Weekend dipendenti: «Il territorio non è uno sfondo per il personal branding. Noi siamo prima di tutto camminatori»

Federica Basili 25 Mag 2026
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Si chiamano Weekend dipendenti, e il nome non è un caso: Erika e Luca non hanno costruito un progetto editoriale sul viaggio, hanno trasformato in progetto editoriale quello che facevano già. Dal 2022 su Instagram — oggi il loro canale principale, con 167mila follower — raccontano fughe di prossimità, itinerari ad alta densità di esperienza e cucina locale con un metodo preciso: niente ego, niente sfondi, nessuna collaborazione opaca. Solo destinazioni testate sul campo, spesso prima che qualcun altro le avesse anche solo cercate su Google Maps.

Il risultato è un format che funziona su entrambe le piattaforme — Instagram e TikTok, quasi 600mila like — e una community che li segue non per ispirazione, ma per replicare. Li abbiamo intervistati.

“Weekend dipendenti” è un’identità quasi confessionale — chi lavora capisce subito. Come nasce l’idea di costruire un progetto editoriale proprio su quel momento di libertà rubato al lavoro? Era un bisogno vostro prima di essere un contenuto?

È nato tutto dalla nostra natura di ragazzi dinamici e quasi mai propensi al riposo nei giorni festivi. Siamo due ragazzi che ben prima di pubblicare le nostre avventure sui social hanno sempre amato esplorare cercando di valorizzare al massimo il tempo libero, questo aspetto è da subito stato percepito anche dalle rispettive cerchie di parenti, amici e conoscenti con conseguenti richieste di consigli e suggerimenti su mete per le fughe del weekend: questo ci ha portato, nel 2022, ad aprire il canale Instagram, oggi nostro principale mezzo di comunicazione. Considerando che siamo una coppia dal 2017, sentiamo di poter affermare con serenità che è il contenuto a nascere da noi e non viceversa.

Siete una coppia nella vita, una coppia nel progetto. Come gestite i disaccordi creativi? Quando Erika vuole una cosa e Luca un’altra, chi ha l’ultima parola — e su cosa?

Come coppia di creators abbiamo ruoli interni ben definiti: Erika gestisce la parte creativa ed editoriale legata ai contenuti verticali e Luca la parte burocratica, fotografica e i contenuti orizzontali. Una precisa divisione dei compiti aiuta molto a limitare i disaccordi e le pochissime volte che entriamo in contrasto lavoriamo sempre per trovare il miglior compromesso tra le nostre volontà, compromesso che poi quasi sempre si rivela superiore all’idea del singolo in quanto ognuno cerca di dare il miglior apporto positivo.

Milano è il vostro punto di partenza, ma i vostri contenuti esplorano tutto il territorio raggiungibile in un weekend. Cosa vi manca di più quando tornate a casa? C’è una destinazione che vi ha cambiato il modo di vedere le cose?

Avere Milano come base operativa è un enorme vantaggio strategico: in un paio d’ore possiamo passare dal mare alla montagna, dai laghi alle colline. È un buon punto di partenza per chi, come noi, promuove il turismo di prossimità. Il rovescio della medaglia di questa centralità urbana è che, quando rientriamo, la prima cosa che ci manca è quel senso di decompressione che solo una profonda immersione nella natura può regalare.

Più che una singola destinazione che ha cambiato il nostro modo di vedere le cose, a rivoluzionare la nostra prospettiva è stata la costanza di questo progetto. Ogni meta è il tassello di un puzzle: viaggiare con questa frequenza ci ha reso incredibilmente consapevoli di quante meraviglie straordinarie e spesso sottovalutate ci siano a due passi da casa, pronte per essere scoperte in soli due giorni o anche meno.

I vostri contenuti hanno una componente culinaria fortissima. Siete più viaggiatori che mangiano o mangiatori che viaggiano? E c’è mai stato un posto che avete amato per il cibo e odiato per tutto il resto?

In realtà la parte food nei nostri contenuti è iniziata a maturare molto dopo quella travel: essere italiani in tal senso ha aiutato tantissimo, abbiamo la fortuna di vivere in uno dei paesi con la cucina più variegata e apprezzata al mondo e ogni volta che visitiamo un paese o una regione risulta inevitabile chiedersi quale sia la specialità tipica del luogo e di conseguenza parlarne.

Riguardo all’aver ‘odiato’ un posto, fortunatamente non ci è ancora successo, perché cerchiamo sempre il valore in ogni meta e partiamo con le idee abbastanza chiare. Ci sono stati magari contesti perlopiù in grandi città molto caotiche, in cui lo stress del viaggio è stato compensato e salvato dalla cucina locale. In quei casi, il cibo si è rivelato una sorta di “salvagente” dell’esperienza.

Con 164K follower su Instagram e quasi 600K like su TikTok, siete già un progetto maturo. Cosa non avete ancora fatto che volete fare assolutamente? Un formato, una destinazione, un tipo di collaborazione che ancora manca.

Ci piacerebbe molto aumentare le distanze medie dei nostri viaggi, attualmente stiamo concentrando la maggioranza dei nostri contenuti su gite di prossimità ma oggi il concetto di distanza è sempre meno impattante e proporre un itinerario replicabile anche se breve, con una distanza maggiore dal campo base è sempre più semplice.

A livello di formati e collaborazioni, ci piacerebbe entrare in contatto con più enti del turismo internazionali. Vogliamo esportare il nostro metodo di viaggio applicandolo a mete a medio raggio, creando itinerari ad alta densità di esperienza, replicabili e accessibili.

Il vostro posizionamento — gite accessibili, itinerari pratici, viaggi culinari — è molto specifico. Avete intenzione di allargarlo o la nicchia è esattamente il punto di forza da difendere?

Non pensiamo che la nicchia di partenza debba essere un muro invalicabile per un creator: i nostri canali riflettono anzitutto chi siamo, le nostre passioni e interessi e talvolta ci siamo già trovati a realizzare contenuti non totalmente ascrivibili al segmento travel che tuttavia riflettono le nostre personalità. Il progetto nasce e si sostiene anche sul puro piacere personale di fare storytelling e intrattenimento e limitarne l’aspetto creativo in qualsiasi modo porterebbe alla lunga ad un impoverimento narrativo.

Il mercato del travel content italiano è affollato. Qual è la cosa che fate voi che nessun altro fa nello stesso modo? Cosa vi rende difficilmente sostituibili agli occhi di chi vi segue?

Ci sono moltissimi travel creators, ma noi abbiamo scelto una direzione specifica: unire il turismo culturale d’alto profilo, fatto di musei, castelli e dimore storiche, con l’outdoor attivo in bici, moto o a piedi. È un binomio insolito: spesso chi promuove la cultura non fa avventura, e viceversa. In questo scenario agiamo spesso come apripista. Andiamo a scoprire e valorizzare realtà che non erano mai state raccontate sui social, superando lo scetticismo iniziale di istituzioni, proprietari o uffici stampa tradizionali. Il valore del nostro approccio è tangibile: dopo la pubblicazione dei nostri contenuti si innesca regolarmente un ‘effetto emulazione’ virtuoso, che porta nuove fette di pubblico e altri creator a seguire l’itinerario che abbiamo tracciato.

Cosa ci rende insostituibili? L’assoluta centralità dell’esperienza rispetto all’ego. Non costruiamo contenuti a tavolino e non usiamo il territorio come sfondo per il personal branding fine a se stesso che molti influencer perseguono. Siamo prima di tutto camminatori, cicloturisti e curiosi. Per provare a spiegarvi meglio la nostra filosofia vi raccontiamo un dettaglio: l’anno scorso, per il nostro anniversario, il nostro regalo reciproco è stato l’abbonamento ai musei regionali.

Pensate a un prodotto proprio — una guida, un itinerario scaricabile, una newsletter, un evento fisico — o il progetto vive e vivrà solo sui social?

Non escludiamo l’idea di un evento fisico o un progetto offline. A volte i membri della nostra community ci chiedono se organizzeremo mai dei viaggi di gruppo, ed è un’idea che ci entusiasma. Tuttavia, preferiamo non bruciare le tappe: abbiamo visto molti creator lanciare brand, prodotti o iniziative per poi dover ridimensionare silenziosamente le aspettative. Vogliamo fare un passo alla volta, quando saremo pronti a garantire la massima qualità. Dopotutto, come diceva il Professor Oak nei giochi Pokémon: ‘C’è un tempo e un luogo per ogni cosa!

Gestite due piattaforme con logiche molto diverse: Instagram e TikTok. Come cambiate il modo di raccontare la stessa esperienza a seconda del canale? Esiste un contenuto che funziona su entrambi o ogni piattaforma vuole la sua storia?

Ad oggi, la verità è che i nostri contenuti nascono principalmente con la logica di Instagram e vengono poi riproposti su TikTok. Questa scelta, però, ci ha dato una prova tangibile: quando un video ha alla base una scrittura solida, un’idea ben pensata e una forte componente visual, funziona ovunque. Abbiamo riscontrato spessissimo che i reel che diventano virali su Instagram replicano lo stesso successo anche su TikTok. Questo dimostra che la qualità del contenuto e del messaggio vince sulle logiche dell’algoritmo. Siamo comunque consapevoli che sviluppando un linguaggio nativo ed esclusivo per TikTok potremmo sbloccare un potenziale ancora maggiore, ed è sicuramente una direzione in cui potremo crescere.

Il travel content è uno dei settori più saturi sui social. Come decidete cosa pubblicare e cosa no? Avete una strategia editoriale strutturata o vi affidate ancora all’istinto?

Siamo soliti porci delle domande, ad esempio, questo contenuto, risponde ad esigenze o richieste della community? apporta un valore positivo a chi ne fruisce? Valorizza una meta o un’iniziativa meritevole di attenzioni? Da questi quesiti strutturiamo poi una strategia editoriale pianificata e a meno di novità rilevanti circa l’attualità e/o i trend delle piattaforme tendiamo a non uscire dai binari.

La scelta su cosa non pubblicare è sicuramente più semplice poiché entra in gioco la nostra morale e sensibilità: nei nostri canali non c’è e non ci sarà mai spazio per prodotti o servizi ambigui e collaborazioni opache.

L’algoritmo premia la continuità e la frequenza, ma il vostro format dipende dai weekend reali — non potete inventarvi viaggi. Come tenete il ritmo senza bruciare voi stessi?

È un equilibrio delicato che riusciamo a mantenere grazie ad una buona pianificazione editoriale: avere un “serbatoio di contenuti” calendarizzati è una camera di decompressione fondamentale per non subire i momenti di inattività. La sostenibilità a lungo termine del progetto, per noi, ha la priorità assoluta: non si può trasmettere l’entusiasmo del viaggio se si è esausti.

L’AI sta entrando anche nel travel planning — itinerari generati in automatico, recensioni sintetizzate, foto ottimizzate. Vi sentite minacciati o pensate che ci sia qualcosa nel vostro lavoro che una macchina non potrà mai replicare?

Osserviamo con interesse lo sviluppo tecnologico delle AI in tutti i settori, non solo quello travel. Siamo appassionati di tecnologia e fruiamo molti contenuti (perlopiù podcast) che trattano il tema, e una delle cose che abbiamo notato è che molte affermazioni sulle AI tendono a diventare obsolete molto rapidamente a causa dell’incredibile velocità di sviluppo della tecnologia. Ne consegue che ad oggi ci risulta davvero complicato fare previsioni ma personalmente confidiamo che diventino più uno strumento di affiancamento e potenziamento delle competenze personali piuttosto che un mero sostituto.

Un’AI può elencare i musei o i sentieri di una zona, ma non può testare sul campo se quel percorso in bici è davvero praticabile dopo quel fortissimo temporale della settimana precedente, né può scambiare due parole con il proprietario di una dimora storica e raccontarvi un aneddoto che su internet non esiste ancora, almeno per ora!

 

In un mercato del travel content dove tutti cercano la meta più fotogenica, Erika e Luca cercano ancora quella che nessuno ha ancora raccontato — e poi ci vanno in bici.

Il prossimo passo? Ancora non lo sanno con precisione, e forse è proprio questo il punto.