Secondo la Lezzi, la bocciatura della manovra «è colpa dei governi precedenti»

C’è un problema di cattiva reputazione, secondo Barbara Lezzi, ministro per il Sud del governo Lega-M5S. Ma non dell’esecutivo attuale, di quello che ha previsto un deficit al 2,4%, di quello che ha previsto reddito di cittadinanza e quota 100 a cifre insostenibili, di quello che minaccia l’Europa e cerca di portare al più alto livello lo scontro con le istituzioni di Bruxelles. La colpa, secondo il ministro per il Sud, è tutta dei governi precedenti.

Le affermazioni di Barbara Lezzi sono state fatte nel corso di un’intervista a Radio Capital, ripresa nel punto esatto della sua affermazione dall’esponente del Partito Democratico Tommaso Ederoclite, che l’ha pubblicata sul suo profilo Facebook. «Quando noi diciamo che vogliamo andare a spiegare le cose all’Europa, non è che noi vogliamo spiegare la manovra – ha detto la Lezzi – perché loro la comprendono bene. Il fatto è che non ci credono per una cattiva reputazione». Incalzata dai giornalisti, poi, la Lezzi chiarisce: «La cattiva reputazione non di questo, ma dei governi precedenti».

Per Barbara Lezzi la colpa è dei governi precedenti

Non si capisce in base a quale teoria la manovra per il 2019 sia stata bocciata per colpa dei governi precedenti. In nessun caso, nelle leggi di bilancio presentate negli scorsi anni, la Commissione Europea è arrivata a un livello di opposizione così alto. L’affermazione della Lezzi, di fatto, si configura come una vera e propria gaffe, simile a quella sul prodotto interno lordo più alto a causa del caldo e del marcato utilizzo dei condizionatori.

La logica è quella populista: la colpa è sempre di qualcun altro

Eppure, anche questa affermazione rientra nella logica della narrazione populista, in base alla quale la colpa è sempre di qualcun altro. Invece, la Commissione Europea ha sollevato eccezioni solo e soltanto sui dati proposti dal governo di Giuseppe Conte e dalla legge di bilancio messa a punto dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. Nella lettera inviata questa mattina a Palazzo Chigi, infatti, non c’è (e non ci può essere) alcun riferimento alla reputazione dell’Italia e dei suoi governi precedenti. Ma evidentemente si cerca di sfuggire il più possibile dalle proprie responsabilità.

FOTO: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

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