Zagabria e in molte altre città, migliaia di attivisti oggi si mobiliteranno per denunciare il mancato mantenimento delle promesse fatte dalla catena di abbigliamento di garantire un salario dignitoso agli 850 mila lavoratori. È la nuova fase della campagna «Turn Around H&M!». E in Italia, arriva anche la denuncia da parte dei poli di smistamento.

Da Stradella il racconto anonimo contro H&M

«Mai avrei immaginato che H&M mi avrebbe stravolto la vita» ha raccontato una lavoratrice, che vuole rimanere anonima, impiegata nel polo logistico italiano di Stradella in una lettera agli altri lavoratori della catena dell’azienda svedese. «Nell’enorme magazzino in cui lavoro il turno iniziava alle 4,30 della mattina con nessuna certezza dell’orario di uscita. Tutto era possibile, 4 ore di lavoro come 12» scrive. Perché non metterci il nome? per tutelarsi, visto che la XPO, l’azienda che gestisce il polo logistico, ha già intentato una causa contro 147 lavoratori e il sindacato che li rappresenta.

I lavoratori di H&M: «Vogliamo un salario dignitoso»

Spesso quando si parla di Fast Fashion, ci si concentra sullo sfruttamento in paesi del terzo mondo, dove centinaia di persone vengono pagate una miseria per lavorare in condizioni precarie di sicurezza. Ma il problema non si ferma a migliaia di chilometri da noi: le promesse di miglioramento lavorative non vengono mantenute neanche nei confronti dei lavoratori dei centri di smistamento e imballaggio. «Il modello di business di H&M sta mettendo sotto pressione i lavoratori e le lavoratrici a diversi livelli della catena di fornitura – spiega Deborah Lucchetti, coordinatrice della Campagna Abiti Puliti –  Ma chi cuce nelle fabbriche, chi si occupa di smistare i pacchi nei punti logistici e chi è impiegato nei negozi di distribuzione hanno tutti diritto a un salario dignitoso e a giuste condizioni di lavoro». Da oggi fino al 30 novembre si apre la nuova fase della campagna “Turn Around, H&M!”, con l’intento di sensibilizzare ancor di più i consumatori sugli impegni mancati di H&M. Da apripista saranno Londra e Milano, ma il totale di città che prenderanno parte all’iniziativa sono 24.

Le promesse di H&M sono vecchie: risalgono ad un’indagine del 2013

Sono anni che i lavoratori chiedono ad H&M un miglioramento: nel 2013 una ricerca condotta in sei fabbriche fece emergere i problemi interni all’azienda, che rispose promettendo un salario minimo dignitoso. Lo fece durante una conferenza a Berlino a fine novembre dello stesso anno, presentando la «roadmap towards a fair living page in the tessile Industry». Una mossa che gli fece guadagnare in termini di immagine pubblica, ma che si è rivelata poi una grande bugia, stando a quanto dichiarato dagli impiegati nei vari livelli di produzione e distribuzione. «I lavoratori hanno rivelato come H&M non fosse in alcun modo vicina al pagamento dei salari dignitosi promessi nelle sue fabbriche fornitrici» ha dichiarato Bettina Musiolek, coordinatrice della ricerca per conto della della Clean Clothes Campaign. «Al contrario – continua – molti di loro hanno riportato paghe da fame e violazioni dei loro diritti. Abbiamo buone ragioni per credere che quei risultati rispecchino una realtà più diffusa: H&M ha tratto molto vantaggio dalle sue promesse iniziali in termini di immagine ma non si è curata di trasformarle in realtà». Intanto, la petizione online “Turn around H&M!” ha superato le 135mila firme.

«Il raggiungimento di condizioni normative e salariali sostenibili per tutti i lavoratori che fanno riferimento al brand H&M, diretti ed indiretti, continua a rappresentare una priorità» ha spiegato Jeff Nonato, funzionario nazionale della Filcams CGIL. Sarà lui a coordinate l’iniziativa di Milano, dove oggi si terrà un Flash Mob e una raccolta firme di fronte ad uno dei negozi della catena. Iniziative simili si faranno anche a Bolzano, a cura di Organizzazione Per Un mondo Solidale (OEW), e a Torino, dove l’intervento di sensibilizzazione si svolgerà presso la Casa del Quartiere di San Salvario con l’associazione culturale Hòferlab.

(Credit Immagine copertina: © Omar Marques/SOPA Images via ZUMA Wire) 
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